Tipoteca, dentro la fabbrica dei libri


Fra i ricordi dei giornalisti in et si usa citare il ticchettio della macchina per scrivere; ma alla mente del redattore torna anche il passaggio serale in tipografia, luogo rumoroso e magico, governato dal proto, il capo-operaio che distribuiva il lavoro fra lo sferragliare delle linotype. Andando a memoria, negli Anni 70 (inizi della professione) affiora il nome di un certo Asiani, ai nostri occhi un proto formidabile nel rifilo, cio nel far saltare le ultime righe di piombo, quando il taglio del testo dell’articolo era necessario prima di comprimere i fogli sul clich: flashback nella tipografia del Palazzo dei Giornali (Milano, piazza Cavour). Chiusa l’era Gutenberg del piombo a caldo, venne la fotocomposizione a freddo. Preistoria per i giovani giornalisti.

Tipoteca. Una storia italiana, edizione bilingue italiano/inglese, introduzione di Lucio Passerini, testi di James Clough, Cesare De Michelis, Jost Hochuli, Alan Kitching, Mathieu Lom-men, Arnaldo Loner, Bill e Jim Moran, James Mosley, Erik Spiekermann, Enrico Tallone, Alberto Vigevani (Antiga edizioni, pp. 320, euro 90)

Tant’. L’uso del computer ha rimosso il passato glorioso? No. E non successo per merito di chi, con passione e lungimiranza, ha mantenuto vivo quel mondo che non c’ pi. Sintesi banale di un volume stupendo: Tipoteca. Una storia italiana. Omaggio all’arte della tipografia e alla storia della Fondazione privata voluta dai cinque fratelli Antiga, titolari dell’omonima azienda grafica, mezzo secolo compiuto nel 2018. Da Grafiche Antiga, inoltre, scaturito il Museo della Stampa e del Design tipografico. Un gioiello imprenditoriale e culturale che si trova nel cuore dell’operoso Nordest, a Cornuda, frazione di Crocetta del Montello (Treviso).

Nel 1995 diamo vita a Tipoteca Italiana, con la missione istituzionale di salvare e promuovere il patrimonio storico della tipografia italiana — spiegano gli Antiga nell’introduzione al volume — Inizia cos un lungo e reiterato viaggio da nord a sud d’Italia, verso luoghi e dialetti sconosciuti, per recuperare macchine, caratteri e matrici dell’antico mestiere. Grazie a un enorme trasloco di “materiali”, archiviammo quanto restava della professione che aveva permesso la diffusione del sapere. La rivoluzione silenziosa che aveva dato al mondo la possibilit di evolversi. Fatto sta che Tipoteca. Una storia italiana (Antiga edizioni, 320 pagine con testi e moltissime immagini)diventa racconto di carattere del patrimonio tipografico del nostro Paese. Il volume rivela fin dalla sua veste grafica — nell’era della comunicazione e dell’editoria digitale — la piena attualit del lavoro del tipografo. Che, per inciso, era un operaio speciale. I tipografi andavano al lavoro con la cravatta e il giornale sottobraccio, nei ricordi di Silvio Antiga, 71 anni. Lui la tipografia l’aveva nel sangue. Comincia come garzone, poi diventa artigiano con il torchio piazzato in casa e infine imprenditore.

Righe di testo in uscita dalla Monotype
Righe di testo in uscita dalla Monotype

Alla redazione del volume hanno collaborato nomi di caratura internazionale: tipografi, designer, docenti di grafica, di letteratura, storici dell’arte, editori, bibliofili, collezionisti. I loro contributi offrono uno sguardo poliedrico e colto su una realt affascinante, pur sorpassata. In apertura, Lucio Passerini, artista e tipografo, riflette: Il mondo della stampa ha visto nel corso di pochi decenni cambiamenti della tecnologia estremamente rapidi e radicali, guidati dalle logiche dell’industria e del mercato che tendono a sostituire , a scartare il vecchio e concentrare il pensiero sull’oggi e sull’immediato futuro; mentre le ragioni della memoria vorrebbero tempi di maturazione molto pi lenti… L’attrito tra la voce del cuore e quella della ragione comincia a insinuare qualche domanda. Siamo sicuri che sia una buona idea correre in avanti bruciando ogni ponte alle nostre spalle?. I fratelli Antiga, con una tenace e paziente opera di resistenza attiva, hanno dato una risposta concreta alla domanda. Non soltanto con la conservazione. La Tipoteca di Cornuda, infatti, stampa ancora per s e per altri. Perle editoriali. Il volume uno stimolo alla visita del regno degli Antiga. Che accolgono volentieri studenti e appassionati. Quando si varca la soglia della Tipoteca si entra nella fabbrica dei libri, una fabbrica silente — scrive Arnaldo Loner, collezionista di stampe antiche e libri rari —. Le macchine sono silenziose ma non morte o inanimate. Perfettamente in ordine, lucide, ben oliate; sembrano in attesa di riprendere il lavoro. Dal torchio con la vite di legno alla Monotype, il mondo della stampa si apre alla nostra conoscenza.

13 gennaio 2019 (modifica il 13 gennaio 2019 | 21:08)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/cultura.xml

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi