Sveva Casati Modignani, il nuovo romanzo


Gli ottant’anni compiuti da poco (il 13 luglio 2018) non hanno scalfito, anzi, hanno affinato la maestria di Sveva Casati Modignani, temperando quella che forse è la sua nota più riconoscibile: una lucidissima, inveterata sovrana sprezzatura. Poche scrittrici come lei sanno trascolorare dall’amplesso amoroso al dettaglio truculento mantenendo il medesimo tono leggermente annoiato, certamente aristocratico.

Sveva Casati Modignani, «Suite 405» (Sperling & Kupfer , pp. 499, euro 19)
Sveva Casati Modignani, «Suite 405» (Sperling & Kupfer , pp. 499, euro 19)

Prendiamo Suite 405 (Sperling & Kupfer), il più recente dei suoi ormai innumerevoli romanzi tradotti in venti Paesi: la storia ha un attacco tranquillizzante, quasi da manuale, cioè appare il cinquantenne uomo d’affari belloccio le cui origini nobili non traspaiono dal cognome (Lamberto Rissotto) e nemmeno dall’abbigliamento (sarebbe da dilettanti). No, il conte che vive in Lamberto si vede nell’insofferenza all’altrui compagnia, nella timidezza d’altri tempi con cui respinge una bella ragazza che gli è stata «offerta» da un socio. Insomma, il conte vorrebbe essere sempre altrove, come gli aristocratici veri. Ma la ragazza che avrebbe dovuto rappresentare — in apparenza — un dono cameratesco, è ancora più «sveviana»: giovane, attraente, con un tubino azzurro e, mentre aspetta la preda al bar dell’albergo, legge nientemeno che Giuseppe e i suoi fratellidi Thomas Mann!

Sveva Casati Modignani (Milano,  1938)  è lo pseudonimo di Bice Cairati (foto di Fabrizio Villa)
Sveva Casati Modignani (Milano, 1938) è lo pseudonimo di Bice Cairati (foto di Fabrizio Villa)

Ecco, questo è il mondo di Sveva Casati Modignani, in cui all’autrice si concede ogni inverosimiglianza, ogni capriccio, ogni libertà. E le si perdona tutto, pur di continuare a sentire quella voce così fuori dal tempo, profonda e precisa nelle descrizioni, rigorosamente distaccata e mai partecipe né degli orgasmi né delle disgrazie. Perché da sempre Sveva è equanime nel dispensare sciagure e colpi di fortuna: è con lo stesso tono di voce che ci introduce nella vita di Bruna (parrucchiera in jeans) e in quella di Armanda, lunga chioma biondo scuro e abito di Valentino.

Che poi Armanda sarebbe la moglie di Rissotto, solo che — mentre il marito è via e rifiuta le ragazze in albergo — commette la leggerezza di concedersi all’istruttore di ginnastica. E qui Sveva non può che punirla: ogni amore illecito non è di per sé peccato, ci mancherebbe, ma la stupidità di non accorgersi che lui sta riprendendo tutto con il telefonino sì. Così il video hard di Armanda fa il giro della Rete, Lamberto scopre la faccenda e lei alla fine si toglie la vita, come da bibbia flaubertiana. Il fatto è che Sveva alle donne non ha mai perdonato l’inconsistenza: fa fuori quelle più insipienti, conserva — e, anzi, premia — quelle di spirito robusto. Lo «svevianesimo» ha un suo personale codice di giustizia che qui prende di mira la povera Armanda, tanto bella quanto sventata, con un passato difficile. E, quando si passa a raccontare questa infanzia sfortunata della fu signora Rissotto, consumata in un paese valligiano di pietra e miseria, ecco che di colpo si passa dal lusso di un appartamento nel cuore di Milano a un tavolaccio sporco di sangue, dove un’ostetrica improvvisata cancella il frutto di un amore malato nel ventre di una povera ragazzina.

Ma non troverete mai una finta pietà in queste pagine, così come Sveva non indulge mai nei toni più mielosi (orrore!) ed è questo il motivo per cui chi la definisce una «narratrice di sentimenti» commette un errore di valutazione. Bice Cairati (vero nome dell’autrice) è una narratrice e basta, che trova la sua forza nel racconto senza finte pretese di altezze intellettuali, di quelle che infarciscono tante scrittrici — quelle sì «sentimentali». C’è la storia di Armanda, punto. C’è quella di Lamberto, basta. E tutto è narrato con un piglio da signora dell’alta società che non le manda a dire. Cioè quella che davvero è Bice, una donna capace di raccontare ai giornali il suo primo orgasmo, avvenuto il 20 luglio 1969, «nelle stesse ore in cui Neil Armstrong — ha confidato al “Corriere” — toccava il suolo lunare».

In questo romanzo si concede una discesa nel mondo operaio, nel quale, come guida, ha avuto l’amico Maurizio Landini, già segretario dei metalmeccanici della Cgil. Le vite di Lamberto e Armanda si incrociano con quelle di Bruna, la parrucchiera, e di Giovanni Rancati, sindacalista e dalla parte degli operai. Attrito? Abissi sociali? Ma quando mai. Tutte le vite, nei libri di Sveva, hanno il peso specifico di una umanità che pecca, si redime, sbaglia, si riprende, ama e muore e rinasce. Una curiosa democrazia letteraria che, volente o nolente, ti incolla alla pagina. Raccontala ancora, Sveva.

28 settembre 2018 (modifica il 29 settembre 2018 | 21:04)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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