Roberto Bolle, non solo successi: la danza può essere anche solitudine


Notte, la mia solitudine sei tu. Spenti i riflettori del palcoscenico, quando la star si eclissa e spunta l’uomo libero di passeggiare per la strada, Roberto Bolle svela il volto nascosto della danza. «E’ la notte, quando esco da teatro, il momento che più si presta a scoprire le cose: su me stesso, sugli altri, sulle città che più amo — confessa l’étoile —Ho passato molto del mio tempo in assoluta solitudine, nei lunghi viaggi, nell’affrontare grandi impegni, sottoposto a continue pressioni e difficoltà, come quando, invitato come “ospite” di compagnie, mi sono trovato a ballare davanti a chi era lì di ruolo e non era contento».

Per la prima volta, Bolle si mostra a riflettori spenti nel programma originale in quattro puntate «Questa notte mi ha aperto gli occhi», in onda su Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) da sabato 16 marzo alle 21.15. Il documentario, ideato dallo stesso Bolle, è prodotto da Ballandi Arts e Artedanza e conduce nel grembo dei teatri di quattro grandi città, Londra, New York, Tokyo, Milano, in una narrazione che scava in ciò che, solitamente, è celato allo sguardo del pubblico. Prove, pause, sorrisi e dolori, non solo del protagonista, ma anche delle sue partner più fedeli: Alessandra Ferri, Zenaida Yanowsky, Darcey Bussell, Mizuka Ueno, Svetlana Zakharova, colte nel backstage di balletti famosi.

«Con ognuna delle quattro città ho un rapporto diverso e prolungato, da Milano che considero casa mia dai tempi della Scuola di Ballo della Scala, a New York, la mia seconda casa da quando sono principal dancer dell’American Ballet Theatre, fino a Tokyo. Nel documentario, le attraverso nei loro luoghi-simbolo». Come dice il titolo, anche per Bolle ci sono state più notti rivelatrici che gli hanno aperto gli occhi: «Ce n’è stata una stupenda al Castello Sforzesco, dove danzai “Romeo e Giulietta”: avevo 21 anni e fui promosso primo ballerino della Scala. La mia vita cambiò improvvisamente, mi trovai caricato di responsabilità a girare il mondo. Ci fu poi la notte del Giubileo della Regina Elisabetta a Londra: ballavo da Principe nel “Lago dei Cigni”, con la differenza, però, che ero a Buckingham Palace davanti a una regina vera». Perché, nelle ore notturne, il confine tra finzione e realtà si sfuma in una sorta di spaesante magia che incoraggia complicità e confessioni.

Entrano così nel documentario i dialoghi con le partner, anche loro folgorate, all’imbrunire, da nuova conoscenza. Prima tra tutte, Alessandra Ferri. «E’ lei che mi ha trasmesso l’arte di esprimere emozioni. Nel programma racconta la notte in cui, dando l’addio alla danza al Metropolitan nel 2007 (poi ritirato, ndr), si è accorta di come fosse amata da New York e ha capito l’assurdità delle sue paure».

Non solo danza, però. Nel dialogo notturno e intimista sono stati coinvolti anche quattro scrittori, accostati a ognuna delle città frequentate: Jonathan Coe per Londra, David Peace per Tokyo, Michele Serra per Milano, Roberto Saviano per New York. Con loro, spuntano altri momenti di contatto, tra parole e passi, in una zona franca in cui il balletto si assimila a una drammaturgia scritta con il corpo. «Mi sono confrontato con le loro esperienze professionali. Saviano lo conosco da tempo; a Michele Serra ho chiesto come viva la scrittura quotidiana e il fatto di esporsi sulla carta. E se senta ancora la tensione del comporre o prevalga il mestiere».

Oltre al documentario, in cantiere per Bolle c’è anche la preparazione di «OnDance», la festa della danza che ha entusiasmato Milano nella prima edizione dell’anno scorso. Ora, torna con due novità: la seconda edizione nel capoluogo lombardo, in programma dal 26 maggio al 2 giugno, prevede un gran finale in Piazza Duomo, mentre si aggiunge al festival una costola campana, a Napoli nel weekend del 18 e 19 maggio. «La stiamo mettendo a punto ora. Napoli, dove non ballo dal 2011, è una bellissima città che mi ha sempre accolto con grande affetto ed entusiasmo».

13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 20:32)

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