Palazzo dei Diamanti a Ferrara, Vittorio Sgarbi: «È mancato il confronto»


Nessun restauro, ma un intervento abusivo e squalificante che ostacola la lettura del cortile e del prospetto posteriore di Palazzo dei Diamanti. Questo è il progetto bocciato da autorevolissimi architetti e studiosi che, come i rappresentanti di «Italia Nostra», hanno giudicato, a ragion veduta, indecente il progetto vincitore del concorso.

Patetico e tenero il tentativo del sindaco di sollevare il dubbio che «molti dei sottoscrittori non abbiano avuto alcuna informativa da parte dei promotori la petizione». Pensare che Pierluigi Cervellati, Andrea Emiliani, Christoph Frommel, Mario Botta, Eugenio Riccomini, Arturo Carlo Quintavalle, Mario Bellini, fossero ignari di quello che firmavano è un’ingenuità pari a quella di chi parla meccanicamente di «riqualificazione» di un edificio perfetto.

Questi luoghi comuni sono espressione di un linguaggio viziato e stantio, fatto di «riqualificazioni», «linee guida», «salvaguardie», tutte contraddette dai fatti.

Ed è evidente che non c’era bisogno di dare alcuna informativa ai firmatari, perché il progetto Labics è pubblico, e abbiamo sempre rimandato alla documentazione esibita in rete. D’altra parte, le foto pubblicate dal «Corriere» sono sufficientemente eloquenti.

È assurdo pensare che Cerri e tutti gli architetti e studiosi che hanno firmato non fossero in grado di dire sì o no davanti a una così clamorosa evidenza. Ed è proprio da quella documentazione pubblica che si misura la povertà e la presunzione del progetto, contrario a ogni principio di buona conservazione (altroché «riqualificazione»), e fino a ieri,con clamorosa ignoranza, presentato come «ampliamento degli spazi espositivi del Palazzo dei Diamanti, capolavoro di Bernardo Rossellino», soltanto oggi maldestramente restituito a Biagio Rossetti (ma rimane ancora traccia del nome di Rossellino nell’indice del sito). Tutto è stato deciso da una commissione presieduta da una direttrice del Palazzo inadeguata (che, inspiegabilmente, il sindaco non cita), e senza alcun coinvolgimento di quelli che solo oggi il sindaco invita a un confronto.

Non sarebbe stato meglio consultarli prima? Perché io stesso, mai informato dal sindaco, ho dovuto apprenderlo dalla denuncia di «Italia Nostra», e soltanto allora condividere la mia indignazione con i tanti illustri firmatari ignari, e i duemila cittadini che hanno sottoscritto l’appello fino a oggi?

11 gennaio 2019 (modifica il 12 gennaio 2019 | 19:22)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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