Palazzo dei Diamanti a Ferrara, anche Riccardo Muti aderisce al no


La vicenda di Palazzi dei Diamanti, a Ferrara, parte a febbraio 2017, quando il Comune lancia un bando per riqualificare l’edificio. Tra i settanta partecipanti al concorso, vince il progetto presentato da un team composto da 3TI progetti, dallo studio Labics, dall’architetto Elisabetta Fabbri e dalla societ Vitruvio che prevede la realizzazione di un nuovo edificio che si estende su 660 metri quadrati. Contro la messa in opera del progetto si esprime prima Italia Nostra, poi si mobilita un gruppo trasversale di esponenti della vita culturale, politica e della societ civile che aderiscono a un appello promosso da Vittorio ed Elisabetta Sgarbi secondo cui l’intervento, se messo in atto, assumerebbe lo stesso assurdo significato che avrebbe aggiungere un canto alla Divina Commedia o all’Orlando furioso. Ora agli oltre duecento firmatari dell’appello si sono aggiunti anche altri nomi, tra cui quello di Riccardo Muti. Pubblichiamo qui di seguito la replica del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, ai critici del progetto.

In riferimento all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 9 gennaio riguardante il progetto di riqualificazione di Palazzo dei Diamanti ritengo necessario fare chiarezza al fine di evitare facili strumentalizzazioni. Preciso che il monumento tutelato e difeso e non v’ alcun ampliamento che lo riguardi, ma un progetto di restauro degli spazi esistenti e l’inserimento di un padiglione reversibile nel giardino retrostante, distante dal corpo storico.

Palazzo Diamanti ospita due importanti istituzioni, la Pinacoteca nazionale di Ferrara e le Gallerie d’arte moderna e contemporanea, realt che non fanno eventi, ma che assicurano un serio ed efficace progetto culturale da decenni.

La rilevanza del monumento, unita al fatto che sia sede di un museo e di un programma espositivo di rilievo internazionale, fa s che sia un luogo molto noto e frequentato. Tuttavia da tempo si sono riscontrati problemi in ordine all’adeguata conservazione del palazzo, che presenta interventi architettonicamente incongrui stratificatisi negli anni: inadeguatezza dei servizi al pubblico, accessibilit non totale. Per questi motivi, a partire dal 2012, stato avviato un confronto tra gli organi tecnici dell’Amministrazione comunale e quelli del ministero per i Beni e le attivit culturali, con lo scopo di individuare le soluzioni pi opportune. Grazie agli stanziamenti regionali per la riparazione dei danni post sisma e alle erogazioni ministeriali, si prima dato luogo a una serie di interventi per consolidare strutturalmente e migliorare sismicamente il Palazzo, avviandone il restauro; successivamente si deciso di bandire un concorso di progettazione internazionale. L’oggetto del concorso, ovvero il restauro di spazi esistenti e l’edificazione di un padiglione reversibile nel giardino retrostante il palazzo, stato concordato da un gruppo di lavoro composto da tecnici comunali e da funzionari della Soprintendenza. La decisione di realizzare un padiglione risolve il problema del collegamento delle due ali del palazzo con un percorso continuo e coperto, da trent’anni affidato a una deturpante passerella aperta e inidonea ad assicurare la funzione di tutela delle opere esposte nei locali limitrofi. Con questo intervento inoltre s’intende riqualificare l’area verde retrostante abbandonata. Il gruppo di lavoro, con l’ausilio di documenti storici, ha individuato le aree di intervento e le funzioni che ciascuna parte del sistema avrebbe dovuto assolvere.

Si sono discussi i criteri e le linee guida per la progettazione: riqualificazione degli spazi esistenti mediante un restauro dell’antico sistema delle corti e dei percorsi interni, la salvaguardia dell’autonomia e fisionomia del palazzo antico contraddistinguendo il nuovo padiglione, collocato oltre una quinta realizzata in epoca tardiva e non visibile dai prospetti, reversibile e integrato in maniera armonica; garantire la trasparenza del collegamento visivo tra le diverse aree del palazzo e dei suoi spazi aperti. Al concorso hanno partecipato settanta studi di architettura. Le proposte sono state valutate da una commissione composta da un soprintendente esperto in tutela dei beni architettonici (architetto Giorgio Cozzolino, dirigente della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forl-Cesena e Rimini e gi dirigente per le Soprintendenze di Napoli, delle Marche, delle province di Parma e Piacenza), da un architetto di chiara fama (Alfonso Femia, socio fondatore dello studio 5+1AA, oggi Alfonso Femia Atelier(s) e gi professore di Progettazione architettonica presso le Facolt di Genova e Ferrara).

Il progetto vincitore — giudicato positivamente per la sua capacit di integrarsi in modo consapevole e organico nella logica compositiva del sito originario — stato presentato pubblicamente alla citt gi nel novembre 2017.

Poich mi risulta che molti dei sottoscrittori non abbiano avuto alcuna informativa da parte dei promotori la petizione, ci rendiamo disponibili a un confronto sul merito dell’intervento.

10 gennaio 2019 (modifica il 10 gennaio 2019 | 21:22)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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