Normale di Pisa, la lettera aperta dei sei docenti dopo le dimissioni del direttore


Dopo le dimissioni di Vincenzo Barone dalla carica di direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, ecco la lettera aperta scritta da sei docenti dell’ateneo: Luca D’Onghia (professore associato Classe di Lettere), Manuela Caiani (professore associato Dipartimento di Scienze politiche e sociali), Roberto Contino (professore associato Classe di Scienze), Manuela Moschella (professore associato Dipartimento di Scienze politiche e sociali), Luigi Rolandi (professore ordinario Classe di Scienze), Angelo Vistoli (professore ordinario Classe di Scienze).

«La sfiducia nei confronti del prof Vincenzo Barone, che ha portato alle sue dimissioni dalla carica di direttore della Scuola Normale Superiore, non ha assolutamente nulla a che fare con l’opposizione al progetto di creazione di una Scuola Superiore a Napoli. In queste settimane abbiamo invece assistito a interventi che a nostro parere hanno confuso un messaggio che intendiamo far emergere con chiarezza.

La direzione del prof Barone è stata caratterizzata, in maniera sempre crescente, da un’interpretazione padronale e verticistica del proprio ruolo nei confronti di tutte le componenti della Scuola (docenti, ricercatori e assegnisti, allievi e personale tecnico-amministrativo). Nella tradizione dell’Università italiana il rettore è un «primus inter pares» chiamato a guidare una comunità; questo è in particolare vero nel caso della Scuola Normale, che per le dimensioni limitate ha sempre avuto una tradizione di collegialità che in tempi recenti è stata completamente stravolta. In particolare, la più grande e più preziosa risorsa della Scuola — che ne fa un luogo irripetibile, noto e invidiato in tutto il mondo — sono gli studenti: creare una insanabile contrapposizione con gli studenti è incompatibile con la vita della Scuola, e con l’esercizio delle funzioni di direttore.

Contrariamente a quello che il prof Barone ha ripetutamente detto, l’istituzione di una Normale Meridionale non era affatto presente nel suo programma elettorale. È vero invece che dal 2017 era stata menzionata in varie riunioni, sempre però con la precisazione che al momento opportuno se ne sarebbe discusso. Quando, a fine novembre, abbiamo appreso — attraverso i giornali — che questa sarebbe stata parte della legge finanziaria, senza che la discussione promessa si fosse mai materializzata, la costernazione è stata generale. Si sono poi aggiunte delle preoccupazioni molto serie riguardo all’emendamento alla legge: in primo luogo e in particolare, la mancanza totale di controllo da parte della Scuola Normale sul processo di formazione della nuova Scuola Superiore, se non attraverso la persona del direttore (con la quale, insistiamo, la nostra istituzione non si identifica); in secondo luogo i tempi troppo rapidi di creazione e di avvio della nuova Normale.

Ci teniamo a sottolineare che da parte nostra non c’era – e non c’è – nessuna opposizione di principio alla creazione di nuove Scuole Superiori. C’era invece un grandissimo sconcerto su come si fosse arrivati a questo punto, oltre che inquietudine sulle modalità di attuazione di un progetto tanto importante: sconcerto e inquietudine che sarebbero stati certamente superabili con una pianificazione adeguata. Vorremo perciò che emergesse con fermezza che si è arrivati alla presente situazione per un processo graduale di erosione della fiducia nel direttore da parte di una maggioranza schiacciante di tutte le componenti della Scuola. La questione della Scuola Superiore di Napoli ha fatto semplicemente precipitare gli eventi. Le interferenze della politica nell’autonomia universitaria, per noi un valore primario, sono state gravissime e le condanniamo con forza. Questa vicenda ha se non altro fatto emergere e rafforzare la comunanza di valori e il fortissimo senso di appartenenza che anima le diverse componenti della Scuola. L’auspicio di tutti noi è che ora la Normale possa tornare alla sua vita di sempre: quella della ricerca e dell’insegnamento ad altissimi livelli, quella della serena convivenza e del rispetto delle istituzioni democratiche».

Luca D’Onghia, Manuela Caiani, Roberto Contino, Manuela Moschella, Luigi Rolandi, Angelo Vistoli

13 gennaio 2019 (modifica il 13 gennaio 2019 | 19:44)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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