Nel racconto del multiculturalismo in Italia, Francini parla troppo


Chiara Francini ha intrapreso un nuovo viaggio attraverso l’Italia alla scoperta di storie e relazioni ai tempi del multiculturalismo con Love Me Stranger, un programma realizzato da Stand By Me (laF, canale 135 di Sky, mercoledì, ore 21.10). In questi casi le intenzioni sono sempre nobili: «Con Love Me Stranger — ha dichiarato la Francini — ho imparato a domandarmi se il termine straniero non sia diventata esso stesso una parola straniera e se la realtà e la nostra società siano ancora una volta molto più avanti di quello che pensiamo». Così, la prima delle quattro puntate si apre con una visita all’Osservatorio astronomico di Monte Porzio Catone (Roma), giusto per interrogarsi su cosa siano oggi i confini: «L’universo non ha confini».

Il primo incontro è in via Paolo Sarpi, a Milano, con Rosy, cinese nata in Italia da genitori che vi erano giunti negli anni ‘70. Quando andava a scuola per i compagni era troppo «orientalizzante», mentre per i suoi era troppo «occidentalizzata». Lei, testarda, ha tirato dritto e ora ha due matrimoni alle spalle con italiani e un ristorante. Il secondo incontro è con Noel, stilista sinto di Prato, che ha sfilato anche per Pitti Moda. Dice la frase più bella della puntata: «Difficile essere straniero nel tuo paese». Il terzo, infine, è con Dawda, rifugiato dal Gambia, innamoratosi della nostra lingua e anche della sua insegnante di italiano, Caterina (in verità, è vero il contrario, l’iniziativa l’ha presa l’insegnate). Il factual (il genere che racconta la realtà) tollera a fatica l’enfasi, la recitazione e la Francini recita troppo. Alla fine la protagonista è solo lei, fa ombra agli intervistati, parla in continuità. Così come, ai fini della narrazione, paiono pretestuosi gli interventi degli esperti: lo psicologo di coppia, l’avvocato, la wedding planner, il prete di periferia…

16 maggio 2019 (modifica il 16 maggio 2019 | 20:00)

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