Nba, Zion Williamson si dichiara per il draft


Zion Williamson, 18 anni, ha giocato al college con Duke. Afp

Zion Williamson, 18 anni, ha giocato al college con Duke. Afp

Un camion. Zion Williamson ha fatto questo effetto sul parquet, nella sua unica stagione di college basket da studente/atleta, da prodigio generazionale. Ha giocato per Duke, sangue blu accademico anzi Blue Devil, per un talento dal sangue blu cestistico. Ha investito gli avversari, passando loro sopra fisicamente. Ha fatto scorpacciata di premi, Zion. Giocatore dell’anno di college: proclamato in tutte le salse, per tutte le sigle dei trofei disponibili. Ha vinto il Torneo dell’Atlantic Coast Conference, la pi tosta d’America. Ha chiuso la stagione a un passo dal Paradiso Final Four. La sua Duke tutte stelle stata eliminata solo dalla Michigan State operaia alle Elite 8, beffata in volata dopo due successi col brivido. Poi Zion ha fatto quello che tutti s’attendevano: ha ringraziato e salutato. Sar la prima scelta assoluta del Draft Nba del prossimo 20 giugno. Dichiarata, senza suspense. A prescindere dalla franchigia che vincer la Lotteria. “E’ stato l’anno pi bello della mia vita”, ha detto. Ha ringraziato mamma e poi Coach K per averlo messo in questa posizione. Quella in cui pu passare all’incasso: diventer milionario, tra un paio di mesi.

sensazione social
Famoso lo era gi, Zion. Celeberrimo, addirittura. Persino prima di “arruolarsi” tra i Diavoli Blu di Duke. Ai tempi dell’high school le sue schiacciate da super eroe, cos spettacolari da non sembrare vere, imperversavano su web e social network. Ma a Duke Williamson (anzi Zion, tutta America lo conosce gi cosi, per nome, e se te lo conquisti a 18 anni devi per forza essere speciale) ha dimostrato d’essere un talento capace di giocare, anzi esaltarsi, in un contesto di squadra. Non un fenomeno da baraccone, da circo. Semmai un vincente naturale, un agonista feroce. Poi 22.6 punti a partita, 8.9 rimbalzi, un 68% di percentuale al tiro dal campo da stropicciarsi gli occhi.


il noi oltre l’io
Su tutto, Zion si dimostrato uomo squadra. Infortunatosi all’inizio del “derby” contro North Carolina, quando la sua strapotenza ha sfondato una scarpa, scatenando un pandemonio alla Nike che ha visto il suo titolo addirittura risentirne in Borsa, e procurandosi una distorsione al ginocchio destro, ha respinto al mittente i consigli di chi gli suggeriva di pensare solo a se stesso, di non rischiare nulla. Di chiudere anzitempo la stagione, insomma. Tre settimane dopo tornato sul parquet dicendo: “Grazie, ma no grazie” a chi gli suggeriva di pensare gi all’Nba. E’ tornato da miglior giocatore del trionfale torneo dell’ACC. Trascinando poi Duke, salvandola, sino alle Elite 8. Insomma, preoccupandosi anche del nome scritto sulla faccia della maglietta, Duke, quello della sua squadra, e non solo di quello scritto sulla schiena, il suo.

potenza da unicorno
Il suo gioco, comunque, unico almeno quanto il suo peculiare nome. Pesante, eppure straordinariamente esplosivo. Due metri d’altezza, eppure immarcabile sotto canestro. Grande giocatore d’attacco, eppure capace di “sporcarsi le mani” in difesa. L’hanno paragonato a Charles Barkley, versione 2.0, da atleta “alieno”. O a Larry Johnson, quello dei tempi da Ribelle, di Nevada Las Vegas. Di sicuro le aspettative sono schizzate in cielo, come sembra fare lui quando salta. Ma a Duke ha dimostrato di non temere la pressione. Chi vincer la Lotteria Nba del 14 maggio non avr molto scouting da fare. Il biglietto vincente ha l’ombra possente del ragazzo dal South Carolina. C’ la fila per guidare il camion col numero 1. L’ordine di chiamata che lo porter a stringere la mano al Commissioner Silver al prossimo Draft.

 Riccardo Pratesi 

© riproduzione riservata




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