Museo Egizio di Torino, l’archeologia invisibile svela i segreti dei faraoni


Ricostruire gli antichi scavi con una sorta di Var dell’archeologia. Scoprire quello che c’ sotto le bende di una mummia (sorprendendosi perch, magari, la mitica Merit portava la parrucca). Ritrovarsi a tu per tu (grazie al digitale) con le malattie dei Faraoni o con nuovi colori di una tavolozza egizia (come un nuovo profondissimo blu). C’ tutto questo nella nuova mostra del Museo Egizio di Torino, Archeologia invisibile, aperta al pubblico dal 13 marzo al 6 gennaio 2020 (con una preview gratuita per i torinesi in programma questo pomeriggio, “giusto per rilassarsi prima della partita della Juventus con il Real” come ha ricordato la presidente dell’Egizio Evelina Christillin). Una mostra diversa che durante l’inaugurazione di stamani ha voluto ricordare l’archeologo Sebastiano Tusa appena scomparso nel disastro aereo dell’Etiopia.

Un’esposizione con un taglio scientifico-tecnologico che racconta in qualche modo la rivoluzione digitale dell’archeologia. Un viaggio curato e coordinato da Enrico Ferraris, egittologo del museo torinese, che condurr, come ha spiegato il direttore Christian Greco (citando Socrate) alla scoperta della biografia degli oggetti. Anche quella meno nota, quella invisibile, appunto. Come succede, in modo evidente, nell’affascinante installazione luminosa che chiude il percorso e che rivela i segreti (specialmente per quello che riguarda i materiali) del Sarcofago di Butehamon. Un itinerario fatto di frammenti di tessuto, di pezzi unici, di mummie finalmente sbendati sia pur solo virtualmente (cos si potuto sorprendersi davanti alla parrucca di Merit ma anche davanti ai suoi fantastici gioielli).

Una questione di sguardi, certo, ma anche di tecnologie d’ultima generazione (come quella elaborata dal Mit di Boston che ha collaborato alla mostra). Una visione in qualche modo molto contemporanea che guarda agli oggetti e ai suoi significati. Non a caso la mostra si apre con una sala che mette insieme oggetti lontanissimi (nel tempo e nel significato) dal mondo dell’Antico Egizio: una palla da tennis, un modellino di macchina, una lampada, una statuetta votiva che raccontano la modernit, certo, ma che sono pronti a raccontare (anche grazie al digitale) anche altro. La forza della ricerca, prima di tutto.

12 marzo 2019 (modifica il 12 marzo 2019 | 13:46)

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