“Mauro, l’Inter, la Gazzetta e quel che ancora manca”


Mauro Icardi, attaccante dell'Inter. Getty

Mauro Icardi, attaccante dell’Inter. Getty

Una coppia come Mauro Icardi e Wanda Nara la fortuna di un giornale sportivo. Lui o segna (cosa che avviene spessissimo) e conquista copertine e paginate o quando non segna fa comunque discutere (e si conquista altre copertine). In pi Maurito un ragazzo che vive la vita a petto in fuori e, verrebbe da dire mimando una esultanza, con le mani alle orecchie. Sicuro, sfrontato, diretto anche a costo di essere politicamente scorretto (ricordate il suo libro?), con una vita molto social. E Wanda? Wow, qui siamo proprio al luna park tra gossip, post, video, foto, eccessi, grande personalit ed altrettanta esuberanza. Una manna per chi deve raccontarli: ogni giorno ce n’ una. Quindi sia per evidenti motivi sportivi, sia per egoismo giornalistico, il nostro augurio che restino all’Inter a lungo. Chiarito questo, il compito della Gazzetta per raccontare i fatti, le trattative ma anche raccogliere umori e pensieri dei protagonisti. Lo abbiamo fatto anche l’altro ieri quando abbiamo evidenziato il disappunto dell’Inter, stanca degli show mediatici che Wanda Nara, moglie e agente del giocatore, mette in scena ciclicamente. Il nuovo corso interista chiede un profilo pi basso e modalit diverse per affrontare il delicato tema di un rinnovo cos importante. Una questione di immagine e rispetto dei ruoli, di forma e sostanza. Il post provocatorio di Wanda prima di Natale sul contratto del marito aveva gi spinto l’Inter a replicare pubblicamente (non gradiamo i cinepanettoni). Il fastidio del club non lo hanno inventato la Gazzetta e altri media, reale come quello per il ritardo di Icardi dalle vacanze, che ha portato a una multa di 100 mila euro. Nel frattempo Wanda tornata a parlare di rinnovo lontano e altre squadre su Mauro, cosa che ha fatto salire nuovamente la temperatura all’interno della societ tanto da voler chiarire nell’incontro per il rinnovo che sarebbe meglio se Wanda gestisse questo affare lasciando per un po’ le luci della ribalta che tanto ama. Non un aut aut, sempre rischioso, ma un’occasione per spiegare come l’Inter vuole impostare il futuro con il suo giocatore pi importante. Averlo scritto ha portato Icardi ieri sulle stories di Instagram a definire cagate l’articolo dalla Gazzetta; a rimarcare che Wanda curer sempre i suoi interessi; a spiegare ai tifosi che ancora non ha ricevuto un’offerta concreta. Sugli ultimi due punti, nulla da dire. Sul primo ovviamente s: al di l dei termini coloriti per smontare una versione che invece confermiamo, forse il vero problema non cosa pensi Icardi di un nostro articolo, ma che Icardi non abbia capito cosa pensa l’Inter e cosa pretende da lui. Le parole distensive di Zhang ieri mostrano la volont di stemperare le tensioni e di raggiungere un accordo che il club vuole fortemente. Perch Icardi non solo un asset economico della societ. E’ anche l’uomo dei cento gol che fa sognare i ragazzini. E pu diventare pi di un grandissimo attaccante nel solco di Ronaldo, Vieri, Milito. Ma per riuscirci deve capire cosa ancora gli manca. Che Mauro sia un enorme talento non c’ dubbio, per definirlo un fuoriclasse servono ancora tempo e prove. Ma la dizione Campione si applica a chi unisce al talento i giusti comportamenti, l’estrema professionalit, la seriet, l’esempio in campo e nello spogliatoio, mette il bene della squadra davanti a tutto e sa pesare le proprie uscite e, nell’era dei calciatori-azienda, anche di chi lo gestisce. Sono tutte qualit che un tempo portavano a ricevere la fascia di capitano. Che non solo un prestigioso pezzo di stoffa, ma un simbolo di appartenenza: chi la indossa rappresenta l’immagine del club, ne l’emblema pi visibile, viene ascoltato dai compagni e pu riprenderli se sbagliano. Nella storia nerazzurra viene ricordata al braccio di Picchi, Mazzola, Facchetti, Bergomi, Zanetti. Uomini che amavano l’Inter e mai l’avrebbero messa in imbarazzo. Spetta solo a Icardi fare in modo che un giorno sia associata con lo stesso orgoglio al suo nome.


 Andrea Di Caro 

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