«Manifest», la serie che miscela «Lost» e «Ritorno al futuro»


Il volo 828 della Montego Air diretto a New York decolla il 7 aprile 2013 e atterra il 4 novembre 2018. I passeggeri, ormai dati per dispersi, tornano cos alle loro vite riprendendo i contatti con i famigliari increduli, ma c’ un piccolo particolare: per loro il tempo non passato, non sono invecchiati (c’ lo zampino di Zemeckis di Ritorno al futuro nell’episodio pilota). L’innesco di Manifest (Canale 5) ricorda a tutti gli effetti quello di Lost e di altre serie che giocano sulla contraddizione tra passato e futuro come enigma irrisolto, come scintilla che alimenta e regola i conflitti quotidiani tra le persone. Sul volo c’erano anche i fratelli Josh e Michaela e il figlio di lui, Cal, affetto da leucemia; il ritorno alla normalit segnato da incomprensioni, delusioni, imbarazzi e sensi di colpa (Michaela ritrova il suo fidanzato dell’epoca sposato con l’amica, mentre Olive, la gemella di Cal, ormai un’adolescente).

Pur distante, per architettura complessiva e cura del dettaglio, da altri titoli che spingono all’inevitabile confronto, Manifest un prodotto che riesce a catturare non perch spiazzante, ma al contrario proprio per la sua ordinariet, la sua capacit di scorrere e insistere sui sentimenti, sugli affetti, su una malinconia strisciante e sincera. in fondo un’onesta serie generalista (negli Stati Uniti, infatti, va in onda sul network NBC, lo stesso di This is us per intenderci) che alla dimensione mistery del volo scomparso e della temporalit indecifrabile aggiunge forti elementi del procedural classico e del cosiddetto family drama. Al centro, ci sono le gioie e le fatiche della vita quotidiana; tutte le cose concorrono al bene la frase che pi ricorre nei pensieri e nei ricordi dei protagonisti. Un proposito per una storia di buoni sentimenti, comprensibile e familiare, appunto.

12 luglio 2019 (modifica il 12 luglio 2019 | 19:45)

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