Lanzafame re di Budapest: “Segno tanto, mangio bene e magari vado in Nazionale” – La Gazzetta dello Sport


L’attaccante ex Juve campione e capocannoniere col Ferencvaros si racconta: “Fra un anno potrei giocare con la selezione ungherese”

Iacopo Iandiorio

Ha cambiato club a Budapest ma ha continuato a vincere. Davide Lanzafame, 32 anni, ha riconquistato lo “scudetto” ungherese, stavolta col Ferencvaros, dopo quello del 2016-17 con l’Honved. E anche il titolo di re dei bomber, con 16 centri, insieme a Holender dell’Honved. Lo “scudetto” per l’ex Bari, Palermo, Parma, Juve, Brescia e Catania è arrivato a fine aprile proprio nel derby.

Vendetta?
“Nessuno rancore, anzi grande affetto. Cambiare club è stata una sfida come ho fatto tante volte in carriera. Con l’Honved avevo un anno di contratto, ma il Ferencvaros mi ha fatto un’offerta migliore per 3 anni. Sono orgoglioso di aver vinto il titolo all’Honved nel ’17, dopo 24 anni dall’ultimo, l’Honved è il Toro di Budapest, club dal budget basso, dalla tifoseria accesa e passionale, abbiamo fatto qualcosa di incredibile con Marco Rossi in panchina”.

Invece il Ferencvaros è…
“La Juve di qui, è il 30° titolo, anche se non trionfava da 3 anni e abbiamo vinto con 3 turni d’anticipo. Poi sono orgoglioso di essermi confermato in testa alla classifica cannonieri, 16 gol, dopo i 18 all’Honved nel 2017-18: da straniero, una soddisfazione doppia. Anche se il mio ex compagno e concorrente Holender, Honved, s’è messo a segnare a raffica”.

Col Vidi, un mese fa, ha esultato raggiungendo sua moglie e le tre figlie in tribuna…
“Dopo una doppietta nel match clou per il titolo (4-1), entrando a mezzora dalla fine… Esistono momenti negativi e altri ottimi, quello ha un sapore speciale. A Budapest mi trovo bene, offre tantissimo dal punto di vista dei servizi, ci sono tanti italiani; ogni tanto ho nostalgia di casa, ma dopo 3 anni e mezzo mi sono adattato. Nel tempo libero cresco le bimbe, fanno la scuola inglese, vado in giro per la città bellissima e i ristoranti, vita privilegiata, lo so”.

Ora i preliminari di Champions.
“Li ho fatti anche 2 anni fa con l’Honved con gli israeliani dell’Hapoel Be’er Sheva, ho siglato 2 gol in 2 gare. Siamo usciti subito ma per me sono soddisfazioni. E avevo fatto l’Europa League con la Juve nel 2010”.

E se la chiamasse in nazionale Marco Rossi, il c.t. ungherese?“Bisogna disputare almeno 5 tornei qui, e il mio prossimo sarà il 4°. L’Ungheria mi ha adottato e accetto sempre sfide nuove. Ho gran feeling con Rossi, viviamo nello stesso residence, al di là del discorso professionale gli devo tutto, mi ha fatto maturare in Ungheria. A lui oltre alla vittoria sportiva mi lega un affetto speciale”.

La Serie A la segue sempre?
“Sì, seguo la Juve con affetto, come le altre mie ex squadre tipo Parma, Bari e Perugia”.

L’anno scorso ci disse che i giovani come Rugani e Bernardeschi dovevano essere più titolari. Allegri l’ha ascoltata…
“E mi piace molto il c.t. Mancini, che convoca i giovani subito, dobbiamo puntare su di loro. In Bundesliga o Ligue 1 l’età media è molto più bassa della nostra. I giovani devono poter giocare per poter sbagliare e avere tempo per crescere”.

Lei ha giocato con Ibra e Trezeguet, come vede l’operazione Ronaldo alla Juve?
“Trovata intelligente per tutto il movimento italiano, c’è e ci sarà più interesse dall’estero, Ronaldo sposta gli equilibri. E CR7 dimostra che il nostro è il calcio più difficile al mondo. In estate avevo detto a mia moglie che Ronaldo in A non avrebbe superato i 25 gol, non perché non credessi in lui ma per la difficoltà della A, i tatticismi, le difese toste. All’estero, come in Liga, si gioca di più a viso aperto, è più facile segnare”.

Il calcio in Ungheria a che punto è?
“In forte sviluppo, il primo ministro Orban ha chiesto di investire sugli stadi nuovi e sulle strutture per i vivai. I soldi girano di più, c’è gente allo stadio, le accademie sono ricche”.

Le punte che la ispirano ora?
“Oltre a Ronaldo ammiro molto Quagliarella, ci ho giocato insieme 6 mesi nel 2010 alla Juve, anzi mi sono allenato con lui, visto che non giocavo mai. È devastante dal punto di vista calcistico, ma anche umanamente è un grande. E lo invidio perché a 36 anni è ancora più forte, mi piace che Mancini l’abbia convocato, è un segnale che il lavoro paga. Gli faccio i complimenti, come per i 34 anni di Ronaldo. Sono due esempi di professionalità, non accade a caso: gran lavoro, attenti all’alimentazione, al riposo, agli allenamenti… Due grandi esempi”.


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