L’altra faccia dello sport, quei campioni che hanno perso


Ho trovato su Netflix una serie di documentari molto curiosa: s’intitola «Losers» ed è dedicata al racconto del mondo dello sport con una chiave del tutto inedita. Dimentichiamo l’epica modello «Sfide» o modello «Buffa racconta», qui si parla di «perdenti», gli sportivi che, per varie ragioni, sono arrivati a un passo dal farcela, il miraggio di una vita, ma hanno fallito.

Si sa che la storia dello sport vive di momenti decisivi: una partita, una risoluzione, un gesto che nel giro di un secondo può cambiare una carriera, costruire o smontare un campione, fare felici o deludere milioni di tifosi. Di norma quello che passa alla storia sono le vittorie e i vincenti, ma «Losers» sceglie di ribaltare la prospettiva e occuparsi, per una volta, dell’altro lato della medaglia. C’è il campione di curling che dopo una pesante sconfitta decide di ribaltare la sua tecnica di gioco. C’è il maratoneta italiano Mauro Prosperi sorpreso da una tempesta di sabbia nel deserto in quella che doveva essere la gara della vita. C’è il golfista Jean van de Velde che sbaglia incredibilmente l’ultima buca agli Open del 1999.

Uno degli episodi più riusciti è dedicato al Torquay United, una scalcagnata quanto simpatica squadra di calcio inglese di una lega minore, e all’assurda storia di una partita che si è decisa nei tempi di recupero per via del morso di un cane poliziotto a un giocatore.Naturalmente non si può che empatizzare con i protagonisti di questi racconti, gente che nella competizione ce l’ha messa tutta, ma come spesso accade nella vita, si è fermata a un passo dal successo per ragioni imprevedibili.

Tutti restano comunque gli eroi delle loro piccole e grandi storie e «Losers» ci dice che la vita non si ferma dopo una sconfitta. Nessuno dei «perdenti» si dà per vinto, anzi continua con più forza e determinazione a cercare il suo posto nel mondo.

12 marzo 2019 (modifica il 12 marzo 2019 | 19:22)

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