«La tempesta»: fuga dal labirinto della vita con l’arte di Shakespeare


Ne La Tempesta di Roberto And, prodotto dallo Stabile di Palermo, l’isola di Prospero (scena di Gianni Carluccio) una casa in rovina, allagata dalla pioggia ma circondata, si suppone, dal mare. Il mare uno dei temi del dramma, opposto gli l’isola (e ora la casa). L’aperto e il chiuso, la vastit e il limite.

Prospero, il duca spodestato, chiuso nel suo limite per restituire equilibrio a ci che ha provocato l’umana intemperanza: temperanza la virt che egli predica. In questo limite egli si concentra, pu diventare un mago, pu modificare l’ordine delle cose, tornare ad essere ci che era, il Duca di Milano: bench non propriamente questo sia il suo fine. Il suo fine, da quando lontano dal mondo che gli apparteneva, divent quello di concentrarsi per acquisire le necessarie virt, poteri ben diversi da quelli di prima; prima che il fratello Antonio lo privasse della potest sul suo ducato. Ed eccoli i suoi poteri nuovi, eccoli in azione: la nave su cui Antonio viaggiava di ritorno da Cartagine dove si sono celebrate le nozze di Claribella, figlia di Alonso il re di Napoli e suo amico, naufragata. Chi viaggiava su quella nave a terra, ognuno per conto suo.

Alonso crede Ferdinando, suo figlio, annegato e comunque morto. Sebastiano, fratello di Alonso, rimugina sul potere. Gonzalo, vecchio e sincero consigliere, cerca di mettere in guardia chi sta perdendo il senno. Ma se l’isola circondata dal mare come la vita umana circondata dal sonno (cos pensa Prospero), essa anche un labirinto e dal labirinto bisogna uscire.

Quando Miranda, la figlia del mago, incontrer Ferdinando che in esso disperso e di lui si innamora come ci si innamora nella purezza della giovent, ecco che il primo passo verso la liberazione compiuto. E quando saranno avanti nel loro cammino gli spiriti da Prospero evocati, Ariel e Calibano (anche Calibano in fondo uno spirito, della Terra anzich dell’Aria), sar chiaro il senso dell’avventura di chi nel limite era rinchiuso: egli altro non era che un produttore di destino, un drammaturgo, forse lo stesso Shakespeare: colui che istituisce (o ripristina) un ordine.

La potenza della scrittura, o della poesia, o della metafora, l’unica potenza che al disordine si oppone: quella del perdono. Ne La Tempesta di And, in una scena in cui i libri sono come foglie d’alberi, e la comunicazione, l’arte della parola, in special modo tra Prospero e Ariel, pu darsi solo attraverso un pertugio, in questa Tempesta ecco che il duca come un principe: quello di Machiavelli.

All’altra potenza, la potenza primitiva (e maligna) di Calibano, un mirabolante Vincenzo Pirrotta, si oppone il centro di gravit, la vera forza di questo spettacolo, quella di Renato Carpentieri. Guardatelo quando si ritira nel suo studio e di nuovo indossa gli immacolati abiti della vita quotidiana. Non forse Machiavelli che dai casi della vita (dal mare) si ripara nella chiarezza della mente, o meglio della parola?

12 giugno 2019 (modifica il 12 giugno 2019 | 22:58)

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