«La scuola delle mogli»: Molière, conflitti mascherati da farsa


Spira un’aria d’inquietante amarezza ne «La scuola delle mogli» di Molière portato in scena da Arturo Cirillo anche protagonista nel ruolo del ricco Arnolfo che alleva una fanciulla, Agnese, nell’ignoranza più totale col proposito di sposarla: una moglie incolta ragazzina ignara del mondo è, per lui, garanzia di fedeltà e cieca obbedienza (Mercadante, Napoli). La bella regia e l’ottima interpretazione di Cirillo sembrano accendere un nucleo nascosto, un groviglio ossessivo che si trasforma in dolore, in sconfitta, in penosa mestizia, il tutto tra vicende farsesche e personaggi grotteschi a tratti burattineschi.

Una lettura interessante. In scena una casetta dal segno infantile di Dario Gessati che ruotando rivela la prigione-camera, dipinta di un rosa confetto, di Agnese, interpretata con bravura infantile e maliziosa, tutta gesti e insofferenze da Valentina Picello. In alto la finestrella «tentatrice» dalla quale Agnese vede la vita. E tanto le basterà per farla innamorare di un giovanotto. Bravi anche Giacomo Vigentini, Francesco De Melis, Marta Pizzigallo e Rosario Giglio. Ancora una volta Cirillo sembra aver ben capito come Molière sia sempre uomo di teatro di «grandi urti e grandi conflitti» mascherati da farsa.

13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 20:00)

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