Inter, dai punti alla difesa e Icardi va meglio di Milito…


L’esultanza dei nerazzurri al momento della conquista della Champions League nel 2010. Afp

L’esultanza dei nerazzurri al momento della conquista della Champions League nel 2010. Afp

José Mourinho non parlava di “comportamenti”: eseguiva e basta. Luciano Spalletti non cita mai “il rumore dei nemici”, ma sui nemici – dentro e fuori dal campo – ha costruito molti dei suoi risultati. Non è un gioco a trovare analogie tra due squadre, due filosofie, in definitiva due mondi completamente differenti: sono passati nove anni che sembrano 90, sia chiaro. Questa vuol essere, piuttosto, la sottolineatura di quanto efficace sia il cammino di questa Inter, che almeno in certe traiettorie sta toccando vette degne di Mourinho. Buon per Spalletti e dei numeri di una squadra che negli ultimi due mesi ha fatto percorso netto, arrendendosi solo al Barcellona. Fossimo nello sci, sarebbe un intertempo di prima manche di livello. Alla Mou, per l’appunto.

PUNTI
L’Inter dei sogni, al netto dell’incidente cinese in Supercoppa contro la Lazio, nelle prime 13 partite tra campionato (10 gare) e Champions League (3 match) mise insieme 28 punti complessivi. La distribuzione non è identica: Spalletti ne ha fatti il doppio in Europa, mettendo in discesa un girone che invece Mou – dominante in Italia – vedeva complicarsi, sempre con il Barcellona di mezzo. Questa Inter non ama le mezze misure e non ama scendere a patti con gli avversari, se è vero che pareggia di meno e vince di più (9 successi contro 8). C’è anche una componente di casualità – leggi le vittorie in extremis con Tottenham, Sampdoria e Milan –, ma quando gli episodi si ripetono allora è più giusto parlare di predisposizione. Altrimenti non si spiegherebbe anche un altro dato interessante: sei vittorie consecutive in campionato – la striscia aperta attuale di Spalletti – l’Inter di Mou non le ha mai centrate. Pure quella squadra, tra l’altro, riuscì a superare come questa una crisi iniziale: il Parma di Spalletti fu il Bari (che arrivava dopo la Supercoppa) di José a San Siro, pareggio striminzito e pensieri robusti.



SERIE MIGLIORE
C’è da migliorare, ovvio. Altrimenti poi si finisce per dare ragione a Spalletti quando dice che “le vittorie viziano”. Il vizio dell’Inter, per dire, è un attacco decisamente meno prolifico rispetto all’Inter del Triplete, nove reti in meno rispetto alle 29 di Mou. Ma l’impero messo su da Skriniar non teme confronti con quello di Walter Samuel. Oggi è diventato difficile segnare all’Inter, a meno che non ti chiami Barcellona e per te non è un problema mai: in tutto 10 gol incassati, contro i 12 di nove stagioni fa, solo due volte (Camp Nou compreso) Handanovic ha raccolto più di un pallone in fondo alla rete. Ancor meglio ragionare – con la testa di un portiere – al numero di clean sheets, ovvero di partite concluse con la porta inviolata. Handa sta facendo meglio di Julio Cesar, siamo a cinque volte contro quattro: non è un dato che porta punti in assoluto, ma certamente regala ulteriori sicurezze a chi l’Inter la deve mettere in campo.

BOMBER
Non c’è grande squadra senza grande centravanti. Dove sarebbe arrivato Mourinho senza Milito è esercizio persino inutile a nove anni di distanza. Dove sarebbe oggi Spalletti senza Icardi, senza il peso specifico degli otto gol tra campionato e Champions, è abbastanza semplice da capire. Maurito sta dando ora a Spalletti più di quanto non diede all’inizio Diego. Sta spostando gli equilibri: basti pensare che degli otto gol dell’argentino sette sono stati decisivi, solo l’ultimo con la Lazio si è rivelato superfluo ai fini dei tre punti. Quando segna Icardi l’Inter vince: a volte il calcio è materia semplice, i corsi e ricorsi storici vengono di conseguenza. Però…chissà: magari non è neppure un caso che Zhang abbia un feeling con Massimo Moratti.

 Davide Stoppini 

© riproduzione riservata


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