Incidente Etiopia, la moglie di Tusa: «Non a stop ricerche, ci aiuti Conte»


un accorato appello al premier Giuseppe Conte quello lanciato dalle otto famiglie italiane colpite dalla tragedia dell’incidente aereo precipitato in Etiopia il 10 marzo.

Se ne fa interprete Valeria Li Vigni, la moglie dell’archeologo siciliano del quale non si ancora trovata alcuna traccia, Sebastiano Tusa, l’assessore regionale ai beni culturali: Siamo disperati. In Etiopia hanno deciso di bloccare le ricerche, di “liberare” il campo dove ancora si vedono gli oggetti dei nostri cari, una scarpa da tennis, stoffe dei vestiti, effetti personali, roba che nessuno ha raccolto, mentre fra l’erba che comincia a crescere lasciano pascolare le mucche. Non solo non possiamo piangere sui corpi dei nostri cari o su quel che resta, ma dobbiamo pure assistere a questo scempio.

Le ossa ritrovate

Valeria Li Vigni non ha visto con i suoi occhi perch non mai voluta andare ad Addis Abeba, ma dalla sua casa di Palermo o dal museo Riso che dirige in continuo contatto con i familiari fino a ieri disperati a vagare in quell’area spettrale. E da l le hanno inviato una ventina di foto agghiaccianti che indica indignata: Si vedono degli etiopi che raccolgono oggetti. Mi dice angosciata la sorella di una delle nostre vittime in giro con suo padre in quell’inferno di avere trovato delle ossa e di essere corsa verso una tenda fuori dal campo con due militari quasi infastiditi. Si sono presi quei resti, hanno afferrato un sacchetto di plastica che svolazzava tra i rifiuti e hanno detto che ci avrebbero pensato. Come? Seguendo quali protocolli?. turbata la signora Li Vigni anche perch la conferma di un ingranaggio ormai bloccato le arriva dal presidente dell’organizzazione israeliana di volontariato per il salvataggio e il recupero, Yehuda Meshi-Zahav. Lo scrive anche un amico e collaboratore della famiglia Tusa, Ludovico Geppetto, riferendo le parole di Meshi-Zahav da poco rimbalzate a Palermo: Siamo stati in Etiopia per cercare altri resti e oggetti delle vittime, ma abbiamo incontrato resistenza da parte delle autorit locali. Il sito stato chiuso pi volte alle iniziative di ricerca e al recupero, il che ci ha costretto a far leva sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale lo scorso venerd ha chiamato il primo ministro etiope per chiedere il permesso di entrare nuovamente nel luogo e riprendere cos le ricerche.

L’appello a Conte

di questo disastro che parla Valeria Li Vigni con i funzionari della Farnesina: Ogni giorno al telefono per settimane. Inutilmente. Sono un muro di gomma. “Valeria cara, devi avere pazienza…”. Me lo sento ripetere da un mese e mezzo. Basta. Adesso deve intervenire il presidente del consiglio. Al professor Conte chiediamo di farsene carico direttamente con il governo etiopico. La notizia sconvolgente appresa dai familiari che si sono recati sul posto, fra i quali padre e sorella di Maria Pilar Buzzetti, che in Etiopia avrebbero detto no alla squadra irachena da settimane impegnata per le ricerche dei loro due connazionali. Mentre tanti hanno forse dimenticato la tragedia di marzo, loro continuano a scambiarsi mail e messaggi, come fa la signora Valeria: Ci dicono che funzionari e tecnici inviati da latri Paesi, a cominciare dagli iracheni, hanno chiesto di acquistare l’intero campo per poterlo delimitarlo meglio e proseguire un lavoro che non pu essere interrotto mentre svolazzano gli oggetti delle nostre vittime.

Un sacchetto di sabbia

La dottoressa Li Vigni confida di avere ricevuto una proposta che l’ha turbata per notti e notti: No so attraverso quali canali, ma un funzionario mi ha chiesto di andare in Etiopia per ricevere un sacchetto di sabbia di quel campo e potere fare cos un funerale. Nooo, non si pu chiedere questo. Ci siamo sottoposti tutti al Dna, si deve potere cercare qualcosa che non sia un pugno di terra bruciata. E il nostro governo deve insistere, facendo lavorare una squadra operativa come fanno gli altri. L’appello al premier Conte di scongiurare che il campo sia smantellato e che venga meglio protetto: Hanno collocato transenne che pu scavalcare un bambino in un’area ristretta, mentre i parenti di Maria Pilar hanno trovato e fotografato oggetti ben oltre quelle barriere inutili perfino per le mucche.

17 aprile 2019 (modifica il 17 aprile 2019 | 11:33)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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