In carcere per un delitto nel 1998 Berlino «dimentica» estradizione: libero


Una svista giudiziaria in Germania che rimbalza in Italia, in Veneto. Il cold case di un omicidio risalente a venti anni fa e un processo che ancora non si celebrato. E che nemmeno detto che poi effettivamente parta. Ma per quaranta giorni esatti un uomo rimasto in carcere per il delitto di cui stato accusato a Berlino. Sinch non stato liberato dalle nostre autorit. Nell’ordinanza di rilascio, la Corte d’Appello di Venezia scrive proprio queste parole riguardo la scarcerazione di Seghei Nilov, cittadino moldavo di 58 anni, residente da un quindicennio abbondante a Schio, nel Vicentino, dove fa l’operaio: Rilevato che le autorit tedesche non hanno provveduto ad inviare la domanda di estradizione del predetto — si legge nel testo — come confermato anche per vie brevi dal ministero della Giustizia cessata l’efficacia della misura cautelare. Nilov, quindi, deve essere rimesso in libert. Il moldavo, in carcere dal 1 di marzo, stato liberato venerd.

E stamane — luned mattina — tornato al lavoro, accolto a braccia aperte dal suo datore di lavoro e dai suoi colleghi. Che assolutamente non credono a ci di cui quest’uomo dal volto segnato dalla vita accusato dalla polizia di Berlino: ovvero di avere ucciso un piccolo imprenditore edile, Frank Eberl. Questi, secondo il racconto fatto dai giornali tedeschi e ripreso da il Giornale di Vicenza, venne freddato (erano le 16 e 30 del 3 marzo 1998) con tre colpi di pistola. Il costruttore, pap di una bimba che all’epoca aveva cinque anni, era in difficolt finanziarie e per questo avrebbe deciso di cedere la quota della sua impresa a un socio, lasciando per alle spalle alcuni debiti che non sarebbe stato in grado di onorare. Quel pomeriggio Eberl avrebbe deciso di chiamare degli operai per tinteggiare l’ufficio che voleva rimettere in ordine prima di andarsene. Ma venne ucciso. Fine della prima parte di questa storia.

La seconda comincia, decisamente a sorpresa, lo scorso 1 marzo quando ai carabinieri di Schio viene inviato dall’Interpol la notifica di un mandato di arresto europeo (richiesto dalle autorit giudiziarie tedesche) per Serghei Nilov, nato a Petrozavodasc (all’epoca era Unione Sovietica, oggi Moldavia) nel 1961. Una decina di righe che l’accusano di omicidio e per le quali l’uomo (come prevedono gli accordi internazionali in questi casi) stato arrestato e rinchiuso nel carcere San Pio X di Vicenza.

Lo straniero dell’Est vive in Veneto da molti anni con regolare permesso di soggiorno: convive con una donna ucraina (con la quale parla in russo) e ha una regolare contratto di lavoro. operaio alla Brandellero Solai di San Vito di Leguzzano, a un tiro di schioppo da Schio, e il suo datore di lavoro (che ha assunto agli stranieri dell’ex Urss e addirittura uno strano linguaggio russo frammisto al veneto la lingua ufficiale in questa azienda specializzata) assai soddisfatto di lui. Tanto che in passato, quando una delle due figlie di Serghei ha avuto un gravissimo problema ai polmoni e ha dovuto farsi operare, l’imprenditore non ha esitato ad anticipare il Tfr al suo dipendente che ha poi richiamato quando la ragazza si ristabilita. E lo scorso anno, quando l’altra figlia morta per un incidente assurdo e drammatico ruzzolando dalle scale, a Serghei ha dato un permesso straordinario per organizzare i funerali nel suo Paese.
Sono stati gli avvocati Claudio Mondin e Matteo De Meo ad assisterlo, opponendosi all’arresto con una richiesta che ancora pende in Cassazione. A dare loro, e allo stesso moldavo, una bella mano nell’iter legale stato il poderoso database della Corte d’Appello di Venezia.Dove si sono accorti che dal giorno dell’arresto, il 1 marzo, erano passati — spiegano Mondin e De Meo — 40 giorni senza che dalle autorit giudiziarie berlinesi fossero arrivati i previsti documenti necessari a sostenere l’accusa. La nostra legge molto chiara: alla scadenza del quarantesimo giorno scatta il rilascio. Per questo Nilov uscito.

Non solo. I suoi legali hanno allertato un collega a Berlino chiedendogli di chiarire la posizione giudiziaria del moldavo. Se vero che ci sono 12 grossi faldoni a raccontare il cold case della morte di Eberl, anche vero che su Nilov — il cui nome sarebbe stato fatto dal mandante dell’omicidio detenuto in Gran Bretagna — non pende alcuna condanna. E nemmeno partito il processo che dovrebbe vederlo imputato. Sar unicamente un’aula di tribunale a stabilire se Serghei sia colpevole o innocente — osservano i due legali —. Processo che il nostro assistito potr affrontare a da cittadino libero. Il moldavo si proclama innocente. In Germania c’ stato dopo il crollo del Muro di Berlino. Faceva il muratore e come tanti suoi connazionali lavoravamo in nero nei cantieri — racconta per bocca di Mondin e De Meo —. Il contratto regolare l’ho trovato in Italia.

15 aprile 2019 (modifica il 15 aprile 2019 | 14:10)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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