il segreto dei Kings ispirato da Beethoven


De’Aaron Fox una mosca bianca nel mondo Nba. Nelle sue orecchie prima delle partite le cuffie spingono Beethoven e Bach. Le sue passioni sono i videogiochi e i cartoni animati giapponesi. Passatempi che il quasi 21enne (potr festeggiare il suo compleanno con un drink il 20 dicembre) di Sacramento riesce a soddisfare tutti contemporaneamente. Perch le folli accelerazioni che mette in mostra sul parquet, le stesse che stanno facendo volare i suoi Kings, sono solo una parte del campionario. Il suo segreto tutto nella testa. Una testa davvero speciale…

De’Aaron Fox, 20 anni, seconda stagione a Sacramento. Ap

De’Aaron Fox, 20 anni, seconda stagione a Sacramento. Ap

multitasking
Fox un degno esponente della generazione del III millennio. La sua principale caratteristica, infatti, si chiama multitasking, quella specifica capacit di svolgere pi azioni contemporaneamente, tutte con la giusta concentrazione: “Sapete che gli scienziati hanno pi volte provato a dimostrare che il multitasking non esiste? Ecco, io sono la prova vivente che si sbagliano! Secondo me possibile, eccome!” raccontava a Bleacher Report. Spiega Fox: “Se c’ una partita Nba o di college basket in TV la guardo, ma nel frattempo gioco a qualche videogioco – Call of Duty, GTA e NBA2k (“Ho imparato il crossover usando Allen Iverson”) i suoi preferiti ndr -, il tutto con un computer acceso sul quale guardo video su Youtube, magari mentre scrivo a qualche amico sul mio telefono”. La sua beautiful mind gli da enormi vantaggi anche sul parquet. Il primo ad accorgersene stato John Calipari, suo coach a Kentucky: “Quando gioca De’Aaron si viaggia alla massima velocit e la sua mente riesce a seguire tutto alla perfezione. Fuori, sul campo, si vola ma dentro lui ha sempre tutto sotto controllo”.


predestinato
Avere il dono del multitasking non basta per arrivare a essere una delle pi luminose giovani stelle in Nba. Per farcela ci vuole talento, e De’Aaron ne ha da vendere. La sua storia col basket nasce da predestinato, come racconta pap Aaron: “A 7 anni fece la sua prima partita per la squadra della chiesa. A fine primo tempo aveva gi segnato 30 punti. Sono andato da lui durante l’intervallo e gli ho detto che, se voleva, poteva anche smettere di tirare per il resto della partita”. Ma questo stato solo l’inizio. La prima schiacciata arriva quando ancora alle scuole medie, viene nominato miglior giocatore del Texas al suo primo anno alla Cypress Lake high school, inizia a bazzicare tornei di prestigio come il McDonald’s All-American e il Jordan Brand Classic, prima di arrivare a Kentucky e chiudere il suo primo (e unico) anno a 16.7 punti, 4.6 assist e 1.5 palle rubate, trascinando i Wildcats alle Elite Eight con un capolavoro da 39 punti in faccia a Lonzo Ball e la sua UCLA. Le porte del Draft gli si aprono nel 2017, De’Aaron ci arriva con l’etichetta da “nuovo John Wall” e con lo sguardo fisso su Russell Westbrook, il suo giocatore preferito.

nba
I Kings lo selezionano alla quinta chiamata, puntando su di lui per l’ennesimo tentativo di rilancio della franchigia. La stagione da rookie passa tra alti e bassi e Fox che sembra portarsi dietro gli stessi difetti del primo Wall, soprattutto per quanto riguarda la gestione del ritmo e delle scelte. I suoi numeri, per, sono lievitati in questa stagione: 17.6 punti (contro gli 11.6 del 2017-18) con 47% dal campo, 7.3 assist e 3.5 rimbalzi a partita. il gioiellino di un backcourt, assieme a Buddy Hield, che ha trasformato i Kings in una squadra che sa vincere (6 successi su 9 partite a dicembre) e divertire. La sua prossima tappa il premio di giocatore “pi migliorato” della stagione: anche se un secondo anno, le premesse ci sono tutte…


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