Il reporter americano (progressista): «Dite ai ragazzi che la marijuana fa male»


Anche se non paragonabile all’uso di droghe «pesanti», il consumo di marijuana può avere effetti nocivi per la salute — soprattutto quella dei giovani — aggravando o addirittura provocando sindromi psichiche, stati d’ansia, comportamenti violenti e anche patologie serie, dalla schizofrenia alla paranoia. Nell’America che sta liberalizzando la cannabis per usi medici (in 23 Stati) e anche per gli usi cosiddetti ricreativi (in altri 10 Stati), il libro-denuncia Tell Your Children, appena pubblicato da una delle case editrici più autorevoli, Simon & Schuster, arriva come un fulmine a cielo (quasi) sereno.

Non è la destra religiosa

Lo è soprattutto per l’identità dell’autore che non viene dalla destra religiosa né dal mondo conservatore reaganiano che ha sempre esteso la sua battaglia contro le droghe anche alla marijuana: Alex Berenson è un progressista. Per molti anni giornalista investigativo e reporter di guerra del New York Times (due periodi di corrispondenza dall’Iraq), ha cominciato a scrivere romanzi e spy story ottenendo un successo talmente vasto da spingerlo, nel 2010, a lasciare il Times per dedicarsi solo alla fiction. Il libro appena uscito, però, non ha nulla di romanzesco: è il ritorno al lavoro investigativo, una ricerca accurata dei fatti e un esame dei pregiudizi (anche suoi), stimolata dai confronti con la moglie: una psicologa specializzata nello studio dei comportamenti criminali. Legato sentimentalmente alle sue esperienze giovanili di consumatore occasionale di marijuana nel campus universitario, Alex non aveva mai preso sul serio le denunce dei conservatori sui rischi connessi al suo uso. Ma quando la moglie lo ha messo davanti ai dati sui casi di cui si è occupata, nei quali emerge un collegamento tra uso di cannabis e comportamenti psicotici o violenti, si è rimesso a fare il giornalista scoprendo senza troppa fatica una vasta mole di studi — da quelli di un avvocato indiano del Punjab risalenti all’Ottocento a quelli recentissimi (2017) della National Academy of Sciences americana, passando per ricerche del British Medical Journal e per studi scientifici fatti in Olanda, Svezia e Nuova Zelanda — tutti convergenti nel denunciare i rischi psichiatrici connessi al consumo di marijuana. Rischi seri soprattutto per gli adolescenti il cui cervello non è ancora completamente formato e per chi ha storie di malattie psichiatriche in famiglia.

L’onda liberalizzatrice

Berenson è consapevole di andare controcorrente, visto che l’onda liberalizzatrice è spinta da un radicale cambio di umore dei cittadini sulla marijuana: secondo i sondaggi del Pew Research Center oggi il 62 per cento degli americani è a favore della liberalizzazione, più del doppio rispetto a vent’anni fa. Ma lui non si ferma e, anzi, accusa la sinistra: «Ho l’impressione che sulla cannabis abbia sviluppato un’insensibilità rispetto all’evidenza dei fatti analoga a quella della destra sulle evidenze dei mutamenti climatici».

Depenalizzazione (giusta)

L’autore non mette in discussione la depenalizzazione che gli pare giusta, anche per porre fine a una lunga stagione di incarcerazioni di massa per reati, anche lievi, connessi alla droga. In fin dei conti anche l’abuso di alcol ha effetti gravi, ma non per questo l’ubriaco va in galera. Quella che contesta è la totale liberalizzazione: l’apertura di un mercato nel quale chi investe nel nuovo business cerca di espandere il più possibile i consumi presentandoli come alla moda e privi di rischi. Americani con la guardia abbassata, ragiona Alex, forse per gli stessi suoi motivi: il ricordo di innocue esperienze giovanili. Solo che la marijuana di allora aveva un contenuto di THC, il principio attivo, limitata all’1-2 per cento, mentre quella potenziata che circola oggi ha una percentuale di THC molto più elevata. Il dibattito è destinato a proseguire. Sulle due sponde dell’Oceano. Proprio ieri in Italia Beppe Grillo ha rilanciato la proposta di legge presentata dal senatore M5S Matteo Mantero: «Trovate qualche motivo per non legalizzare la marijuana?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

10 gennaio 2019 (modifica il 10 gennaio 2019 | 21:24)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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