Il Giappone potrebbe riprendere la caccia alle balene (anche) per fini commerciali


Il Giappone sta valutando la possibilit di ritirarsi dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc), cos da poter riprendere la caccia ai cetacei a fini commerciali. Lo ha riferito l’agenzia Kyodo News, citando fonti governative e precisando che qualora l’abbandono dovesse essere finalizzato le navi nipponiche probabilmente concentrerebbero le loro attivit intorno alle acque del Giappone e nella zona economica esclusiva giapponese (che si estende per 370 km dalla costa del Paese).

I dissidi all’interno della Commissione

La scelta finale arriver a breve: per lasciare l’Iwc nel 2019 Tokyo dovr notificare la propria decisione entro il 1 gennaio. L’annuncio giunge dopo decenni di scontri all’interno della Commissione, con aspre critiche da parte dei Paesi contrari alla caccia alle balene. da oltre trent’anni che il Giappone tenta di riprendere la caccia commerciale delle specie di cetacei relativamente pi abbondanti come la balenottera minore, ma ha sempre rinunciato a fronte della ferma opposizione di Australia, Nuova Zelanda e Unione Europea. Lo scorso settembre, durante la riunione internazionale dell’ente in Brasile, Tokyo aveva minacciato di riconsiderare la propria adesione all’Iwc, a causa del voto contrario della maggioranza dei Paesi membri ad autorizzare la caccia sostenibile dei cetacei.

Il moratoria sulla caccia commerciale

La pratica della baleneria in acque internazionali disciplinata dalla Convenzione internazionale per la regolamentazione della caccia alle balene (Icrw, siglata il 2 dicembre 1946), che mira a provvedere alla corretta conservazione degli stock di balene e a rendere possibile un ordinato sviluppo dell’industria baleniera. La Commissione internazionale per la caccia alle balene, braccio operativo dell’Icrw, lavora per tenere sotto controllo ed eventualmente rivedere le misure previste nel preambolo della Convenzione. La Commissione nel 1986 ha posto una moratoria sulla caccia commerciale alle balene e nel 1994 ha istituito il Santuario dei Cetacei dell’Oceano del Sud per proteggere i cetacei che vivono l.

I permessi a scopo scientifico

Tuttavia, l’articolo VIII della Convenzione prevede una deroga che consente ai governi degli Stati membri di rilasciare permessi per la baleneria a scopo scientifico. Puntualmente il Giappone emette tali permessi per i propri balenieri e in particolare per l’Istituto di Ricerca sui Cetacei: per questa ragione ogni estate i cacciatori nipponici uccidono indisturbati centinaia di balene. L’anno scorso ben 330 balenottere minori sono state massacrate in Antartide, scrive l’organizzazione di protezione ambientale Wwf. Eppure i sondaggi ci dicono che appena l’11% dei giapponesi consuma ancora carne di balena e si dice favorevole a questa attivit. Uno schiacciante 90% non vuole pi saperne.

Il divieto inascoltato de L’Aia

La caccia alle balene avviene appunto in Antartide, zona pluri-giurisdizionale rivendicata da diversi Paesi. Nel 2008 un tribunale federale australiano ha emesso un’ingiunzione contro i balenieri giapponesi che pretendono di cacciare nel Santuario dei Cetacei australiano; nonostante ci il Giappone ha continuato la propria caccia scientifica. L’Australia, sostenuta dalla Nuova Zelanda, ha deciso allora nel 2010 di portare la baleneria scientifica giapponese davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia (il massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite) per far dichiarare illegale questa pratica, che persegue in realt uno scopo esclusivamente commerciale. Sebbene nel 2014 l’Aia avesse deciso che il programma di caccia alle balene della flotta nipponica dovesse terminare, Tokyo non ha mai cessato la propria attivit.

20 dicembre 2018 (modifica il 21 dicembre 2018 | 16:27)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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