I risultati del Ris: a Corinaldo tracce di peperoncino, ma niente impronte


ANCONA – I ragazzi non si erano sbagliati. Quella sera qualcuno spruzzò sulla folla il contenuto di una bomboletta spray al peperoncino. E il panico fece il resto. Albeggiava, quando l’ultima ambulanza lasciò la «Lanterna Azzurra» di Corinaldo, un locale scalcinato più che una discoteca. Nella calca indicibile di quella notte, fra il 7 e l’8 dicembre 2018, morirono cinque ragazzini e una mamma di quattro figli, davanti all’uscita di sicurezza numero 3, la più vicina al punto dello spruzzo.

Odore di peperoncino

Furono gli stessi ragazzi, appunto, a parlare fin dall’inizio di un forte e acre odore di peperoncino, degli occhi che bruciavano e della fatica di respirare. Adesso la conferma ai loro racconti arriva dalla Sezione chimica, esplosivi e infiammabili dei Ris di Roma, che ha prelevato dalla «Lanterna Azzurra» centinaia di campioni e ne ha analizzato (per ora) 118, tutti presi da terra. Il risultato è scritto nella breve relazione preliminare arrivata venerdì mattina sul tavolo della procuratrice di Ancona, Monica Garulli, proprio durante la visita in città del capo dello Stato. Ai parenti delle vittime il presidente Sergio Mattarella ha parlato dell’«esigenza che si faccia giustizia» perché «una tragedia di questo tipo stride con ogni criterio di civiltà».

Gli esperti del Ris

Gli esperti del Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri scrivono nella loro relazione che «le analisi hanno consentito di identificare sulla maggior parte dei campioni la presenza dei due principali componenti degli estratti di peperoncino, ovvero la capsaicina e la diidrocapsaicina, entrambi responsabili dell’azione irritante sugli occhi e sulle mucose. Tali componenti sono presenti come estratto oleoso nelle bombolette spray per autodifesa».

Il ritrovamento

Una piccola bomboletta spray al peperoncino fu in effetti ritrovata, proprio vicino all’uscita numero 3, ma sulla sua superficie non sono state rilevate impronte, quindi non sarà da quel reperto che si arriverà al nome di chi ha originato il panico. Non c’è, per intenderci, l’impronta di un ignoto da confrontare con quella del minorenne sospettato di aver creato il panico e indagato dalla Procura dei minori per omicidio preterintenzionale plurimo e lesioni dolose.

Un nuovo metodo

Per stabilire da quale area del locale «si è verosimilmente generato l’evento» il Ris ha sviluppato per la prima volta nella sua storia un metodo quantitativo. Finora i suoi esperti erano sempre stati chiamati semplicemente a identificare la sostanza. Stavolta l’hanno cercata per quantità. Hanno tracciato planimetrie che mostrano la concentrazione dei componenti del peperoncino: più alta nel punto incriminato, diciamo così. Cioè il più vicino all’uscita numero 3.

La sera della strage

Quella sera di dicembre diverse centinaia di adolescenti — molti accompagnati dai genitori — erano arrivati in quel posto in mezzo al nulla per vedere da vicino anche solo un istante, per farsi firmare un autografo o per fare un selfie con l’idolo della serata, il trapper Sfera Ebbasta. Un dj-set attesissimo. Ma Sfera si era fatto aspettare ben oltre l’orario segnato sui biglietti e, mentre tutti ballavano sperando che lui arrivasse da un momento all’altro, qualcuno ha spruzzato lo spray al peperoncino. Forse per approfittare della ressa e strappare catenine o rubare oggetti di valore, si è ipotizzato. È andata molto peggio. Una folla incontrollabile è corsa verso l’uscita più vicina. Si è creato un imbuto. Dietro premevano tutti, davanti non respiravano più. Poi la balaustra ha ceduto e quel groviglio di ragazzini è venuto giù tutto assieme, in una matassa umana indistricabile. È così che hanno perso la vita Eleonora Girolimini, 39 anni, Asia Nasoni, 14, Daniele Pongetti, 16, Benedetta Vitali, 15, Mattia Orlandi, 15, ed Emma Fabini, 14.

15 marzo 2019 (modifica il 15 marzo 2019 | 21:10)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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