Giulio Tremonti, appunti sul futuro nel saggio «Le tre profezie» (Solferino)


Ci sono tre Manifesti che spuntano nelle pagine del libro appena scritto da Giulio Tremonti. Quello del Partito Comunista, di Karl Marx; quello di Facebook, scritto da Mark Zuckerberg; e quello di Ventotene, radice dell’europeismo prevalente oggi. I secondi due non gli piacciono a 360 gradi; alla forza di visione del primo rende invece omaggio. Di base, l’ex ministro dell’Economia e delle Finanze non uomo di Manifesti e di utopie: preferisce l’analisi, semmai i progetti. Dunque, usa parte dello scritto di Marx per illuminare un pezzo della realt odierna ma vede nelle elaborazioni del fondatore di Facebook e degli intellettuali alle radici dell’idea di Europa federale qualcosa dalle conseguenze nefaste.

Esce il 15 aprile  in libreria per Solferino
Esce il 15 aprile in libreria per Solferino Le tre profezie. Appunti per il futuro di Giulio Tremonti (pagine 176, euro 16). Il libro sar disponibile anche in edicola da mercoled 17 aprile

D’altra parte, il filosofo ed economista tedesco una delle figure che danno il titolo al libro: Le tre profezie. Appunti per il futuro, edito da Solferino, da domani in libreria. Zuckerberg e i confinati di Ventotene, invece, nella lettura dell’autore non sono profeti ma teorici il primo di un mondo digitale caratterizzato da sette vizi tremendi, il secondo di un’Europa che sta troppo somigliando alla Repubblica di Weimar. Nello scritto, Tremonti torna su temi da lui da tempo studiati, la globalizzazione, le nuove tecnologie, la finanza. Questa volta, lo fa con una visione lunga, per dire che i grandi fenomeni che stanno destabilizzando il mondo, soprattutto l’Europa, sono spiegabili, sono frutto di errori e possono essere affrontati. Soprattutto, sono forse meno nuovi, o meno eccezionali nella loro straordinariet, di quanto ci appaiano. In fondo, qualcuno li aveva intuiti. E non ieri.

Le tre profezie che danno il titolo al libro sono in effetti affascinanti. Quella di Marx nel Manifesto, All’antico isolamento nazionale subentrer una interdipendenza universale, che la visione della globalizzazione. Quella di Goethe nel Faust, I biglietti alati voleranno tanto in alto che la fantasia umana per quanto si sforzi mai potr raggiungerli, cio il potere non solo delle banconote ma delle cambiali mefistofeliche e l’incontrollabilit dell’et digitale. E quella di Leopardi nello Zibaldone, Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe pi cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che Cosmopolita, non si am n Roma n il mondo: non solo ancora la globalizzazione ma anche l’Europa, le Nazioni, gli Stati, e la crisi. Dopo circa due secoli — scrive Tremonti — il futuro arrivato: le prime due profezie riguardano le cause del mondo nuovo nel quale riteniamo di vivere e la terza gli effetti che vivremo in una dimensione sempre pi caotica e drammatica.

Professore universitario, Giulio Tremonti (Sondrio, 1947)
Professore universitario, Giulio Tremonti (Sondrio, 1947) stato pi volte ministro dell’Economia e delle Finanze nei governi Berlusconi

Anche sulla base dei suoi meeting internazionali da ministro, l’autore sostiene che la globalizzazione non stata spontanea, avvenuta in presenza di una mente collettiva, formata da uomini potenti e pensanti, anglosassoni ed europei, politici e illuminati, accademici e finanzieri, affaristi, tecnici e visionari. Non un complotto: pi un errore, perch avrebbe dovuto essere condotta in tempi pi lunghi e pi saggiamente. Ci ha prodotto guasti profondi, compresa la nascita di una antropologia globale, un mondo dove l’influencer divenuto il profeta, con aberrazioni culturali che, nella visione pur poco democratica di Nietzsche, ne giustificano la previsione di una nuova umanit, di un gregge di armenti senza guida… un tipo d’uomo plebeo in fin dei conti discretamente odioso. Oggi arrivata la crisi di questa mondializzazione e si tratta solo dell’inizio: La giovane talpa populista sta infatti salendo in superficie, nutrita dallo spaesamento di grandi numeri di cittadini. Marx aveva ragione, se non per il fatto che questi non sono comunisti ma diversamente rivoluzionari.

La seconda profezia, quella di Goethe, utilizzata da Tremonti per raccontare sette vizi digitali che stanno ricostituendo l’uomo-massa, dove la gratuit dei servizi online pu diventare una forma di schiavit: la violenza dell’obbligo di essere digitali, e quindi controllati, per esistere. I sette vizi sono: la mutazione della forma mentis; la mutazione della forma fisica, attraverso protesi materiali e immateriali; il cambiamento del senso del lavoro, mostrato dall’idea di Bill Gates e Zuckerberg di nuove forme di reddito e di tassazione dei robot; l’uomo schedato; l’uomo mutante a causa della Realt aumentata; il voto politico deciso dalla rete; i Big Data, il petrolio che crea squilibri moderni globali. Non detto che tutto questo termini in tragedia, dice Tremonti: Finisce la Notte di Valpurga e Faust torna a vedere la luce, perch riacquista la sua anima.

La profezia numero tre, intitolata Weimar, quella pi politica del libro. Si parla soprattutto di Europa, dello splendido Trattato di Roma del 1957 che cre la Comunit economica europea e dell’avventurista Trattato di Maastricht del 1992 che la trasform in entit politica, quest’ultimo paragonato da Tremonti al Congresso di Vienna in cui si stabil un nuovo equilibrio europeo post-napoleonico ma che di fatto dur poco pi di due decenni. L’analisi dell’autore sulle vicende europee negli anni successivi alla fine della Guerra fredda brillante e originale — a cominciare dalle similitudini con la Repubblica di Weimar: da sola varrebbe la lettura del libro. E apre una riflessione pi che dovuta sul Manifesto di Ventotene del 1941, secondo l’autore madre e padre dell’idea di federazione europea che deve annichilire gli Stati-Nazione e dal quale nel tempo germogliata e poi maturata l’avversione di molti cittadini a una Ue che oggi ha la forma di una piramide rovesciata, con troppo poteri in alto e pochi al livello delle comunit nazionali. In fondo, una delle origini del populismo e del sovranismo che si sono diffusi nel continente.

Giulio Tremonti al suo meglio: un po’ storico e un po’ politico, che parla di economia ma anche di diseredati, di Brexit problema della Ue e di Shakespeare. Soprattutto, che esce dalle letture rafferme che spesso si danno delle crisi che ci sentiamo addosso. Niente di ordinario.

13 aprile 2019 (modifica il 13 aprile 2019 | 20:35)

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