De Ligt, il “cicciottello” che ha affondato la Juventus e…non poteva giocare nell’Ajax! – Il Posticipo


Il destino, specialmente quello calcistico, dipende da una combinazione di fattori. Intanto un talento innato può certamente aiutare, anche se la testa non è esattamente al posto giusto. Ma per chi non nasce già calciatore, serve qualcosa in più. La perseveranza, il lavoro, la fiducia in se stessi. E anche quella degli altri, perchè non è poi detto che a chi è destinato alla grandezza vengano subito date opportunità. Che ci si creda o no, è il caso di Matthijs de Ligt, che a diciannove anni è capitano dell’Ajax, ma che ha rischiato di non giocare mai con i Lancieri.

TALENTO – Tutta colpa di qualche chilo di troppo, come racconta ESPN. E dire che il ragazzino è entrato a far parte del vivaio del club olandese a neanche dieci anni, ma ci è voluto…l’intervento di papà. Meglio andare per ordine. Anno 2009. Come spiega il giornalista olandese Henk Spaan, De Ligt gioca con le giovanili dell’Abcoude, quando il club avvisa la squadra di Amsterdam che c’è nelle sue fila un talento da non perdere. I Lancieri, sempre molto attenti a scovare campioni già in tenera età, fanno visionare il difensore da un osservatore. Il talento, senza dubbio, c’è. Ma c’è anche un problema non indifferente: il ragazzino…è sovrappeso. Il che per gli standard dell’Ajax può essere un problema.

GRAZIE PAPÁ –  Ma per fortuna…arriva De Ligt senior. Che in fondo non fa nient’altro che rimanere fuori dal campo a guardare suo figlio giocare. Ma la corporatura del papà del difensore convince l’osservatore dei Lancieri. Il signor De Ligt è magro e slanciato, proprio come diventerà suo figlio una decina di anni dopo. Un fisico da atleta olimpico, senza più un filo di grasso. E che gli permette di staccare in mezzo a due difensori avversari per colpire di testa e segnare un gol che vale una semifinale di Champions. Tutto è bene, dunque, quel che (almeno per l’Ajax) finisce bene. Ma nonostante questo, a De Ligt è rimasto un piccolo ricordo di quei momenti di infanzia quando aveva qualche chilo in più. Qualcuno in squadra lo chiama ancora “fatty”, cicciottello. Ma c’è da scommettere che il diciannovenne col carisma di un veterano non si arrabbia mica…




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