“CR7 è qualcosa di già visto, la rivoluzione vera l’ha fatta il Fenomeno. Ho rischiato di morire, sono stati due mesi complicati…” – Il Posticipo


Forza, istinto e un pizzico di buona sorte, anche quando il calcio non c’entra. Sebastien Frey “ha parato” la morte: lo scorso marzo l’ex portiere ha rivelato ai suoi fan di essere sparito dai social per un grave problema di salute. Un virus lo ha completamente debilitato costringendolo al ricovero d’urgenza in ospedale. Il peggio per fortuna sembra alle spalle e l’ex giocatore francese oggi si gode il calcio da spettatore con l’entusiasmo di sempre: lo stesso fatto intravedere negli esordi con la sua Inter, ma soprattutto negli anni a Parma e Firenze, dove non è mai stato dimenticato. Giocare con Ronaldo il Fenomeno ha cambiato la sua prima vita, nella seconda invece si rivede nell’esplosivo David De Gea. E chissà che un giorno “Seba” non ritorni in campo per allenare i portieri del futuro.

Sebastien, le manca giocare? Il calcio consuma un po’?
Da quando ho smesso, a livello agonistico, non mi è mai mancato perché smettere è stata una mia scelta. Non mi manca giocare. Faccio tante partite in giro per il mondo con gli ex giocatori e sono ancora in contatto col calcio. Oggi vivo bene senza quello “vero” dopo tanti anni bellissimi: in fondo è stato la mia passione. Consuma psicologicamente e fisicamente. Poi io ho avuto un paio di infortuni abbastanza grossi… Ad alti livelli arrivi a un certo punto in cui sei un po’ stanco ed è stato il mio caso: è uno dei motivi per cui ho deciso di smettere.

Che cosa ha fatto dopo aver smesso?
Per un bel po’ di mesi non ho fatto niente! Mi sono rilassato, avevo bisogno di staccare, sono tornato a casa a Nizza. Poi ho lavorato un po’ con l’Inter e ho giocato con gli ex nerazzurri: sono eventi molto piacevoli. Ogni tanto vado a vedere qualche partita però il mio rapporto col calcio a livello professionale è completamente cambiato.

Come vanno le cure dopo il grosso problema di salute che ha avuto?
Lo sto affrontando con coraggio e con fatica perché ho un po’ di dolori articolari. Sto facendo cure di crioterapia. Non è stato un periodo facile perché mi sono dovuto confrontare direttamente con la morte: il mio dottore ha detto che ho rischiato di non farcela. Da una parte mi sento fortunato, dall’altra ho avuto due mesi di grande sofferenza fisica e psicologica perché sono stato molto debilitato fisicamente. Quando uno è stato un atleta, dover ricominciare a camminare e ripartire da zero non è facile. Però sono venuto fuori da questo periodo e sono contento. C’è ancora un po’ di strada da fare per tornare a essere come prima, ma sto andando avanti piano piano.

Lei è il terzo straniero più presente in Serie A, ma Samir Handanovic è pronto a superarla…
Sono molto orgoglioso di questa statistica. Sento di poter dire che non devo ringraziare nessuno per la mia carriera: quello che ho conquistato me lo sono sudato con le mie mani. Samir si è confermato un grande portiere, uno dei più forti del campionato ed è sempre stato costante. Gli auguro di superarmi: significa che giocherà ancora per un po’.

Mandatory Credit: Mike Hewitt /Allsport
Mandatory Credit: Mike Hewitt /Allsport

Come è stato il periodo all’Inter?
È stato magico ritrovarsi a 18 anni in una realtà simile con Ronaldo il Fenomeno, Zamorano, Simeone, Zanetti, lo zio Bergomi, Pagliuca, Djorkaeff. Allenarmi tutti i giorni con questi campioni è stato un privilegio e mi sento fortunato.  Devo ringraziare l’Inter per aver puntato su di me: grazie a loro sono riuscito a diventare quello che sono diventato.

Quale è stato il suo momento più bello all’Inter? E quello più brutto?
Ci sono stati tanti momenti belli. Penso alla gara contro il Real Madrid in Champions con due gol di Roberto Baggio: è stata una grande emozione, io ero in panchina. Quella sera San Siro è venuto giù, lo stadio è esploso. Il momento più brutto ovviamente è stato il derby perso in campionato col Milan 6-0, un derby che non è stato giocato, in cui abbiamo subito dal primo all’ultimo minuto. Per una partita così bella devo ammettere che è stato un po’ un peccato.

Quanto è complicato lavorare all’Inter?
È come in qualsiasi grande squadra: sei sotto gli occhi di tutti sempre, in campo e fuori dal campo. Hai un’immagine da difendere: rappresenti un’azienda e devi essere impeccabile dal punto di vista professionale, ma è il bello delle grandi squadre. L’Inter ha avuto un periodo un po’ caotico dal punto di vista organizzativo, però da un po’ di anni all’interno della società è stato fatto un po’ di ordine e vedo segnali molto positivi.

(Photo by Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images)
(Photo by Danny Gohlke/Bongarts/Getty Images)

Come vede la sfida con l’Empoli? L’Inter si gioca tantissimo all’ultima giornata…
È per quello che il tifoso interista è innamorato di questa squadra (ride, ndr). Se la squadra avesse vinto le due partite precedenti sarebbe stato tutto troppo semplice, i tifosi lo sanno. All’Inter non piacciono cose semplici e banali… Mi auguro che tutti siano consapevoli che la squadra deve tornare in Champions e deve rappresentare l’Italia in Europa perché l’Inter è un grande club. Mi auguro che stiano preparando la partita consci della sua importanza a livello economico. Giocare in Champions dà visibilità: vorrebbe dire rivedere i colori nerazzurri nell’Europa che conta.

L’impatto di Ronaldo il Fenomeno sul calcio italiano è stato più significativo rispetto a quello di CR7?
Assolutamente sì. Penso che Cristiano Ronaldo sia il giocatore più grande della sua generazione: lui e Messi sono due extraterrestri, ma fanno cose che abbiamo già visto. Ai miei tempi quello che faceva Ronaldo non si era mai visto: era un giocatore completo, forte fisicamente e tecnicamente fenomenale. Il suo arrivo è stato rivoluzionario per la fase offensiva. I tifosi interisti ti diranno sempre che quello che faceva Ronaldo non lo hanno mai visto fare a nessun altro ed è la verità: io mi sono allenato con lui per due anni e l’ho visto. In allenamento, quando eri in porta, ti veniva voglia di metterti a mangiare popcorn mentre lo guardavi. Era veramente qualcosa di unico.

Ha un ricordo particolare legato a Ronaldo?
Una volta nel periodo di Natale eravamo ad Appiano e a un certo punto abbiamo visto arrivare un camion della Nike, di cui Ronaldo è ambasciatore a vita. Quella volta aveva ordinato dei regali per tutti noi: Ronnie è stato uno dei primi giocatori ad avere una linea di prodotti personali realizzati da uno sponsor. Mi ricordo un cappellino, un orologio della Nike: averne uno nel ’98 era una figata pazzesca. Ricordo anche un paio di scarpe. Io ero arrivato da sei mesi appena e per me Ronaldo era quello dei cartelli pubblicitari della Pirelli sparsi per tutta Milano, ma oltre a essere il Fenomeno in campo aveva pensato a tutti noi: era un ragazzo molto semplice e generoso e questo gli fa onore.




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