Antonio Moresco, viaggio notturno alla fine del mondo


È un j’accuse contro l’umanità sulla via della propria autodistruzione quello che Antonio Moresco lancia dalle pagine del suo ultimo libro, Il grido (Sem, Società Editrice Milanese, pagine 204, euro 16). Un pamphlet apocalittico, che, come già Lo sbrego uscito nel 2005 e oggi in ristampa, contamina il saggio polemico con suggestioni narrative, autobiografia e dialogo intimo con gli scrittori, i poeti, i filosofi che nella vita dell’autore mantovano più hanno contato.

Moresco prende qui «di petto» un argomento già toccato in altre «pagine sparse», la fine dell’umanità cui fin dagli esordi va profetizzando i giorni contati per effetto di scelte miopi e «logiche suicide», imposte dall’economia e incorreggibili dall’interno, perché non si risolve un problema, per dirla con Einstein, «con le stesse modalità di pensiero che l’ha creato».

Il libro di Antonio Moresco, «Il grido», è pubblicato da Sem (Società Editrice Milanese), pagine 204, euro 16
Il libro di Antonio Moresco, «Il grido», è pubblicato da Sem (Società Editrice Milanese), pagine 204, euro 16

Nel corso di una passeggiata notturna che funge da cornice narrativa, in un continuo, ideale colloquio con l’amato Leopardi, Moresco si scaglia contro tutti e tutto: sociologi, scrittori, ambientalisti, uomini e donne impegnati in una lotta fra i sessi in cui la presunta emancipazione delle seconde diventa una nuova sottomissione, l’economia assurta a teologia, democrazie sempre più di facciata e un’informazione schiava del potere. Ma lancia anche l’allarme contro chi trama nell’ombra la guerra atomica o una pandemia per spazzare un pianeta sovraffollato, teatro a suo dire, nel prossimo futuro, di ondate di migranti e rifugiati climatici molto più massicce rispetto ai flussi odierni, per la verità difficilmente conciliabili con l’idea di una vicina estinzione.

Intanto, la passeggiata si fa vertigine onirica nella discesa in una sorta di moderno girone infernale. Nei sotterranei di un gabinetto pubblico governato da una severa custode, è la volta di un serrato confronto con i più diversi «compagni di viaggio» e di formazione che si materializzano attraverso le loro parole o le loro opere: Nietzsche e Freud, Balzac e Maria Callas, Marx e l’apostolo Giovanni, Kafka e Michel Houellebecq, Rembrandt e Cervantes, Goya e van Gogh, perfino Elvis Presley. Alcuni si limitano a una fugace presenza, molti discutono animatamente con lo scrittore di vita, letteratura e fine del mondo, impegnati nell’espletamento dei loro bisogni fisiologici.

La risalita in superficie, lungi da alleggerire la tensione, assume tratti da incubo. Il tempo improvvisamente non è più lineare e il paesaggio distopico, ricoperto da una fitta vegetazione nera, irto di ostacoli. Ancora una volta si fa spazio un’immagine letteraria, quella di una vita umana inquinata alle radici, preludio della deflagrazione annunciata da Italo Svevo nella conclusione de La coscienza di Zeno. E non c’è neppure bisogno dell’ordigno, a fare da detonatore e da esplosivo è stata la specie umana e solo un’alleanza fra gli uomini finalmente liberi dai loro egoismi, la «social catena» caldeggiata da Leopardi nella Ginestra, potrebbe consentire un’indispensabile inversione di rotta. O forse è perfino venuto il momento del congedo dalla letteratura, sembra indicare la casa dello scrittore che si scorge distrutta in lontananza.

Ma ecco un’ultima, ennesima apparizione, la carrozzella dell’astrofisico Stephen Hawking, che fluttua nell’aria come un soggetto di Chagall, e un suono che trafigge orecchie e cuore. È un canto di bambini, già avvertito, ricorda bene Moresco, durante la stesura del romanzo L’addio. Insieme al sole che sorge all’improvviso squarciando il paesaggio e alla comparsa di un «filiforme ciclista d’acciaio», riaffiorato dalle memorie dell’infanzia, pare aprire uno spiraglio di speranza in mezzo al cupo catastrofismo che percorre le pagine del libro.

La pubblicazione de Il grido per i tipi di Sem, che di Moresco ha acquistato l’intero catalogo, è una delle tappe, «non di un azzardo, ma di un percorso intensamente voluto — spiega Antonio Riccardi, direttore editoriale del gruppo milanese — motivo di orgoglio per una realtà piccola ma vulcanica come la nostra». Fra ristampe e novità, in programma ci sono dodici titoli — il prossimo, ad aprile è Lo sbrego — in una collana dedicata.

13 marzo 2019 (modifica il 13 marzo 2019 | 21:51)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




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