A bordo della «Bob Barker», la nave di Sea Shepherd che sfida i criminali del mare


Quelli di Sea Shepherd la chiamano la Gloriosa. Un po’ perch stata una delle prime navi della flotta dell’associazione, che oggi conta 14 imbarcazioni. Ma anche e soprattutto perch la Bob Barker sempre stata in prima linea nelle missioni pi ardite che gli ecopirati del capitano Paul Watson hanno condotto negli ultimi decenni in difesa della fauna marina negli oceani di tutto il mondo. Come l’operazione Icefish, che l’ha vista protagonista dell’inseguimento record ad una nave di bracconieri, durato 110 giorni in tre diversi oceani e concluso con l’autoaffondamento del vascello dei bracconieri. O come le tante operazioni in Antartide in difesa dei cetacei cacciati dalla flotta baleniera giapponese con il pretesto della ricerca scientifica. Nel corso di una di queste venne speronata dall’enorme nave-mattatoio nipponica Nisshin Maru: il comandante fu costretto a lanciare il may day e questo interruppe per quell’anno la stagione di caccia, con il conseguente salvataggio di almeno un migliaio di balene.

Di nuovo in missione

La Bob, che per una sorta di legge del contrappasso un’ex nave baleniera norvegese, in questi giorni all’ancora a La Spezia per alcune operazioni di manutenzione. Ma ci rester ancora per poco — spiega Andrea Morello, presidente di Sea Shepherd Italia – perch gi pronta per la sua nuova missione. La destinazione ancora ignota e anche ai membri dell’equipaggio verr comunicata solo a poche ore della partenza. Funziona sempre cos. Un po’ perch non viene data troppa pubblicit preventiva alle operazioni anti-crimine condotte al fianco delle guardie costiere e delle autorit militari. E un po’ perch siamo pirati e possiamo anche all’ultimo cambiare rotta, andando dove c’ pi bisogno di noi. Perch sono pirati ma di quelli buoni e da tempo ormai collaborano con le forze di polizia. Operiamo in Paesi dove le autorit non hanno abbastanza risorse per azioni mirate contro l’illegalit dei mari – dice ancora Morello -: noi effettuiamo i pattugliamenti, loro procedono poi agli arresti. Anche per questo motivo la tradizionale livrea camouflage con le fauci di squalo sulla prua ha dovuto lasciare il posto ad un pi sobrio grigio militare.

Gli attacchi dei narcos

Una collaborazione, quella con le forze di polizia, che ha dato spesso ottimi risultati ma che espone Sea Shepherd anche a qualche rischio. Perch un conto sono i balenieri giapponesi, che per quanto spregiudicati e dotati anche di tecnologie militari, possono essere fronteggiati con determinazione senza troppi rischi. Cosa ben diversa avere a che fare con la criminalit organizzata. Come in Messico, nel golfo di California, dove i cartelli della droga controllano anche la pesca illegale al totoaba, un pesce la cui pinna natatoria considerata miracolosa dalla medicina tradizionale orientale e per questo sul mercato nero raggiunge quotazioni superiori a quelle della cocaina (non a caso il totoaba viene definito cocaina acquatica). Gi due volte l’equipaggio della Farley Mowat di Sea Shepherd ha subito tentativi di abbordaggio ed stato attaccato con sassi e bottiglie molotov da diverse imbarcazioni di bracconieri, rendendo necessario l’intervento della marina militare messicana.

Tra globicefali e delfini

Le operazioni di Sea Shepherd non riguardano soltanto mari lontani. Pi volte gli attivisti hanno cercato di fermare il massacro dei globicefali che ogni anno avviene nelle isole Far Oer, protettorato danese, dove un’antica e barbara tradizione, la grindadrp, prevede la mattanza di centinaia di esemplari di questi odontoceti, attirati a riva e poi sgozzati in acqua. Nei giorni scorsi la nave Sam Simon ha invece raggiunto le coste atlantiche francesi per documentare l’ecatombe di delfini che trascorrono l’inverno nel golfo di Biscaglia da parte di pescherecci che utilizzano metodi di cattura non selettivi delle spigole e i cui equipaggi abbandonano gli esemplari catturati accidentalmente e feriti condannandoli a morte certa.

Le campagne italiane

Anche l’Italia stata teatro delle campagne di Sea Shepherd che con l’operazione Siracusa, in collaborazione con la guardia costiera, ha liberato dalla pesca illegale l’area marina protetta del Plemmirio. E lo scorso anno con l’operazione Siso (dal nome che era stato dato ad capodoglio rimasto intrappolato in una rete tipo spadara) aveva rimosso al largo delle Eolie 52 postazioni illegali di cattura e recuperato circa 100 chilometri di corde di nylon utilizzate per la realizzazione di dispositivi di pesca abusivi. L’illegalit nei mari molto diffusa, gli oceani sono vasti e i criminali sanno che le autorit non riescono ad essere ovunque — commenta ancora Morello —. A volte poi si tende a sottovalutare la sofferenza dei pesci, che non parlano e che non sempre suscitano la stessa empatia di altri animali. Noi per non lo facciamo. E ogni volta che la fauna marina in pericolo, issiamo la nostra bandiera, molliamo gli ormeggi e partiamo. Sea Shepherd fatta cos.

22 febbraio 2019 | 13:43

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