«Viaggi senza ritorno»: ecco come si uccidono i cavalli nei mattatoi


Milano, 30 settembre 2014 – 21:03

Acquistati in Polonia, macellati in Puglia: le immagini girate dagli attivisti di Essere Animali che raccontano la tratta dei cavalli

Un viaggio di 2mila chilometri. Senza ritorno. A pochi giorni dalle polemiche scoppiate attorno alle dichiarazioni della ministra delle Riforme Maria Elena Boschi sulla sua «passione» per la carne di cavallo, arriva una video inchiesta (pubblicata in anteprima dal Corriere.it) che racconta gli ultimi giorni di vita di alcune delle decine di migliaia di cavalli (oltre 50mila) che ogni anno vengono macellati e trasformati in cibo per il mercato italiano. L’organizzazione Essere Animali ha documentato le tappe della tratta di questi animali dalla Polonia (principale Paese da cui vengono importati) alla Puglia (la regione dove viene macellata la maggior parte degli equini). L’obiettivo è quello di lanciare una campagna (dal sito www.viaggisenzaritorno.it ) per sensibilizzare l’opinione pubblica. «A differenza di altre investigazioni questo video non vuole denunciare violazioni della legge nel trasporto e nella macellazione degli animali ma la sofferenza, il dolore quotidiano e perfettamente legale – sottolinea Claudio Pomo, responsabile delle campagna di Essere Animali -. Crediamo che la maggior parte delle persone non sappia cosa c’è dietro la carne di cavallo e speriamo che questo documento serva a farli riflettere. Vogliamo fermare per sempre tutto questo».

I mercati della Polonia

La documentazione inizia in Polonia, nelle cosiddette «fiere», dove gli animali vengono acquistati e caricati sui camion che, dopo quasi due giorni di viaggio, li portano ai macelli pugliesi. Le immagini mostrano gli animali stressati, impauriti, feriti, legati anche per molte ore di seguito, caricati a forza sui mezzi.

«Ogni anno in Italia vengono macellati oltre 50mila cavalli, 30mila arrivano dall’estero»

«Secondo l’ultimo dato disponibile relativo al 2013, ogni anno in Italia vengono macellati 53mila cavalli – spiega Pomo -. Circa 32mila provengono dall’estero e la maggior parte dalla Polonia. Per questo abbiamo deciso di andare a vedere cosa accade lì. Le fiere dove i cavalli sono venduti sono dei mercati di paese, con musica e famiglie a passeggio, molti degli animali provengono dagli allevamenti, ma ci sono anche cavalli usati per i lavori agricoli nelle zone rurali e poi venduti quando diventano vecchi».

Verso il macello

Gli animali acquistati nelle fiere vengono quindi inviati a un centro di raccolta. Da qui saranno trasportati sino a un posto di controllo situato al confine italo-sloveno dove vengono visitati dai veterinari che danno l’ok all’importazione. Ogni automezzo può contenere circa 20 animali, rinchiusi in box individuali le cui dimensioni variano per legge a seconda dell’età. «Dopo le operazione di scarico gli animali trascorrono 24 ore legati all’interno delle stalle di sosta, ad attenderli il giorno successivo un ulteriore viaggio di anche più di 12 ore, nel caso frequente che la destinazione finale sia un impianto di macellazione in Puglia», spiegano ancora gli attivisti. E qui i video registrati da Essere Animali mostrano, per la prima volta in Italia, la fine di questi animali. Trascinati nelle «trappole» (le gabbie di metallo che si vedono nel video) i cavalli vengono sottoposti allo stordimento preventivo (cioè un proiettile ad hoc che gli viene sparato in fronte), poi sono appesi per gli arti posteriori (molti scalciano ancora), dissanguati, scuoiati, eviscerati e sezionati.

«Sanno ciò che sta per succedergli: si rannicchiano quando sentono gli spari che uccidono gli altri cavalli»

Con la visita post mortem diventano la carne che poi viene spedita nelle macellerie. «Difficile descrivere queste immagini che devono essere viste per capire la sofferenza di questi animali – sottolinea Pomo –. Anche vedendo questi pochi minuti di video è chiarissima la sofferenza, il terrore di questi cavalli nel capire che presto saranno uccisi. L’angoscia che provano prima di entrare nelle trappole di stordimento ci fa capire quanto siano coscienti di quello che gli sta per accadere, il loro rannicchiarsi quando sentono gli spari che uccidono gli altri cavalli parla da solo. Le nostre campagne da sempre si battono per la fine di tutto questo, sia per i cavalli, che per gli altri animali».

La carne di cavallo in Italia

Nonostante il consumo di carne di cavallo sia in diminuzione, l’Italia rimane uno dei Paesi al mondo con il maggior consumo pro-capite: circa 1 kg all’anno secondo gli ultimi dati. Anche in Francia il consumo di carne di cavallo è diffuso mentre in molti altri Paesi è considerato un tabù. Così in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Qui in alcuni Stati è persino vietato servire nei ristoranti carne equina. Nel 2013 l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla ha presentato una proposta di legge che punta a riconoscere anche in Italia gli equidi come «animali d’affezione» e quindi a vietarne la macellazione.

30 settembre 2014 | 21:03

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