vi svelo tutti i miei affari”


Apri il suo scrigno e ti brillano gli occhi. Tra Pirlo, Inzaghi e Toni, il cercatore d’oro Tullio Tinti fa fatica a scegliere le sue pepite. dal 1991 che il procuratore bresciano batte a tappeto i campi pi sperduti per scovare i talenti del futuro. A 60 anni va ancora a caccia. Da Audero e Plizzari a Cerri e Bastoni, o Colpani e Vignato. Tutti nomi da tenere a mente. Discreto, enigmatico: per un affare sta zitto per mesi. Impossibile trovare sue dichiarazioni, quest’intervista a Fuorigioco una primizia.

Il procuratore Tullio Tinti, 60 anni.

Il procuratore Tullio Tinti, 60 anni.

Perch la chiamano allenatore?

“Perch ho il patentino. Dovevo fare il vice di Busatta al Ravenna, poi decisi di cambiare strada e radunai una bella covata di giovani che mi ispiravano”.

Come scov Pirlo?


“In un campetto vicino Brescia. Era il pi bravo di tutti, non fu difficile notarlo”.


Pippo Inzaghi con la maglia della Juve.

Pippo Inzaghi con la maglia della Juve.

Con Inzaghi come and?

“Filippo aveva 17 anni quando lo convocai insieme a Simone. Mi ricordo che vennero in giacca e cravatta. Spiegai loro le mie idee e da allora nato un rapporto speciale. Non presi, invece, Paratici, che giocava con loro: era pi mingherlino”.

Ma pap Inzaghi?


“No. Allora i calciatori sceglievano il procuratore intorno ai 18 anni, non come ora che le famiglie hanno fretta di trovare un agente gi a 12. un problema, perch i ragazzi hanno troppe pressioni. E poi, con tanti avvoltoi in giro che pensano solo al denaro, siamo finiti in una vera e propria giungla”.

Rimpianti da calciatore?


“S. Ero cresciuto nel Bologna e mi intestardii a tornarci troppo presto. Potevo fare di pi. Mi servito per aiutare poi gli altri”.

Andrea Pirlo

Andrea Pirlo

A Varese conobbe subito Marotta…

“Io avevo 28 anni, lui 29 ed era gi presidente. Ci davamo del tu e ricordo che comprai usata la sua Mercedes. Bei tempi”.

Come and a Rimini con Sacchi
?
“Arrigo era alla sua prima esperienza in C e io venivo dal Bologna. Ero una mezzala con i piedi buoni, ma ero abituato ai metodi di Puricelli al Foggia: dopo 3 giri di campo, solo partitelle. Sacchi mi apr un mondo, era avanti anni luce e siamo rimasti legati”.

Anche da procuratore?


“Soprattutto a Parma mi ha dato fiducia per tanti giocatori: tranne che per Pirlo”.
Lo bocci?

“Andrea nel primo anno al Milan giocava poco e io insistevo nel dire che poteva fare il regista. Ma lui non era d’accordo”.

Anche Pirlo ha faticato a trovare la strada giusta.


“Nel ‘98 avevamo gi l’accordo con il Parma, ma il presidente del Brescia Corioni accett l’offerta pi alta di Moratti. Andrea da interista fu felice. Ma poi…”.

Come matur il passaggio al Milan?


“Fu una mia idea. A Torino avevamo appena concluso il trasferimento di Inzaghi al Milan e si fece tardi. Cos accompagnai io Galliani e Braida a Milano e durante il viaggio lanciai l’idea all’a.d. rossonero. Detto, fatto. Il giorno dopo Galliani mi richiam per chiudere il doppio scambio con Seedorf e Andrea in rossonero, Brncic e Guglielminpietro in nerazzurro pi 10 miliardi”.

Anche il suo approdo alla Juve ha fatto rumore.


“Andrea stato un campione perch ha sempre visto in anticipo tutto, anche fuori dal campo. Quando lasci il Milan era reduce da infortuni e non tutti credevano in lui. Gli amici Marotta e Paratici ci diedero fiducia e sono stati ripagati”.

Anche Inzaghi ha dovuto soffrire per sfondare.


“Quando arriv a Parma aveva davanti Crespo e Asprilla e lui mordeva il freno. A ottobre ci accordammo per un prestito al Napoli. Era fatta. Ma poi gli emiliani in Europa fecero una rimonta clamorosa, con Inzaghi goleador, e Tanzi blocc la cessione”.

Poi alla Juve ci arrivato.


“La sua vita cambi a Bergamo. Quell’anno Filippo era diventato capocannoniere all’Atalanta, ma ancora era in compropriet con il Parma. Si present l’Atletico Madrid con un’offerta importante, Ricky Sogliano, d.s. emiliano, e Luciano Moggi mi avevano fatto capire che la Juve era in agguato. Cos io presi tempo con Gil e i bianconeri piazzarono Bobo Vieri agli spagnoli. Ovviamente a noi and meglio cos”.

Il Milan si fece avanti.


“Galliani era un suo vecchio estimatore, ma anche in quella trattativa ci fu un problema finanziario. I rossoneri potevano arrivare al massimo a 50 miliardi mentre Giraudo ne voleva 70. Cos proposi io di inserire nell’affare il milanista Cristian Zenoni valutato 30 miliardi. E fu facile arrivare a 80”.

Luca Toni con la maglia del Bayern Monaco

Luca Toni con la maglia del Bayern Monaco

Neanche Toni ha avuto vita semplice.

“Luca ha girato tanto nelle serie minori. La svolta? Alla Lodigiani trov Sagramola che lo port a Vicenza e l esplose. Da Brescia in poi una grande cavalcata”.

Era dell’Inter, poi and al Bayern.


“Esatto. Avevamo chiuso con Moratti per 25 milioni di euro, ma la penalizzazione per Calciopoli convinse i Della Valle a rinunciare. Allora spuntai la clausola da 11 milioni per l’anno successivo. Alla fine andata bene ugualmente. Ma penso che le clausole dovremmo usarle di pi, inserendole nei contratti come negli altri Paesi”.

Ha tanti amici anche tra gli allenatori.


“Con Spalletti, ad esempio, ero avversario in campo, mentre ho giocato insieme a Giampaolo. C’ stima reciproca con Conte e mi fa piacere che D’Aversa si stia facendo valere anche in Serie A. Dei due Inzaghi inutile aggiungere altro: sono entrambi top”.

Guardiamo al futuro. Tonali l’erede di Pirlo?


“No. Ha personalit e tecnica, ma ha le qualit della mezzala, non del regista. Chi gli somiglia? Come caratteristiche Leone della Juve, anche Wieser dell’Inter. Il problema la testa, i ragazzi devono tornare a divertirsi”.

Chi la incuriosisce?


“La qualit non manca. Tra i miei assistiti occhio a Colpani dell’Atalanta. E ho appena visto un ragazzino, Vignato junior del Chievo: a 14 anni fa giocate incredibili. Forse merito della mamma brasiliana… “.

Che prospettive vede per i nostri giovani?


“Diamo troppe maglie da titolari agli stranieri e i nostri finiscono in C dove perdono autostima.

Come procede la caccia ai nuovi campioni?


“A pieno ritmo. In ogni week-end seguo quattro o cinque partite nei vari campionati, giovanili comprese. Oltre a me vanno in giro anche Manuel Montip, Fausto Pari e Paolo Castellini: i miei soci. Si aggiungono altri due osservatori. In totale, insomma, seguiamo almeno 30 partite a settimana. Da uomo di calcio io credo sempre nel Made in Italy. E provo a fare la mia parte”.

 Carlo Laudisa 

© riproduzione riservata


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