ugg uomo Kevin Muscat is finished at Melbourne Victory

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Kevin Muscat’s time is up at Melbourne Victory and it appears it’s only a matter of when the split will happen as the chorus of discontent from supporters grows louder.

The Victory have only won two of their 10 matches so far this season and are languishingin seventh position 15 points behind a rampaging Sydney FC.

Both of the club’s wins have come on the road, in Perth and Wellington, and in five games at home, they are yet to clinch a victory and have only scored four goals in front of their fans.

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Only 16,778 supporters attended Victory’s 2 1 loss to Adelaide United at Etihad Stadium, an effortthat was easily the club’s worst of the season against a team missingarguably their best player in Danish winger JohanAbsalonsenand Algerian playmakerKarim Matmour, who decided to depart permanently.

Muscat’s men were undone by two pieces of poor defending and despite having the majority of possession, lacked ideas in the final third particularly in the last 10 minutes when Adelaide were reduced to nine men.

The game style employed by Muscat is repetitive and mechanic,
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and is designed on principles set out by Ange Postecoglouthat plan B is always be more effective at plan A.

But plan A has been in operation for five seasons now and oppositioncoaches are starting to be able to shut down the Victory attack with relative ease.

Questions must be asked over the club’s recruiting in the off season, despite the success of winger Leroy George and the form of centre half Rhys Williams.

Why has a foreign spot been wasted with the signing ofdefensive midfielder MatiasSanchez?

The Argentineonly starts matches when Mark Milligan is absent and hasn’t looked at all impressive when he has taken to the field.

Why wasn’t a specialist left back signed in the off season?

The departure of Daniel Georgievskihas hurt the club immensely and while Leigh Broxham is serviceable in the role, he doesn’t offer much in attack.

To Muscat’s credit he has tried youngster Stefan Nigro, who is a more attacking player, in the position but the 21 year old was skinned by Reds winger Nicola Mileusnic for the winning goal on Friday night.

Why does the club still have a vacant visa spot?

Apparently the available foreign position is being saved for an Asian player who will be eligible for the Asian Champions League, but with Sanchez being only a bit part player, it means Victory’s foreign influence is restricted to only George and Besart Berisha.

Bringing back Milligan and Kosta Barbarouses to the club was hailed as recruiting masterstrokes, and whileboth are exceptional players at their best, it feels as if their return has added to the stale feeling at the club.

Everything all adds up to change being needed at Melbourne Victory, but parting with a favourite son and club legend is a hard thing to do.

The panel members on popular Victory podcastFor Vuck’s Sakecalled for Muscat’s head for the first time after the Adelaide game and you can see the supporter unhappiness on social media.

It’s likely Victory will let Muscat see out the rest of the A League season and the upcoming ACL campaign unless the current situation implodes because of more poor results.

There is no doubt Muscat will leave a strong legacy at the club having won two championships as a player and one as a manager.

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He has proved to be an excellent man manager, and while there is question marks over his tactical nous, you can’t argue with the trophies he has brought to the club.
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“Una storia di tristezza solitaria, più antica dell’amore”, erano queste le parole che preannunciavano l’uscita di “Kotonoha no Niwa The Garden of Words”, l’ultimo film ad opera del celebre regista giapponese Makoto Shinkai, la cui opera vedrà la luce a partire dal 31 Maggio 2013 e diventerà presto anche un fumetto. E’ una storia d’amore intenso quella narrata dal famoso regista (“La Voce delle Stelle” e “5 Centimeters per Second”), un amore diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, un amore vissuto in silenzio, nel proprio cuore, l’amore inteso in senso tradizionale giapponese.

Erano queste le prime indiscrezioni riportate alcune settimane fa in merito a quello che si preannuncia un lavoro davvero intrigante. Nei giorni scorsi “CoMix Wave Films” ha diffuso il primo trailer del nuovo lavoro di Shinkai, ed il video è stato sottotitolato in cinese, francese, coreano,
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inglese e russo.

Secondo le nuove indiscrezioni, ad occuparsi del design e dell’animazione sarà Kenichi Tsuchiya, mentre Hiroshi Takiguchi sarà il direttore artistico del nuovo film. Doppiatori d’eccezione saranno invece Miyu Irino (Takao) e Kana Hanazawa (Yukino), e la colonna sonora (la canzone “Rain”) è stata invece affidata a Motohiro Hata e Senri Oe.

Nei giorni scorsi è stata anche rilasciata la prima sinossi ufficiale di questa accattivante storia, una storia che ruota intorno alla vicenda vissuta da un giovane ragazzo, Takao, un apprendista calzolaio che salta la scuola per andare a disegnare scarpe in un caratteristico giardino giapponese. Proprio in quell’incantevole luogo, il ragazzo incontra una donna più grande di lui, Yukino, e senza farlo apposta, i due finiscono per incontrarsi sempre più spesso, e sempre durante le giornate di pioggia. Il legame fra i due si fa sempre più speciale ed intenso,
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ma la stagione delle piogge è destinata a terminare.

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Infatti nonostante dicano di voler preferire un paio di scarpe a una giornata in cucina,
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spesso è abbastanza manifesta la volontà di conoscere regole,
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trucchi,
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consigli ricette,
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e uscire vittoriose dalla preparazione di un pranzo .

Vengono analizzati e smitizzati gli spauracchi più frequenti,
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tra spiegazioni e aneddoti, il cibo è un protagonista leggero e piacevole. Il libro ovviamente vuole alla fine ironizzare sui ritmi delle trentenni metropolitane, dando però una piccola ancora di salvezza, dando trucchi e consigli per sopravvivere ai ritmi troppo stressanti della vita cittadina.

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Da qualche tempo, qui da noi, la società delle merci ha paura dei suoi stessi prodotti. Il colpevole di questa paura è la Cina.

I prodotti tessili non costano più niente, però si sapeva da un decennio che dal gennaio 2005 sarebbe scaduto l’accordo Ata (Accordo sul tessile abbigliamento che regolava il commercio tessile) e si sarebbe giunti alla liberalizzazio ne degli scambi nel settore. Le scarpe anche a non volerle comperare te le tirano sulla schiena, l’Unione europea denuncia un aumento del 700% delle importazioni di calzature.

La nostra piccola media impresa non ce la fa ed ecco la solita Lega nord che sfodera l’unico suo programma politico: la padania contro il resto del mondo. Uno dei sette paesi più ricchi al mondo se la combatte su bulloni, mutande e ciabatte, cose da pazzi! la stessa Cina a chiedere ai paladini del liberismo di rispettare gli accordi del Wto, mentre noi ci abbarbichiamo al protezionismo. Per il valore del Pil la Cina ha superato Inghilterra e Italia raggiungendo la Francia,
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ma considerando la sottovalu

tazione della sua moneta questo valore balza al secondo posto dopo gli USA (nel 2004 il Pil cinese è cresciuto del 9,5%). Questa forte crescita economica ha bisogno, per essere sostenuta, di energia elettrica e la materia prima atta allo scopo, oltre il carbone, è prevalentemente il petrolio (la Cina è già adesso il secondo importatore mondiale di greggio dopo gli USA). Da qui la necessità di accaparrarsi l’oro nero: la governativa Cnooc (China National Offshore Oil Corpo ration) tenta la scalata alla storica compagnia petrolifera americana Unocal.; le tre sorelle petrolifere cinesi Cnooc, Sinopec e Petrochina guardano verso la Russia dove la Cnooc ha acquisito una partecipazione nella Yugansknef tegaz gigante petrolifero della Siberia; in Africa acquisendo giacimenti in Sudan e diritti di estrazione in Gabon ed Angola;
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in America Latina dove Sinopec e Petrochina sono presenti in Argentina, Venezuela ed Ecuador.

La situazione è più complessa di quanto sembri e non è legata a quattro panni di tessuto e a due paia di scarpe. Ma tutto questo sviluppo su cosa si regge? Perché le multinazionali occidentali hanno investito in Cina 53 miliardi di dollari nel 2003 e 60 miliardi nel 2004? Perché producono in Cina determinando il 60% delle esportazioni cinesi? La risposta, oltre che nell’apertura cinese, sta nella presenza di una vastissima massa di proletariato rurale ed urbano che è costretto a lavorare e vivere nella condizione dello schiavo.

Orari di lavoro massacranti che si estendono fino a 16 ore al giorno, utilizzo sfrenato di lavoro minorile, salari che si aggirano attorno ai 75 euro mensili salvo eventuali multe (ad esempio la Timberland paga mezzo euro un paio di scarpe che vende in Europa a 100 150 euro), mancanza di norme e controlli che regolano il rapporto lavorativo con conseguente rischio elevato per la salute e la vita dei lavoratori, mancanza di rappresentanza sindacale poiché nelle fabbriche il sindacato governativo ha come capo l’amministratore delegato dell’azienda, inoltre il 40% del salario viene trattenuto in cambio di un vitto insufficiente e di un alloggio che il più delle volte non è altro che uno stanzone dove si dorme promiscua mente e in assenza di ogni minima condizione igienica e,
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per finire, una disciplina aziendale da carcere.

L’estrazione del carbone è un’altra attività cruciale per la Cina: il 70% delle centrali termoelettriche bruciano carbone. Ed i minatori come lavorano? Notizie dai distretti del carbone: gli incidenti sul lavoro sono all’ordine del giorno. I morti ufficiali ammontano a più di 6.000 all’anno,600.000 minatori soffrono in forma grave di malattie quali la silicosi, l’enfisema ed il cancro e questo esercito si accresce di 70.000 casi all’anno.

Tutto ciò mantenuto col ricatto della fame e con una brutale repressione di qualsiasi forma di protesta. Nel 2004 a Pechino sono stati arrestati o perseguiti 800.000 cinesi per “attentati alla sicurezza dello Stato”. Sotto questa definizione rientrano scioperi, conflitti di lavoro ed organizzazione sindacale. Inoltre la legge cinese punisce con la pena di morte 69 reati (comuni e politici) mentre la tortura e la detenzione arbitraria sono largamente utilizzate.

Che fare? Il nostro borghese occidentale ha una risposta: democrazia. Democrazia vuol dire diritti politici, civili e sindacali. Ma la sua democrazia borghese è una oligarchia, si affida allo sviluppo economico quale unico dispensatore di reddito per i più poveri, vuole i diritti sindacali unicamente per far del proletariato cinese quella domanda di massa che potrebbe dare un po’ di ossigeno al capitale in crisi. E poi, vai tu a parlare di democrazia alle multinazionali occidentali ed ai capitalisti cinesi. Un attimo ancora,
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secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, (dati 2003) nel mondo ogni anno circa 270 milioni di lavoratori sono coinvolti in incidenti sul lavoro e circa 160 milioni sono affetti da malattie professionali. Per lo stesso motivo, in media, muoiono ogni giorno 6000 lavoratori.

Dei 2,8 miliardi di lavoratori mondiali 1,4 miliardi vivono di stenti non guadagnando più di 2 dollari al giorno, mentre altri 0,5 miliardi guadagnano meno di 1 dollaro al giorno. Terrificante; abbiamo volto lo sguardo ad est ed abbiamo visto le condizioni di lavoro nel mondo. Il posto da dare al proletariato asiatico è al fianco di quello europeo,
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arabo, africano, americano nella lotta contro il capitale “globale” e la sua democrazia.

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TORINO Mettiamola cos se ci fosse un campionato mondiale di “mani avanti” gli allenatori del campionato italiano potrebbero ocupare per intero il podio. Insomma, Benitez che accusa Conte di “mettere le mani avanti” alludendo alle sue dichiarazioni sullo scudetto strappa un sorriso, perch lo spagnolo non uno che tiene le mani esattamente dietro. Dalle famigerate percentuali (“Siamo al 60%,
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al 65, al 75%.”) alle polemiche che avevano preceuto proprio la sfida con Conte quando disse: “Loro sono i pi forti e Conte lo sa”. E se Benitez Conte una bella sfida di “mani avanti”, attenzione a Walter Mazzari,
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tutt’altro che outsider nel settore. Senza dimenticarsi di Allegri, che con il suo stile non scherzava neppure lui. D’altra parte se l’Italia la patria della tattica non pu che esserlo anche della pre tattica, inventata proprio da noi da Helenio Herrera e imparata alla perfezione da tutti i tecnici,
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nonostante non sia materia di studio a Coverciano. E comunque, caro Benitez, Conte questa volta aveva ragione. Di scudetti gi vinti e persi in modo incredibile,
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il tenico bianconero ha una certa esperienza, accumulata quando giocava. Insomma, non erano mani avanti. Tutt’al pi da un’altra parte.
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dom mag 31 Il vino con la cannuccia oh che uggia! 31 maggio 2015 Scritto da Donatella Pubblicato in Forum Lascia una risposta Permalink bere vino con la cannuccia Il 27% dei giovani consumatori USA beve vino anche con la cannuccia. Fra le nuove trasgressioni c’è anche il dove bevi vino come fosse sangue

bere vino con la cannuccia

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Voglia di nuovo ma non solo, c’è anche il desiderio di distinguersi, di trasgredire dai comportamenti dei genitori e forse persino di sentire meno il sapore. I motivi sono i più vari ma le nuove forme di consumo sono sempre più diffuse fra i giovani. Un interessantissimo articolo di pubblicato su “Oicce Times” ci porta a conoscere novità che davvero sbalordiscono.

Bere il vino con la cannuccia non fa sporcare il bicchiere e soprattutto i denti, anche per questo piace. C’è chi ha provato a cavalcare l’onda, come la ditta belga Cordier,
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che nel 2007 mise in vendita un brik con cannuccia da 250 mL contenete vini di Bordeaux. Fu un fiasco anche perché la confezione sembrava per il succo di frutta.

Più recenti le cannucce Straws for Wine che arrivano dalla California e costano 2,99$ per una confezione di 4 pezzi. Si tratta di cannule molto sottili che dunque rallentano l’afflusso di vino in bocca e vannoapplicate al bicchiere con un fermaglio in modo da pescare dalla superficie del vino e costringere, chi beve, a inclinare il bicchiere via via che si vuota. Oltre che impedire ai sedimenti di finire in bocca la nuova cannuccia ha anche qualche pretesa organolettica. Secondo gli inventori infatti pesca solo il vino più a contatto con ‘aria e quindi migliore perché più ossigenato. Mah, sarà anche vero, ma ne dubito.

Recentissimo anche il Vampire glass dell’australiana Argyle Wine Tools. La forma ricorda certi antichi bicchieri tedeschi ma questo è un brevetto nuovo di pacca che promette di succhiare il vino >. Al di la di ogni altra considerazione, fa proprio schifo!
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Le nuove generazioni vivono il consumo del vino come un rito sociale, l’ingresso nell’età adulta e in una socialità più raffinata. Tuttavia la volontà, sempre più diffusa, di trasgredire dal passato creando modalità di consumo inedita potrebbe significare anche una certa difficoltà ad accettare il gusto e gli aromi del vino. Infatti, con la cannuccia, le percezioni olfattive sono ridotte al minimo e anche il passaggio in bocca è molto più veloce così come i sapori. In pratica si beve senza sentire quasi niente. La più antica supersite ha 3.300 anni ed è egiziana. Ma la produzione industriale delle cannucce è della fine dell’Ottocento e fu brevettata dal costruttore Marvin Chester Stone. Nel 1930 arriva la cannuccia piegabile ma nessuno, fin ora,
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aveva pensato di berci il vino.

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PALERMO. Potrebbe sembrare uno sport bizzarro e anche un po’ rischioso, ma nel mondo del fitness rappresenta la rivoluzione del momento. Parliamo del Kangoo Jumps, attivit che si pratica con particolari scarpe munite di molle che consentono di fare attivit fisica in modo innovativo, regalando innumerevoli vantaggi ai fini del benessere psicofisico. Adatte a tutte le et le scarpe, inventate da un canadese, somigliano ai classici rollerblade, ma al posto delle ruote, hanno due archi a molla contrapposti che permettono di saltare fino a un’altezza di 70 centimetri e portare il salto fino a 2,
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5 metri di lunghezza.

Il fenomeno del Kangoo Jumps esiste, in realt da ben dodici anni, ma solo nell’ultimo anno, si affermato anche in Italia. La Sicilia una delle principali realt del Fitness KangooClub Italia, l’azienda web che offre una panoramica di tutto ci che occorre sapere sulla nuova disciplina, dalle palestre ai negozi autorizzati, dai corsi formativi ai centri affiliati, presenti in Italia. In Sicilia sono due le palestre che offrono ai loro clienti questa disciplina: l'”Okinawa Dojo Club” di Vito Semiti a Partinico che collabora con l’istruttrice ungherese Fedra Berecz e il centro fitness “Keep Fit” a Santa Teresa da Riva,
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in provincia di Messina, di Paolo D’Angelo e Roberto Miloro che hanno da poco terminato il primo corso ufficiale per formare istruttori di Kangoo Jumps in Sicilia. corsisti ha spiegato uno dei responsabili sono stati ripresi con una telecamera e, in seguito, il video stato inviato in Spagna, che rilascia poi l’attestato Perch in Spagna? Perch l’azienda produttrice delle innovative scarpe si trova ad Alicante, in Spagna appunto, e per ottenere la certificazione internazionale, l’aspirante istruttore deve essere valutato sia dall’azienda produttrice sia dal centro fitness di Messina. Il centro fitness anche l’unico distributore ufficiale della Sicilia.
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Desiderio, classe 1978, nato a Milano, residente a Terni ora cittadino dell è l che ti aspetti; ha studiato allo Ied di Roma, poi ha girato l Berlino, Amburgo, Parigi, fino ad approdare a Cuba. Tanto per non farsi mancare niente, tra maggio e luglio, ha girato per tre mesi l con un amico cubano,
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cavalcando un vecchio sidecar russo della seconda guerra mondiale, sulle orme del mitico viaggio in motocicletta che Che Guevara intraprese nel 1952 nei paesi latinoamericani.

Ne ha tratto un film, Ahora di llego che sarò presentato al festival del Cine Latinoamericano de La Habana. Per quanto riguarda la pittura, suo primo amore, Desiderio guarda al surrealismo pop (una corrente che negli Usa si oppone al minimalismo e al concettuale con artisti come Mark Ryden e Ray Cesar): nelle tele, spesso di grandi dimensioni, l postmoderno delle merci e dei feticci, si stravolge in atmosfere oniriche dissacranti e grottesche. Soprattutto bambini, ma anche vecchi, animali travestiti, e poi giocattoli meccanici vintage,
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riempiono lo spazio che fa da sfondo, città distrutte, cantine buie, camere disabitate che sono i luoghi tipici dell delle fiabe.

Gli oggetti dell bambole e burattini, vengono ritratti nella loro inquietante distanza da noi, come se fossero animati di una loro propria esistenza, nell quando, presi da un incubo, accendiamo la luce e per un istante il sogno sembra prolungarsi anche da svegli.

E così anche i bambini e le bambine, mentre si trastullano in giochi o in pose all innocue, guardano lo spettatore angosciati,
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oppure con fare sornione svelano l delle cose, e cioè la malvagità che è in ciascuno di noi fin dagli albori e che nei ragazzini talora esplode come gioiosa innocenza.

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Lo spaccio Moncler è un piccolo paradiso per fashioniste in cui è possibile acquistare i celebri piumini a prezzo scontato fino al 70%. Moncler è un marchio famoso e amatissimo in tutto il mondo che è stato fondato in Francia nel 1952 in un piccolo paese della Val d’ Isere che si chiama Monestier der Clermont. Il nome Moncler deriva infatti dal paesino in cui la griffe è nata.

Nel 1954 i primi piumini Moncler escono dalla fabbrica e vengono utilizzati soprattutto dagli operai che li indossavano sopra le tute da lavoro per proteggersi dal freddo,
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la qualità di questi prodotti fa presto il giro del mondo e vengono utilizzati per le imprese sportive. Pensate che vennero indossati dai francesi durante la prima scesa italiana del K2 e del Makalu nel 1956. Col tempo la griffe ha ampliato le varie linee dei sui piumini e ha pensato anche alle persone normali e alla vita di tutti i giorni. Da qui all’alta moda il passo è stato breve,
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è stata fondata la linea Moncler Gamme Rouge che adesso è affidata al grande designer italiano Giambattista Valli.
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Uno dei tanti non detti della moda italiana, non solo italiana in verità ma di cui una grossa percentuale sicuramente ascrivibile al territorio nazionale, è il cosiddetto mercato parallelo. Se vi siete mai domandati per quale ragione una certa boutique in un paesotto di media grandezza della pianura padana, della Toscana o della Puglia vanti più vetrine e merce più sofisticata di un negozio in via della Spiga a Milano quando le prime donne locali vestono perlopiù in scossarino di cotone (abito a grembiule abbottonato o annodato, in milanese, equivalente al wrap dress che ha fatto la fortuna di Diane von Furstenberg), state pur certi che, al 99%, il proprietario di quella boutique ha potuto comprare chilometri quadrati di immobili commerciali grazie al “parallelo”, cioè vendendo migliaia di borse, scarpe e abiti griffati a signori cinesi, coreani e libanesi a cui le stesse griffe non avrebbero venduto neanche un portafoglio.

MERCE RIVENDUTA IN ORIENTE. Tutta merce regolarmente fatturata e pagata, sia chiaro: i signori del parallelo non hanno incassato in nero un solo euro (anche perché avrebbero rischiato pesante con la dogana). Ma anche tutta merce che è stata rivenduta, per anni, nelle coulisses dei casinò di Macau, negli appartamentini di Beijing o durante un party a Beirut a prezzi stellari a signore e gentiluomini locali che non avrebbero avuto modo o tempo di venire in Italia ad acquistare ma che non di meno smaniavano per una borsa made in Italy.

Le aziende della moda sapevano, e come avrebbe potuto essere altrimenti. Sapevano e,
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pur non approvando, tacevano, considerati i margini a fine anno, visto che non stiamo parlando di qualche migliaio, ma di qualche milione. Poi è arrivata la globalizzazione, chiamiamola così: valutato il potenziale dei cosiddetti nuovi mercati, e ormai sufficientemente liquidi e solidi per affrontare una distribuzione diretta e in proprio, i brand della moda hanno iniziato a stringere alleanze e ad aprire negozi monomarca a poche centinaia di metri da bugigattoli o negozi di coiffure che vendevano in buona parte la loro stessa mercanzia.

LA STRETTA SUGLI ACQUISTI. Pessimo ritorno di immagine, prezzi non controllati. E a quel punto, naturalmente, il deal non funzionava più. La stretta sugli acquisti per i negozi italiani è arrivata insieme con la prima clamorosa ondata di crisi, cioè nel 2008, cioè quando gli stessi negozi iniziavano ad accusare un calo sulle vendite standard, ovvero ai clienti di tutti i giorni, e mentre i fatturati delle stesse aziende lievitavano secondo progressioni geometriche e opposte.

AIUTI DELLA FINANZA AL SETTORE. Ora i calzaturieri italiani dell’Anci riuniti a palazzo Mezzanotte a parlare di aiuti della finanza al settore, riescono per esempio a parlare di una crescita sui mercati esteri che in Italia si sognano (+13,7% nel 2010 e +12,
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7% nel 2011, recuperando il 15,9% del 2009, ma soprattutto rafforzando un saldo commerciale positivo netto pari al +16,4% nel 2011, che pone i fabbricanti di calzature in una posizione più favorevole rispetto al tessile abbigliamento o alla meccanica in termini di rapporto fra saldo commerciale e addetto).

IL DANNO PER I NEGOZIANTI. Al palo, o per meglio dire incanalati in una spirale di mancate vendite e mancati pagamenti, si sono ritrovati molti negozianti. Qualcuno ha fatto di necessità virtù e, mettendo a frutto l’abilità acquisita in anni di allestimento delle vetrine e degli spazi interni e una certa propensione per il protagonismo, si sta proponendo alle aziende come stylist.

Per gli altri, come dice qualche consulente di impresa, è arrivato il momento di dare prova di una maggiore umiltà, visto che non saranno comunque capaci di fare squadra. oggettivamente difficile capire come potrebbero adottare entrambi questi comportamenti (che cosa significa dare prova di umiltà? Picchiare le commesse sempre poco gentili e comunque incapaci di distinguere un tessuto da un altro perché avrebbero voluto fare le veline e invece il destino cinico e baro le ha messe a piegare maglioni? E fare squadra? Imporre prezzi e fare cartello contro aziende che impongono un ordine minimo di centinaia di migliaia di euro che non sapranno come onorare? La consulente non si sbilancia, forse sta pianificando progetti e prodotti).

TORNARE A SCOPRIRE TALENTI. Certo è che a tutti loro, quelli che un tempo si chiamavano bouticcari, rimane come unica possibilità quella di tener duro, e soprattutto di investire sui marchi di ricerca,
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tornando insomma a fare il loro mestiere di scopritori di talenti e creatori di tendenza. Tempo qualche anno, ma le prime avvisaglie si leggono in controluce già adesso, anche i cinesi inizieranno a non poterne più di borse monogrammate tutte uguali e di scarpe fatte in serie a poco prezzo, dure e rigide come strumenti di tortura medievali, e torneranno a volere pezzi unici, speciali, magari adeguati e in linea con le loro tradizioni (la tendenza è già in atto nell’arredamento: la lacca continua a piacere di più del cupissimo legno wengé o del travertino che tanto affascina ai designer italiani).

E a quel punto, per le griffe emergenti, ci sarà ancora bisogno di mercato parallelo. un ciclo che dura 10 anni circa, lo sanno tutti i soloni del settore. Adesso siamo all’anno sette, circa. questione di poco.

Salvini replica all di Milano: seguendo la legge dell e di Dio manifestazione di chiusura della campagna elettorale della Lega, Matteo Salvini ha da Premier ormai certo che sar lui a guidare un prossimo eventuale governo di centrodestra tenendo per le mani una copia della Costituzione, un Vangelo e un rosario. Un che non passata inosservata. Nemmeno all di Milano, monsignor Mario Delpini. Il prelato ha subito ricordato a Salvini che nei comizi si dovrebbe parlare solo di politica. Ospite di l il leader della Lega ha poi spiegato i motivi di quel gesto tra il sacro e il profano.

Salvini replica all di Milano: seguendo la legge dell e di Dio manifestazione di chiusura della campagna elettorale della Lega, Matteo Salvini ha da Premier ormai certo che sar lui a guidare un prossimo eventuale governo di centrodestra tenendo per le mani una copia della Costituzione, un Vangelo e un rosario. Un che non passata inosservata. Nemmeno all di Milano, monsignor Mario Delpini. Il prelato ha subito ricordato a Salvini che nei comizi si dovrebbe parlare solo di politica. Ospite di l il leader della Lega ha poi spiegato i motivi di quel gesto tra il sacro e il profano.
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