Stefano Pesce, il «povero ignoto» morto a Roma e quel dramma che commuove Facebook


È «morto di sfratto. Di povertà, di solitudine, di paure e di sofferenza». Inizia così il post pubblicato su Facebook e condiviso da centinaia di persone che racconta una di quelle morti di cui di solito non si parla. La morte di un emarginato, di una persona con problemi psichiatrici. Stefano Pesce aveva 52 anni, e come si legge nel messaggio pubblicato da Fabrizio Ragucci, segretario dell’Unione Inquilini della capitale «è morto solo, nel letto di una clinica psichiatrica in cui era stato trasferito giorni fa dalla ASL e dai servizi sociali».

«Per la città, Stefano non era un uomo. Era pratica inevasa, una delle tante e delle migliaia e delle decine di migliaia che riempiono i cassetti di impiegati ed assessori. Un nome-cognome-data-di nascita nella lista d’attesa delle case popolari, un utente X che chiede appuntamento ai servizi sociali. Relitti-umani, Roma ne è piena. Li notiamo solo raramente, uno su mille e comunque mentre affondano». La storia di Stefano, ci spiega Fabrizio, è una storia «normale», una storia che potrebbe toccare tutti noi. E tutti, aggiunge «dobbiamo sentirci un po’ responsabili».

«Ragazzone depresso, senza una lira in tasca, solo. Era finito sotto sfratto: dalla casa bella in cui era nato e cresciuto, alle pendici del Gianicolo, al freddo di febbraio sulle panchine di Villa Pamphili. Ho provato ad aiutarlo. Siamo riusciti a fargli avere una piccola pensione di invalidità e ad ottenere per lui il “privilegio” d’un posto letto in un centro di accoglienza. Prendete nota, perché è ciò che vi sarebbe concesso nelle sue condizioni: un punteggio nella graduatoria case popolari, elevato ma praticamente inutile (perché case non se ne costruiscono da decenni), una promessa di contributo economico a sostegno dell’affitto (ma qual è il proprietario privato che affitterebbe casa a uno sfrattato matto e povero?).E poi basta, punto e cavatela da te». «La morte di Stefano – conclude Fabrizio – è importante perché è esemplare. Abbiamo reso omaggio al milite ignoto. Oggi vi scrivo di un povero ignoto, che potrei essere io come chiunque altro. Morto perché povero, solo e malato».

6 novembre 2018 (modifica il 7 novembre 2018 | 07:50)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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