Simmons, Mitchell, Tatum da rookie terribili a sophomore ok


Prendersi la ribalta Nba dura, ma confermarsi lo ancora di pi. Lo stanno scoprendo Ben Simmons, Donovan Mitchell e Jason Tatum, straordinari nell’anno da matricola e “solo” buoni sinora, nella stagione della riprova. Colpa delle aspettative, improvvisamente impennatesi nell’immaginario collettivo di appassionati e addetti ai lavori. E siccome Lauri Markkanen appena rientrato dopo un lungo infortunio, quello che verosimilmente costato il posto a Coach Hoiberg, il poker d’assi della stagione 2018-19 si trova a fare i conti con dolori di crescita fisiologici, ma fastidiosi.

Donovan Mitchell e Ben Simmons, secondo e primo nel Rookie of the Year 2018. Afp

Donovan Mitchell e Ben Simmons, secondo e primo nel Rookie of the Year 2018. Afp

ben simmons
Partiamo dalla matricola dell’anno in carica. L’australiano ha statistiche quasi identiche a quelle del suo primo anno effettivo (ha saltato quello post college per infortunio). 15 punti, 8 assist, quasi 9 rimbalzi a partita.E tira col 56% dal campo. C’ un per, comunque. Zero canestri da 3 punti. Peggio: zero tentativi da 3 punti. In un’Nba sempre pi perimetrale, e da point guard , poi. Dalla lunetta le cose non vanno molto meglio: meno del 60% ai liberi. Che abbia lavorato sul tiro o meno, in estate, non dato saperlo. Quel che certo che la lacuna da matricola rimasta tale. C’ di peggio: 106 partite nella lega, appena 11 triple tentate. E l’ipotesi che i numeri individuali gli interessino pi di quelli di squadra. L’aura di stella oltre i concetti di spaziature, di campo da aprire a costo di “sporcare” le percentuali, per un bene comune e supremo. Philly ha il terzo miglior record a Est: 17 vinte e 9 perse. E l’arrivo di Butler fa dei 76ers una candidata alle Finals. Ma con l’arrivo di Jimmy, compagno di headband, la fascia in testa sul parquet, di Simmons, cresciuto anche il senso di urgenza. Carpe diem. In Nba quando hai l’opportunit di vincere, meglio afferrarla al volo. Non sai mai quando si riprender. Per questo Philly ha “fermato” Fultz: problema fisico o psicologico (o entrambi) che sia. L’ex n1 del Draft 2017 non ha tiro, e accanto a Simmons proprio non pu giocare. Non puoi avere due guardie innocue dalla distanza. Fultz era spendibile. Ma va messo in conto anche all’australiano. Che per con Embiid e Jimmy da rifornire resta arma di distruzione cestistica di massa in mano a Coach Brown.


Ascolta “1×04: Matato Hoiberg: Bulls, che combinate?” su Spreaker.

donovan mitchell
Utah ha un record perdente: 12 vinte e 13 perse. Siccome le aspettative erano enormi, proprio grazie all’anno da rivelazione da matricola di Mitchell, il primo nome che viene chiamato in causa per interrogarsi sui perch, quel della guardia da Louisville University. Eppure i suoi numeri restano al di sopra d’ogni sospetto: 21 punti, 3.6 assist, 3 rimbalzi a partita. Ma stato limitato dagli acciacchi, giocando solo 21 delle 25 partite dei Jazz, e da 3 punti sparacchia con meno del 30%. Il problema che Mitchell l’unico del quintetto capace di crearsi il tiro da solo, in grado di battere l’uomo dal palleggio. Con la gara in bilico diventa il salvagente degli idoli dei mormoni, ma pure la calamita per i difensori avversari. Non ha il lusso d’avere di fianco Embiid e Butler come Simmons, o Irving, come Tatum. E se 12 mesi fa la meraviglia occultava ogni difetto, adesso, con l’Ovest da scalare, i nei sono sotto la lente d’ingrandimento. E pretendere la luna diventa ingeneroso, ma naturale.

Jayson Tatum, 20 anni, terza scelta al draft 2017. Afp

Jayson Tatum, 20 anni, terza scelta al draft 2017. Afp

jayson tatum
L’ala da Duke ha addirittura migliorato le cifre rispetto allo scorso anno. I punti a partita da 14 sono diventati 16, i rimbalzi da 5 a 6.5, gli assist quasi 2. Per l’efficienza diminuita sensibilmente. Dal 47.5 al 44.5 di percentuale, da 3 punti dal 43% ha frenato sotto il 40%. Tatum passato dall’essere, negli scorsi superlativi playoff, il principale realizzatore di Boston al dover convivere coi rientranti Irving e Hayward. Gli viene chiesto di difendere di pi, senza avere le spalle coperte, di passare la palla, non proprio la specialit della casa sin dalla high school. Non pu entrare in ritmo quando vuole, ma piuttosto quando i compagni in verde con punti nelle mani “saltano un giro” offensivo. Da 3 punti prima di indossare la canotta Celtics, non era mai stato un cecchino alla Korver, la flessione percentuale logica, erano semmai i numeri da matricola a non esserlo. Boston in risalita, ma con solo 13 vinte e 10 perse addirittura sesta a Est, dopo essere partita in pole position nella griglia di conference in preseason. E allora la luna di miele concessa a Tatum finita: da lui ora i Celtics si aspettano che faccia la differenza ogni benedetta notte. Dura la vita delle matricole da urlo. Perch poi, in Nba come nella vita, quando diventi grande aumentano le responsabilit. E tutti trovano qualcosa da ridire su quello che fai.

 Riccardo Pratesi 

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