Shirin Neshat, «Le donne fonte di ispirazione per il mio cinema»


Sono una nomade, e il mio lavoro riflette la mia condizione di nomade, dice Shirin Neshat, la video artista e regista iraniana, con i suoi occhi allungati dal rimmel che la fanno somigliare a Cleopatra. A Roma il 27 ottobre porter alla rassegna Videocitt ideata da Francesco Rutelli il suo film Sulle tracce di Oum Kulthum, sulla leggendaria cantante egiziana scomparsa nel 1975, che per l’arte dovette rinunciare a una parte di s. Sherin vive a New York e non pu tornare in Iran.
Condivide lo stesso destino di Oum Kulthum?
Non posso paragonarmi a lei, quando mor ci fu un corteo funebre lungo dieci chilometri. Sono una piccola artista al suo confronto. Lei nel mondo arabo ebbe la stessa importanza sociale di Maria Callas o Bob Dylan, per i musulmani stata la pi grande celebrit del XX secolo.
vero che quando si esibiva in Egitto doveva travestirsi da ragazzo?
Accadde all’inizio della sua carriera. Suo padre era un uomo religioso che era solito cantare con lei e il figlio maschio durante le cerimonie religiose. Quando si accorse che la figlia aveva una bella voce, per superare divieti imposti alle voci femminili, la fece travestire. Anche a me piace cantare, da adolescente ero attratta alle moschee in Iran dalla musicalit del Corano e dal canto.
Da quanto tempo manca dall’Iran?
L’ho lasciato definitivamente nel 1996 ma per anni ho fatto avanti e indietro. La mia famiglia vive ancora l, l’ultima volta che ho visto mia madre e mia sorella stato l’anno scorso a Salisburgo quando, con Aida, ho fatto la mia prima regia lirica. Mamma era la prima volta che vedeva un’opera, non capiva nulla.
Ma lei potrebbe tornare in Iran, ha un divieto esplicito?
Non cos chiaro, sarebbe molto complicato, diciamo che non una buona idea.
Come pensa che si viva oggi a Teheran?
Ho sentito al telefono mia madre poco fa, era felice. Si pu esserlo. Poi ci sono le proteste dei giovani contro il governo… un paese pieno di contraddizioni.
Cosa le manca del suo Paese?
Mi manca il giardino della casa di famiglia, nella nostra piccola citt religiosa a due ore da Teheran. E il suono delle moschee. Sono cresciuta con quella eco dentro di me. Per ora che ho 61 anni non sono pi ossessionata dall’idea di tornare in Iran. Arrivi a un punto della vita in cui capisci che non puoi tornare indietro.
Nei suoi lavori, che riflettono la sua condizione di esule, filtra la rabbia?
Fino a qualche tempo fa le avrei risposto di s. Rabbia e risentimento. Ora c’ pi il senso di abbandono, la solitudine, l’alienazione, la tristezza. Pensi che non hai fatto nulla di sbagliato, per una fase, quella legata alle radici, si conclusa per sempre. Certamente, il punto di vista che ho assunto come artista autobiografico ed riferito a un’idea di nostalgia, anche se vivo a New York con mio marito e mia figlia nata l.
Come si vive in America oggi?
Se parliamo di razzismo, credo che siete messi peggio in Europa. Ma ritengo Trump una persona pericolosa. Nel futuro, e non solo nell’arte, Oriente e Occidente arriveranno a una sintesi, le reciproche influenze saranno sempre pi forti. Mr. Trump, il signore dei muri, se ne dovr fare una ragione.
A cosa sta lavorando?
A un film, “Dreamland”, le riprese cominciano in primavera. Lo ha scritto il grande Jean Claude Carrire, lo stile surrealista, una satira politica. La protagonista una donna iraniana che vive alla periferia di una piccola citt dell’America di fede repubblicana. Il suo lavoro consiste nel bussare porta a porta per fare un censimento. Ma alla fine di ogni visita fa una domanda sugli ultimi sogni fatti. Lei afferma che il governo Usa richiede che tutti i cittadini siano sottomessi ai loro sogni. Pi tardi ci spostiamo in una colonia iraniana in mezzo al deserto, qualcosa a met strada tra una prigione e un campo di rifugiati. Sar il mio primo film girato in America, sulla cultura americana e sulle loro tensioni con gli iraniani. Sono le donne che continuano a ispirarmi. Sorride: Forse perch le conosco meglio degli uomini.

13 ottobre 2018 (modifica il 13 ottobre 2018 | 21:15)

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