Purgatori: «Porto la Storia in tv per capire il presente»


«Proviamo a spiegare il presente attraverso la memoria del passato, attraverso i fatti e le storie delle persone». Andrea Purgatori torna dal 17 ottobre, ogni mercoledì, in prime time alle 21.15 con «Atlantide,» il programma di approfondimento storico e culturale di La7. La Storia recente come prisma per interpretare quello che accade oggi, le lezioni del già visto per comprendere quello che si ripete, perché come dice Corrado Guzzanti l’uomo tende a replicare lo stesso errore fino a compierlo alla perfezione. Non a caso si parte con il populismo, tema di cui oggi, modestamente, siamo esperti: «Andremo a vedere quello che è successo in Argentina — spiega Purgatori — raccontando Evita Perón, il peronismo e le sue conseguenze: la crisi economica, il golpe e la dittatura militare, i desaparecidos. Non significa che debba accadere anche da noi: il nostro non è un giudizio, ma un paradigma su cui riflettere». Anche allora i balconi avevano un significato simbolico importante: «In effetti per chi ci governa ora, potrebbe essere un insegnamento a usarli nel modo più sobrio possibile…».

Anche il tema dei migranti ci tocca da vicino. E per trovarne le radici non bisogna fare troppa strada. «Racconteremo la storia di Gheddafi, lo chiamavano il “pazzo di Tripoli”, lo schernivano come uno che straparlava, ma diceva anche cose vere, come dimostrò il finanziamento della campagna elettorale di Sarkozy. Era il nostro miglior nemico, avversario dell’Occidente e protettore dei terroristi, ma poi tutti scendevano a patti con lui: da Blair fino a Berlusconi, gli stati europei intrattenevano strette relazioni con lui. Rimane il mistero sull’uccisione dell’uomo che ha governato la Libia per più di 40 anni e noi cercheremo di far luce anche su questo». La nuova stagione di «Atlantide» racconterà anche la fine della prima Repubblica e Tangentopoli («la corruzione non è mai finita»); la notte di Sigonella del 1985 che scatenò la crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti; la tragedia della Moby Prince del 1991 che causò la morte di tutte le persone a bordo del traghetto, tranne una, il mozzo Alessio Bertand che ha rilasciato un’intervista esclusiva a Purgatori.

«Il senso di queste storie è sempre quello di non distaccarci dalla realtà, o perché sono dei paradigmi o perché sono le chiavi di interpretazione del presente». Il programma non segue la corrente della tv di oggi: «C’è la tv trash; la tv degli studi — e ce ne sono troppi dove si litiga e basta; e la tv delle isole felici, che sono due: “Atlantide” e “Ulisse” di Alberto Angela, che è un’isola più grande della nostra, ma animata dallo stesso spirito. La sfida non è fare una lezione, ma usare un linguaggio semplice per spiegare fatti complicati. Io faccio anche lo sceneggiatore e concepisco il programma come un insieme di racconto, immagini e montaggio. Alla fine per lo spettatore è come se fosse un film. Non di finzione, ma di realtà».

12 ottobre 2018 (modifica il 12 ottobre 2018 | 21:20)

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