“Porter l’Inter in Serie A contro i pregiudizi”


T acchi e tacchetti. “E scarpe da ginnastica nella vita quotidiana. Ma in tv con i tacchi, sempre”. E tatuaggi, tanti. “Ventisette, ma alcuni sono piccoli. E poi sulle braccia basta, in tv un problema, mi tocca andare con le maniche lunghe…”. Regina Baresi diventata grande. Ha compiuto 27 anni qualche giorno fa, la capitana dell’Inter femminile, opinionista della Domenica Sportiva e non pi soltanto la ragazzina che giocava a pallone, non in nome del padre, che all’inizio non voleva. “Ha influito avere in casa l’esempio di mio padre e di mio zio, il calcio era la vita di tutti i giorni. Pap non mi ha mai spinto, anzi ho dovuto un po’ lottare all’inizio. Poi ha ceduto alla mia passione”. Regina e Beppe Baresi hanno partecipato con altri padri-figlie famosi alla campagna Together#WePlayStrong della Uefa. Un cognome come testimonial di uno sport in evoluzione. “Chiamarsi Baresi non stato un peso, ma una spinta a fare sempre meglio”.

Regina, 27 anni, con suo pap

Regina, 27 anni, con suo pap, Beppe Baresi, 60

E le spiace non aver fatto di pi? Se fosse bambina adesso, tutto sarebbe pi facile…

“Ci sarebbe possibilit di crescere prima, ora le bambine cominciano a 6-7 anni, tutto viene fatto pi seriamente. Ma non mi dispiace per quello che ho avuto: ho deciso di restare sempre con l’Inter e le mie soddisfazioni me le sono prese. Adesso siamo in Serie B, il club non ha voluto comprare un altro titolo: ha deciso di crescere con noi, presto ufficializzeranno il legame. Abbiamo rinforzato la squadra per andare in A, il settore giovanile buono, tante ragazzine brave salgono dalla Primavera. Ormai sono la quarta pi vecchia”.

Nel femminile ora c’ la mentalit giusta anche in Italia?


“La mentalit non cambiata del tutto ma i passi avanti ci sono. I club maschili che si affiliano al femminile danno una bella visibilit. Ma ci sono passaggi che richiedono anni”.


Regina Baresi bacia la Champions.

Regina Baresi bacia la Champions.

Meglio essere allenati da un uomo o da una donna?

“Dipende dalla persona, da come sa gestire un gruppo di donne che certo non come un gruppo di uomini. Non penso che l’intesa fra coach e giocatrice sia una questione di genere. Ora il mio coach Sebastian, il cognato di Zanetti. Stare all’Inter per me stata una scelta di cuore, l’Inter fa parte di me e della mia famiglia. Pap da sempre dell’Inter, mio fratello aiuta ad allenare le bambine della Primavera”.

Le piacerebbe una carriera alla Morace, che ha fatto tutto, la tv e poi l’allenatore?


“Stare in panchina non mi interessa molto. Mi piacerebbe allenare le bambine”.

I suoi primi ricordi di calcio?


“Al parco, ad Appiano con pap e mio fratello. A palleggiare in spiaggia con pap, la gente si fermava a guardarci e lui era orgoglioso. Poi a 12 anni ho cominciato con una squadra femminile, a differenza di adesso si andava in campo ciascuna con la sua maglia, si facevano dieci minuti di corsa in tondo per riscaldarsi, ora non si usa pi. E anche allo stadio sono andata da piccola. Ovviamente i ricordi pi belli sono legati al 2010”.

L'Inter femminile: Regina

L’Inter femminile: Regina la capitana.

Torner un 2010?

“Si spera ma manca ancora un po’. Si sente tanto la mancanza di Mourinho, e anche quella di Moratti: una figura di riferimento come lui adesso non c’”.

A proposito di Mou, come valuta l’importanza dell’immagine nel calcio?
Soprattutto negli Usa stata fondamentale, con ragazze belle e ricercate dagli sponsor.

“Ci sono tanti pregiudizi: il fatto che si dica che quelle che giocano sono maschiacci, ad esempio. L’immagine non dovrebbe influire sul giudizio sportivo, per se aiuta ad eliminare certi pregiudizi va bene. Anche se la cosa che mi d pi fastidio sentir sostenere, a prescindere, che essendo una donna non puoi essere brava tecnicamente”.

Dal calcio alla tv: come prepara il futuro?


“Mi piacerebbe fare la conduttrice portando un modello competente, giocare un valore aggiunto, non ci sono ragazze che giocano e possono parlare di pallone in tv. Mi ci vorranno anni di esperienza, ma vorrei arrivare a essere qualcosa di pi di un’opinionista”.

Regina Baresi.

Regina Baresi.

In questo caso il cognome l’ha aiutata?

“All’inizio mi invitavano anche per il cognome. Poi per devi dimostrare di essere capace, altrimenti non ti chiamano pi. Ma credo di aver dimostrato di poter stare in tv. Ho studiato grafica alle superiori, non ho fatto l’universit, non ho fatto studi specifici, per durante la settimana leggo la Gazzetta, mi informo su tutto, guardo i canali sportivi, mi preparo. Non che vado in studio a caso”.

Ha mai pensato di fare la telecronista o la voce tecnica?


“Mi piace di pi la conduzione. Il mio modello Ilaria D’Amico, penso sia la pi brava. La prendo come esempio di come si deve parlare, di come si sta in video”.

Regina Baresi. Regina Baresi.

Regina Baresi.

Meglio una conduzione pacata o scatenata?

“Una via di mezzo. I conduttori troppo pacati alla fine rendono la trasmissione pesante”.

Che cosa fa quando non lavora o si allena?

“Vado al cinema, esco con le amiche, leggo. Non sono soltanto tv e pallone”.
single?

“Boh. E’ una situazione un po’ strana”.

Si sente bella?


“Mah, di sicuro quelle brutte sono altre. Io non mi sento bella come tanti mi scrivono, esagerando. Penso di essere abbastanza femminile”.

Q
ual il sogno di Regina?

“Adesso andare in Serie A con l’Inter e per il futuro diventare mamma. Subito non posso perch ho tante cose da realizzare, ma non vedo l’ora di avere un bambino”.

Giocher a pallone anche se femmina?


“Certamente, e la allener io”.

 Alessandra Bocci 

© riproduzione riservata


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