Più libri più liberi a Roma. La realtà entra nella Nuvola


Un segno meno, destinato forse a tramutarsi in un valore positivo. Lo sperano gli editori italiani, un cui frammento fondamentale, le piccole e medie aziende, sono tornate da ieri a riempire la Nuvola di Fuksas, a Roma, per Più libri più liberi, la fiera che le rappresenta. Una scommessa giocata su minime percentuali, come rivelano i dati Nielsen per l’Aie atteso corollario della kermesse. Stando dunque ai numeri: dopo due anni di crescita, il 2018 ha registrato nei primi dieci mesi un complessivo -0,9% nei canali trade (librerie, negozi online senza Amazon, grande distribuzione). Fa da contrappeso la fiducia delle aziende editoriali nel Natale, che incide per il 24-25% dell’intero fatturato annuale.

Annamaria Malato, presidente di Più libri più liberi
Annamaria Malato, presidente di Più libri più liberi

All’apertura l’atmosfera era di vivacità a Roma, dove sono riuniti fino a domenica 511 espositori con un fatturato fino a massimo 10 milioni di euro, per 650 appuntamenti e più di 1.200 autori ospitati.

Piccoli e medi a testa alta, nel chiaroscuro di un invaso che il presidente Aie Ricardo Franco Levi descrive come «la più grande industria culturale del Paese». Nei primi dieci mesi dell’anno, per i «minori» doppio segno positivo sia per il numero di copie vendute (più di una su tre) sia per il fatturato nei canali trade (più 2,2%, dovuto in parte anche al prezzo di copertina del venduto, del 20-21% più alto rispetto al resto degli editori). Ottimista Diego Guida, presidente del gruppo Piccoli editori di Aie: «I piccoli e medi, grazie alla differenziazione delle offerte in catalogo, rappresentano novità e slancio». Rivendica Levi: «Più che mai necessaria in questa fase una politica di promozione della lettura e un sostegno alla domanda».

Ricardo Franco Levi presidente dell’Aie (Associazione italiana editori)
Ricardo Franco Levi presidente dell’Aie (Associazione italiana editori)

Fiera di personaggi, di dibattiti, d’incontri: aperta con l’auspicio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in una lettera inviata agli organizzatori. «I libri danno libertà, aiutano a comprendere meglio la realtà, e sviluppano il senso della comune cultura». Non a caso è il nuovo umanesimo il tema portante di questa edizione. L’uomo di nuovo al centro con la sua dignità, oltre le fedi e le appartenenze.

Uno dei pregi della manifestazione: dare concretezza a ciò che pare inafferrabile. Così anche il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, incalzato da Paolo Conti, ha restituito una fotografia chiara dei propositi ma anche delle certezze, come la rinuncia al taglio d’imposta del 19% per le librerie, per l’intero 2019. Il 21 gennaio, ha annunciato «riunirò a Milano chi conosce il mondo dell’editoria meglio di me. Grandi e piccoli editori, librai, grande distribuzione organizzata, alcune piattaforme online. Le norme devono essere tarate su un settore in evoluzione, sano».

Franco Gabrielli, capo della Polizia, ieri alla Nuvola con, a destra, il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana
Franco Gabrielli, capo della Polizia, ieri alla Nuvola con, a destra, il direttore del «Corriere della Sera» Luciano Fontana

Nella Nuvola si discute anche di politica alta. Esiste ancora l’etica della responsabilità che costringe a valutare sempre le conseguenze del proprio agire? O la comunicazione che cavalca le paure l’ha soppiantata? Parte da Max Weber il dialogo tra il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, e il capo della Polizia, Franco Gabrielli, su «L’etica della responsabilità» e approda ai temi più caldi, come la legittima difesa. Gabrielli non si sottrae: «Esiste uno sfasamento tra realtà e realtà comunicata. I dati danno in calo tutti reati gravi. Ma la percezione è di un Paese impaurito. L’anno scorso temeva il terrorismo, e l’attentato a oggi non c’è stato. Ora c’è altro». Fontana lo incalza: «È favorevole all’uso delle armi in casa?». Il capo della Polizia va al punto: «Sono il comandante di 98 mila uomini e donne che hanno il compito di difendere i cittadini e dunque sostengo che l’uso della forza debba essere in capo a chi ha questa responsabilità istituzionale. Ma servono pene certe. Processi giusti e veloci. Continuamente arrestiamo persone che poi vengono rimesse in libertà. Senza entrare nelle scelte che farà il Parlamento, oggi il Paese avrebbe bisogno di tenere i delinquenti in galera» e di mettere in condizioni chi è chiamato a garantire la sicurezza «di essere dove i cittadini vogliono che sia e di prendere chi delinque». Invece i tagli negli organici in passato, per Gabrielli, hanno fatto danni di cui ora si vedono le conseguenze: 20 mila agenti in meno di quelli necessari. Servirà tempo per recuperare anche se, dice, «c’è stata una significativa inversione di tendenza anche con questo governo».

Si torna a Weber per affrontare l’altro tema rovente: l’immigrazione che, rimarca Fontana, «non la fermano le parole forti perché non c’è modo di convincere gente disperata a non mettersi in viaggio». Gabrielli «da tecnico» replica: «In passato ci si è attenuti all’etica dei principi e non a quella della responsabilità. L’approccio era emergenziale perché sapevamo che chi arrivava qui non voleva rimanerci. Ma l’emergenza non c’è. C’è un problema di flussi, mai riaperti. Di rimpatri che necessitano di accordi bilaterali e di strutture di detenzione amministrativa. E di politiche di integrazione, prima che si arrivi ad atti di terrorismo». Ma quali politiche, chiede Fontana? «Ci vuole coraggio, che a volte è anche la capacità di essere impopolari — chiude Gabrielli —. Ma spetta alla politica con la P maiuscola indicarle. Ho molte responsabilità non vorrei far la figura della maestrina dalla penna rossa».

5 dicembre 2018 (modifica il 5 dicembre 2018 | 21:50)

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