“Perugia, la nostra terapia è il lavoro”


Lorenzo Bernardi, 50 anni, allenatore del Sir Safety Conad PerugiaLorenzo Bernardi, 50 anni, allenatore del Sir Safety Conad Perugia

Lorenzo Bernardi, 50 anni, allenatore del Sir Safety Conad Perugia

Lorenzo Bernardi, 50 anni, allenatore del Sir Safety Conad Perugia

Non è facile alla Sir Safety ripartire oggi dopo la grande delusione in Supercoppa. Lo sa bene Lorenzo Bernardi. “I problemi di questa squadra sono tantissimi – ammette – e non sono solo individuali, ma anche tecnici e mentali”. Il tecnico di Perugia avverte tuttavia un crescente scetticismo attorno alla squadra e non esita a invitare tutti “a stare vicini a questo gruppo, perché salire sul carro è un po’ un malcostume tutto italiano, che si manifesta in ogni situazione, ma le squadre vanno amate quando queste giocano male e anche i campioni vanno osannati quando questi non rendono al massimo. Altrimenti diventa troppo facile farlo solo quando tutto va benissimo. Anche se a noi il supporto del pubblico non è mai mancato anche nei momenti peggiori”. Bernardi poi dice che “la Sir Safety di oggi può essere paragonata a un mare che si vede in cartolina quando si prenotano le vacanze e poi si arriva sul posto alla ricerca di quel mare, che invece non è come quello che si era visto nella fotografia. Ecco – spiega – la nostra squadra oggi non è quella che immaginavamo e lavoreremo perciò ancor con più intensità per fare in modo di diventare quelli che pensavamo di essere e che ancora oggi non siamo. Certo, rimane il fatto che nessuno si immaginava non tanto di perdere in Supercoppa, che poteva starci, ma di perdere nel modo come è avvenuto, anche se qualche segnale alla vigilia lo avevo avvertito sulla base di quello che stavo constatando in allenamento”.
Come se ne è esce da questa situazione?

“L’unica terapia che si può applicare ad una squadra oggi malata come la nostra è quella del lavoro. Bisogna agire sotto ogni punto di vista, compreso quello mentale. Ma non si può pensare di risolvere tutti i mali in un colpo solo. Bisogna individuare le priorità e poi cercare di migliorarle. E non si può nemmeno ritenere che i singoli possano ora garantirci il salto di qualità. Prima bisogna ricostruire una base e su quella andare quindi a far emergere le nostre individualità. Abbiamo la fortuna che la pallavolo è uno sport non mono-fondamentale, per cui se si difetta sotto un aspetto si può al tempo stesso essere più efficaci in un altro”.
Quanto ci vorrà per vedere una Sir Safety che rispecchi le aspettative?

“Non si può pensare che in uno o due giorni si risolva tutto e quindi è impensabile pensare al tempo stesso di sbagliare meno battute, di ricevere meglio, di crescere a muro e di non essere murati. Però, se ogni giocatore commettesse un errore in meno a set allora sarebbe già positivo. All’orizzonte abbiamo una partita con Latina che sarà certamente complicata, contro un gruppo che lavora insieme da più tempo e andrà quindi affrontata come si affrontano le grandi squadre. Il presidente Sirci dice che ci manca la fame e mi trova d’accordo, perché dove non arriva la tecnica deve arrivare la determinazione, altrimenti andiamo in senso contrario ed è ovvio che l’aspetto caratteriale deve precedere la tecnica e non viceversa. Per questo sappiamo di dover crescere anche sul piano mentale ed io cerco di far capire ai giocatori che l’atteggiamento è imprescindibile e il fatto che ora giochiamo male deve diventare non un punto debole, ma il nostro punto di forza per poterci migliorare e crescere”.
A questa Sir manca un leader?

“Posso dire che in un gruppo il leader non si nomina, non si elegge e non si può scegliere, ma questo c’è quando viene riconosciuto dagli altri. Io posso dire che nella nostra squadra ci sono giocatori che hanno le caratteristiche per essere dei leader, ma ad oggi queste ancora non sono venute fuori”.
Ma lei è preoccupato per lo stato attuale della squadra?

“So che dobbiamo solo lavorare. Siamo consapevoli di trovarci come quando siamo in macchina e ci accorgiamo che nel cruscotto si è accesa qualche lampadina che evidenzia delle emergenze. Ecco, ora noi stiamo cercando di capire i problemi che hanno fatto accendere queste luci per poi intervenire”.
Quindi come se ne viene fuori?

“Ne usciremo di squadra. Ma mi rimetto a quanto diceva un mio ex capitano. Dobbiamo mettere la testa dentro uno scatolone ed iniziare a pensare a quello che dobbiamo fare sotto ogni punto di vista”.
Ci sono anche difficoltà fisiche individuali?

“C’è qualche giocatore, come ad esempio De Cecco che è in difficoltà come lo sono anche altri. Con lui ho parlato a lungo e valuteremo l’evolversi della situazione. Per quanto riguarda invece Berger ora non lo abbiamo disponibile e non sappiamo ancora quando tornerà ad essere in piena efficienza, visto che un giocatore si è fatto male il 12 agosto ed ancora non lo abbiamo mia lascia pensare che ne avrà ancora per diverso tempo”. Intanto, il presidente Gino Sirci ha “escluso un ritorno sul mercato, anche se ci avevamo pensato quando ancora non conoscevamo le condizioni di Berger, che però ora sappiamo che lo riavremo prima di quando temevamo”.


 Antonello Menconi 

© riproduzione riservata


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