Migranti, Parolin: «Non si lascino le persone in strada»


CITTÀ DEL VATICANO — «Da parte nostra il discorso è molto chiaro. Prima di tutto deve prevalere un senso profondo di solidarietà. Non si possono mettere le persone in queste situazioni». Il cardinale Pietro Parolin, fuori dal Palazzo della Cancelleria, parla con tono tranquillo ma deciso. Anche il Segretario di Stato vaticano ha visto le immagini dei migranti che in Italia godevano di protezione umanitaria ed ora sono rimasti in mezzo alla strada. Il «decreto sicurezza» del governo ha cancellato i permessi di soggiorno umanitari, centinaia di persone sono già state costrette a lasciare dalla sera alla mattina le strutture statali «Cara» (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e i Cas (Centro di accoglienza straordinario), comprese donne e bambini. La misura minaccia di coinvolgere decine di migliaia di migranti regolari. «Al centro dev’esserci sempre la persona umana e la sua dignità. Il che, in concreto, significa prestare attenzione alla necessità reali e concrete di ogni uomo e di ogni famiglia», riflette il cardinale.

Global compact

A differenza dell’Italia, la Santa Sede parteciperà alla conferenza che il 10 e 11 dicembre si riunirà a Marrakech, in Marocco, per sottoscrivere il «Global compact for migration», ovvero il patto sulle migrazioni impostato nel 2016 da 193 Paesi dell’Onu. «Sì, sarò io stesso a guidare la nostra delegazione», spiega il cardinale Parolin: «Il Global compact di per sé non è vincolante, però ci sembra sia un buon quadro di riferimento per cominciare ad affrontare in maniera comune il tema delle migrazioni. Del resto la Santa Sede ha collaborato in modo determinante a questo documento, soprattutto grazie al Dicastero per lo sviluppo umano integrale e alla sezione per i migranti e i rifugiati». Il documento potrà «favorire una narrativa diversa», prosegue il Segretario di Stato del Papa: «In generale si tende sempre a sottolineare l’aspetto negativo, problematico della migrazione. Invece quello che noi vorremmo è aiutare a riflettere sugli aspetti positivi di quella che rimane – quando non è forzata, quando non è obbligata ma libera – uno dei diritti umani fondamentali».

«Dispiace non ci sia l’Italia»

Come giudica la mancata presenza dell’Italia a Marrakech? «Non giudico nessuno, posso esprimere soltanto il mio dispiacere, proprio perché pensiamo che il Global compact possa essere uno strumento utile», dice il cardinale. Da sempre la Santa Sede sostiene l’approccio multilaterale alle questioni internazionali: «Non solo l’Italia ha deciso di non partecipare, ci sono altri Stati… Speriamo che questo non faccia venire meno l’impegno della comunità internazionale. Questo tema ha bisogno di essere affrontato in maniera comune e globale. Di recente siamo stati anche a Katowice per l’incontro sui cambiamenti climatici. A questioni che sono globali è necessario dare risposte globali, elaborate dalla comunità internazionale».

4 dicembre 2018 (modifica il 4 dicembre 2018 | 20:54)

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FONTE UFFICIALE: CORRIERE.IT

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