“Mi sento leonessa vincerò per il mio cucciolo”


La leonessa e il suo cucciolo. Ovvero, come la maternità può migliorare un’atleta e fornire nuovi stimoli anche a chi ha vinto tutto. Chiedete a Elisa Di Francisca, olimpionica del fioretto a Londra 2012. La leonessa, per come sale in pedana, per le urla, la grinta. A fine luglio di un anno fa è diventata mamma di Ettore, a fine novembre ricomincia con la scherma di Coppa, ancora più forte. “Prima puntavo alla vittoria per me, ora mi sento la leonessa che cerca la preda per il proprio cucciolo. Andrò in pedana ancora più cattiva”.

Elisa Di Francisca, 35 anni, allatta il suo Ettore.

Elisa Di Francisca, 35 anni, allatta il suo Ettore.

Come va da mamma?

“Sono stata fortunata. Ettore mangia bene, dorme il giusto, ora ha appena cominciato il nido, lo porto alla mattina per due orette e mezzo, io mi alleno e lui comincia a stare con altri bambini. Ora comincerò ad allenarmi anche al pomeriggio e ci sarà Ivan (Villa, il compagno, ndr) a darmi una mano”.

Primo step: tornare in forma. E’ stato facile?


“Chiaramente dopo ogni parto la prima cosa è che devi smaltire i chili in più. L’importante è avere un obiettivo e il mio era di perdere i 16 che avevo preso durante la gravidanza. Ora ne ho persi anche di più, torno in pedana in Coppa del Mondo ad Algeri più leggera dei Giochi di Rio”.
Come c’è riuscita?

“Prima di tutto, non hai più tempo per fare le mangiate, con un bimbo piccolo non ce la fai. E poi sono fortunata, ho un fisico che riesco bene a gestire: se mangio meno perdo subito peso, se mi strafogo è il contrario. E poi ho cercato di fare sport, da subito”.


Elisa Di Francisca, 35 anni.

Elisa Di Francisca, 35 anni.

Del tipo?

“Ho ricominciato subito con la corsa, perché avevo voglia di smaltire, ma anche di evadere, di avere un po’ di tempo per me. Funzionava così: mi svegliavo, allattavo Ettore, poi uscivo a correre dalle 7 alle 8.30. La prima volta è stata dura… Avevo un’ansia, correvo con il telefono in mano, con il timore che Ettore si svegliasse piangendo, cercando la sicurezza del contatto con la mamma. Naturalmente non è successo, sono tornata a casa e lui dormiva beatamente con il padre”.

Lei si è dichiarata fan dell’allattamento
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“Lo consiglio a tutti. Ho allattato Ettore fino a una decina di giorni dopo il suo primo compleanno. Una volta non era considerato così importante, in tanti pensavano rovinasse il seno. Io proprio no, Ettore non ha avuto altro che la mia tetta fino all’introduzione delle prime pappe. Fa bene per tutto: per come ti nutre, per la sicurezza e l’autostima di mamma e bambini. Ti impegna, perché devi mangiare bene. E a livello emozionale, umano, è straordinario il legame che si crea. Un po’ mi è dispiaciuto quando abbiamo smesso, per fortuna Ivan mi ha aiutato molto, era lui ad alzarsi quando Ettore piangeva. Se no, non avrei smesso mai, a livello psicologico è stata dura. Ogni tanto, quando lo prendo in braccio, lui cerca ancora e io gli dico: qui si è prosciugato tutto. Ancora una cosa: dicevano che se ti alleni, il latte va via. Non è vero. Io non mi sono privata proprio di nulla”.

Fisicamente si sente diversa da prima?


“Sicuramente sì. Il fisico è cambiato, è più maturo, non so come spiegare: più materno, più bello. Se posso dire, una mamma ha più bisogno di sentirsi bella. Io almeno ce l’ho, perché altrimenti ti senti solo madre, non donna. E se prima uscivo con le scarpe da tennis, ora mi piace di più mettermi il tacco, truccarmi. Il momento è talmente speciale, che c’è da curarsi al meglio”.

Elisa Di Francisca con il compagno e il loro Ettore di un anno.

Elisa Di Francisca con il compagno e il loro Ettore di un anno.

La gestione del tempo?

“Anche se ho il bambino più bravo del mondo, fare una doccia tranquilla ormai è impossibile. La routine della doccia, crema, cura di prima della maternità è stata sostituita da una corsa senza fine, con i tempi non decisi da me. Per adesso io e Ivan siamo riusciti a fare tutto da soli, con l’aiuto dei nonni di Napoli, i suoi genitori, e dei miei a Jesi. Volevamo fare mamma e papà e ce l’abbiamo fatta. Ivan ha ricominciato il lavoro, ma si è organizzato in modo da tornare a casa per le 18.30/19, in modo che io possa andare ad allenarmi”.

Su Instagram ha postato una foto con Ettore nella borsa da scherma, se lo porterà dietro alle gare?


“Questo è davvero un dubbio atroce. Devo vedere come la prende. Finora non ho mai passato una notte senza lui accanto, ora me lo porterò dietro nella prima trasferta di Shanghai. Se vedo che per lui è solo uno stress, che con il fuso orario e i viaggi è un problema, lo lascerò a casa con Ivan, o mi affiderò a mia mamma o a una baby sitter. Però penso che a Tokyo avrà 3 anni… Insomma è un bel pensiero. Anche adesso i dubbi ce li ho, passo giorni a dire che bello, altri a pensare: chi me l’ha fatto fare? Ma ora ho lui, uno stimolo in più”.

Elisa Di Francisca, 35 anni, allatta il suo Ettore.

Elisa Di Francisca, 35 anni, allatta il suo Ettore.

Ha sempre avuto fama di grande lavoratrice, di perfezionista. Lo sarà ancora?

“Lavorerò in modo diverso, prima di Rio mi allenavo come una pazza, sempre impegnata due volte al giorno in palestra, fissata su ogni particolare. Ora punterò di più sulla qualità, senza togliere nulla a Ettore, che ora è davanti a ogni cosa. Invece che tutti i giorni lavorerò 4 giorni a settimana, al Club scherma Roma, con il maestro Giulio Tomassini quando verrà. Per la preparazione fisica continuo la collaborazione con Annalisa Coltorti (ex azzurra di scherma, di base a Jesi,ndr)”.

Quando ricomincia?


“Subito nella prima tappa di Coppa del Mondo ad Algeri. Ho incontrato Valentina Vezzali un po’ di tempo fa, mi ha detto: quando ricominci? C’è bisogno di te. Credo ci sia bisogno di esempio per le ragazzine, senza capricci, senza sentirsi prime donne. Io ho avuto davanti l’esempio di Valentina, vedevi che vinceva e lo faceva perché in palestra stava zitta e lavorava, si impegnava in ogni particolare. Senza volere chissà cosa, senza fare capricci. Semplicemente con il lavoro”.

Elisa Di Francisca.

Elisa Di Francisca.

Le è mancata la scherma?

“Mi mancava l’adrenalina, il procedimento mentale, il fatto di trovare una soluzione quando l’assalto si fa brutto. E’ un modo di ragionare che io ho riportato anche nella mia vita quotidiana”.
Il suo oro da mamma?

“Stare dietro a Ettore, che è vivace, dolcissimo e generoso. Fosse per me, lo terrei sempre sotto la mia ala, ma l’ho portato al nido perché penso sia importante che faccia esperienza con altri bambini. In questo mi ha rassicurato, l’altro giorno l’ho portato al nido, dopo un po’ ho visto che piangeva, mi sono avvicinata: aveva due buchini su un dito, segni di un morso. Lo stavo consolando, il bimbo che l’ha morso si è avvicinato e lui gliel’ha restituito. Dentro di me ho pensato: che bello, si sa difendere da solo… anche se a lui ho detto, seria: non si fa”.

Programmi di allargare la famiglia?


“Ettore ha una bambola che lui chiama bimba, la cambia, la lava, le dà la pappa. Lo preparo per una sorellina. Dopo Tokyo ne farei altri due”.

Bilancio dopo un anno e qualche mese da mamma?


“Questo figlio mi ha proprio completata, sono meno irrequieta, non ci sono più i momenti in cui mi sento mancare la terra sotto i piedi. E’ ancora più bello. Ci vorrà un po’ di tempo per rivedere in pedana la Di Francisca di prima, ricominciare non è semplice, a livello fisico e mentale. Ma sarò ancora più cattiva, morderò. Per il mio cucciolo”.

 Marisa Poli 

© riproduzione riservata


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