LeBron e i Lakers piegano Rose, Belinelli sbatte su Whiteside


L.A. Lakers-Minnesota 114-110

LeBron James che si ferma ad un assist dalla tripla doppia, quattro giocatori oltre i 20 punti. No, sulla tiratissima vittoria dei Lakers contro Minnesota, al quarto stop di fila, c’è lo zampino dell’ultimo arrivato, Tyson Chandler, determinante nel finale con 2 rimbalzi offensivi fondamentali per evitare che la palla finisse di nuovo nelle mani dello scatenato Derrick Rose, 31 punti, 7 triple a bersaglio (record personale) e una candidatura sempre più forte a storia dell’anno. L’mvp più giovane che l’Nba abbia mai avuto, alla terza gara di fila con almeno 20 punti, è il motivo per cui Minnesota non si arrende nonostante a 100” dalla fine sia sotto di 7 punti. Peccato che i compagni non girino a mille quanto lui: Towns, 13 punti ma 5/16 dal campo, si spegne alla distanza dopo un buon inizio come troppo spesso gli capita; Wiggins nella ripresa mette appena due dei suoi 19 punti; Butler (24 punti) finisce la benzina proprio sul rettilineo d’arrivo. I Lakers ringraziano Chandler, quindi, ma anche una squadra che finalmente mostra dei progressi. L’ex Suns porta un po’ di stabilità in difesa, sopravvissuta alle 20 triple di Minnesota (record di franchigia), mentre in attacco è LeBron, con la collaborazione di Rondo (10 dei 32 assist di squadra), a dirigere un’orchestra che manda 5 giocatori in doppia cifra, con i giovani Kuzma (21 punti), Hart (21 dalla panchina) e Ingram (20 con 5 rimbalzi e 6 assist) che danno tutti segnali importanti nel momento decisivo. La nota stonata, oltre alla difesa ancora rivedibile, è di nuovo Lonzo Ball: bene all’inizio (6 assist), in panchina per tutto l’ultimo quarto perché Walton non può rinunciare all’ordine di Rondo. Minnesota invece pere una ghiotta occasione per prendersi la prima vittoria esterna della stagione.


la partita
La fuga iniziale dei Wolves, 28-19 a 3’51” dalla prima sirena, è l’eccezione ad una partita tiratissima, con gli ospiti che accumulano triple su triple e i padroni di casa che rispondono di squadra. Minnesota inizia l’ultimo quarto da 88-86 nonostante il 7/24 al tiro del terzo periodo: i Lakers provano a strappare mettendo i primi 8 punti, ma l’ottimo Gibson (16 punti, 11 rimbalzi) a metà parziale riporta avanti i Wolves (97-96). Quando LeBron accende il livello dominante e Kuzma da tre mette il 111-104 con 1’51” da giocare i Lakers sembrano aver indovinato la fuga buona. Rose però risponde con due triple di fila è a 1’06” dalla fine il vantaggio gialloviola è ridotto a 111-110. Kuzma dalla lunetta fa 1/2 con 10” da giocare dopo che Chandler dimostra recuperando due rimbalzi quanto il suo innesto sia utile. Minnesota affida l’ultimo possesso a Rose, ma la sua tripla finisce sul ferro: sarebbe stata l’ennesima magia di un giocatore ritrovato, diverso da quello che nel 2011 si prese l’mvp ma finalmente di nuovo protagonista. Invece la festa è dei Lakers. LA Lakers: James 24 (7/12 da due, 3/9 da tre, 1/2 tiri liberi), Kuzma 21, Hart 21. Rimbalzi: James 10. Assist: Rondo 10.

Minnesota: Rose 31 (4/8, 7/9, 2/2 tl), Butler 24, Wiggins 19. Rimbalzi: Gibson 11. Assist: Rose 5, Butler 5, Wiggins 5.

Hassan Whiteside stoppa DeMar DeRozan. Ap

Hassan Whiteside stoppa DeMar DeRozan. Ap

Miami-San Antonio 95-88

Hassan Whiteside per una sera veste i panni di Hakeem Olajuwon, giganteggia nella zona pitturata e manda ko gli Spurs. Il lungo di Miami produce una prestazione assolutamente spaziale, flirta con una tripla doppia (nel post partita chiederà un nuovo conteggio delle sue stoppate perché convinto di essere arrivato a quota 10) e alla fine chiude con 29 punti, 20 rimbalzi e nove stoppate. Serate come questa fanno crescere i rimpianti della dirigenza di Miami per la sua oramai proverbiale incostanza, ma questo è un altro discorso. Dal canto suo San Antonio fa di tutto per facilitare il compito a una squadra che deve rinunciare a pezzi da novanta come Goran Dragic, Dwyane Wade, Dion Waiters e James Johnson steccando completamente a livello offensivo. Gli Spurs tirano con un bruttissimo 33% dal campo, traditi soprattutto da un disastroso LaMarcus Aldridge (2/14 al tiro). Fatica parecchio anche Marco Belinelli il quale mette a referto otto punti (tirando con un brutto 3/13) in 28’. Si parte ed è subito Whiteside Show. San Antonio ritrova Derrick White (ma deve rinunciare a Pau Gasol e Rudy Gay), Miami però prende subito il controllo delle operazioni piazzando un parziale di 15-0 prodotto soprattutto dalle giocate di Ellington e Whiteside. I canestri dal perimetro di Mills permettono agli Spurs di tornare in scia, Miami però ha una marcia in più e si rimette a correre nella seconda frazione. DeRozan prova ad avvicinare gli Spurs ma Whiteside distrugge Aldridge, mentre Ellington e Richardson fanno il resto e la squadra di casa arriva così al riposo avanti 50-42. All’intervallo Hassan Whiteside ha già 18 punti, 14 rimbalzi e otto stoppate a referto. San Antonio prova a tornare in carreggiata nel terzo quarto con la produzione del solito DeRozan e quella di un buon Davis Bertans dalla panchina, gli Heat però tengono a distanza gli ospiti e provano a piazzare lo sprint decisivo a cavallo tra fine del terzo periodo e l’inizio del quarto. Con la tripla di Ellington a 10’09’’ dalla sirena Miami tocca il +19, sembra una sentenza ma proprio come nella sfida con Orlando San Antonio tira fuori l’orgoglio e prova a far sudare la squadra della Florida fino alla fine. Bertans, DeRozan e Belinelli riportano gli Spurs al -5 a 51’’ dalla fine ma non basta. Un Whiteside in serata di grazia (che fa anche 9/11 ai liberi, prova eccellente per uno che in carriera tira con il 62%), infatti, chiude i conti dalla lunetta.

Miami: Whiteside 29 (10/17, 0/1), Ellington 20, Winslow 16. Rimbalzi: Whiteside 20. Assist: Richardson 5.

San Antonio: BELINELLI 8 (1/7 da due e 2/6 da 3, tre assist e due recuperi in 28’), Mills 20 (4/10, 4/12), Bertans 19, DeRozan 18. Rimbalzi: Aldridge 16. Assist: DeRozan 8.




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