Jovanotti: la mia festa in spiaggia, un tour nel vero ombelico del mondo


milano Chi conosce Jovanotti, sa che la festa in spiaggia era una voce che non poteva mancare nel curriculum. Una cerimonia rock, ma anche un po’ come una play-list di tante cose belle da ascoltare senza rimanere fermi. Si comincia nel primo pomeriggio e si tira dritto fino a notte fonda. Il format avrà tutto il sapore di una festa. Di un villaggio temporaneo. Delle cose che si possono fare in spiaggia, ai «Jova Beach Party» si potranno fare quasi tutte: si potrà vedere il concerto a bagno maria, prendere il sole, mangiare un ghiacciolo, giocare a beach volley, bere birra, innamorarsi o portare i bambini. «E se serve celebrerò le nozze di chi si vuole sposare»

Quando Jova dice che il deejay è il lavoro che sa fare meglio, è sincero. Quindi, dopo i club, i palazzetti, i festival, gli stadi sfondati di gente, ha prenotato in anticipo le sue prossime vacanze di lavoro al mare. Un tour nelle spiagge: 15 tappe in riva al mare d’Italia. «Porterò il mio pubblico nel vero ombelico del mondo. Sono partito da una console, ma intorno è cambiato tutto dato che un tempo si stava nascosti al buio dietro a un giradischi» racconta Jova, parlando con l’entusiasmo di un bambino che invita tutti a una festa che nasconde un sacco di sorprese.

Lui al centro di tutto: davanti a una console, ma con la band al suo fianco. Mischiare i linguaggi è una cosa che sa fare. Disco, trap, funk, house anni 90, ci sarà spazio per tutto. Stesso mare, ma diverse spiagge. «Quelle popolari, dove c’è la gente vera, non quelle esclusive». E pure le scalette e gli ospiti saranno diversi ogni volta. «Non so ancora chi invitare, ma quelli con cui ho parlato mi sono sembrati entusiasti».

Per fare le cose in modo buono e giusto, Lorenzo ha coinvolto Wwf, che sosterrà il tour cogliendo l’occasione di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto ambientale che riguarda il litorale del Paese. «Prometto che lasceremo la spiaggia meglio di come l’abbiamo trovata. Mi sento quasi inadeguato quando parlo coi bambini delle condizioni in cui stiamo trattando la natura». Per cominciare, parte dei palchi sarà costruita con legno di recupero.

Costo d’ingresso 52 euro, prezzo fisso. Una cifra onesta, al netto dei costi di produzione. «A livello organizzativo sarà più difficile che fare gli stadi. Ci basterebbe andare in pari. La viviamo come un esperimento, un po’ come mettere un piede sulla luna. Forse in collaborazione con Radio Italia ne faremo pure una web radio». E visto che quest’estate saranno 50 dalla missione dell’Apollo 11, il senso della sfida può avere anche questo senso spaziale: «L’uomo sulla luna è il primo ricordo cosciente della mia vita».

Si comincia da Lignano Sabbiadoro il 6 luglio. Poi Rimini, Castel Volturno, Ladispoli, Barletta, Olbia, Albenga, Viareggio, Fermo, Praia a Mare, Roccella Jonica, Vasto. L’ultima spiaggia, invece, sarà in montagna, il 24 agosto ai 2275 metri di Plan De Corones. La cosa più complessa sarà la logistica. Perché portare in giro l’allegro carrozzone di Lorenzo non è proprio come andare in spiaggia con la chitarra davanti a un fuoco. Per questo, ad esempio la Sicilia, è stata scartata. Serve uno spazio come tre campi da calcio affiancati, che possa abbracciare almeno 20/25 mila persone. Trecento metri per cento e un’area di 150 metri in mare. Con la coda organizzativa dei parcheggi e la guardia costiera che pattuglierà le coste evitando sbarchi di fan in barca e controllerà che qualcuno, sfruttando la pista d’acqua, si metta a guardare lo show dal pattino.

Dopo il successo di un disco non scontato come «Oh, Vita!», registrato oltreoceano con Rick Rubin e i concerti sold out per portarlo in giro, Lorenzo ha ripreso carta e penna. «Ultimamente ho scritto un sacco di cose belle, ho avuto una specie di fuoco di Sant’Antonio musicale. Ma non so ancora se è il momento giusto per produrlo. Ma non posso escludere che qualcosa di nuovo uscirà nel 2019».

Onesto e incontenibile, come sempre. «Fin da bambino le maestre mi dicevano che non riuscivo a stare seduto. Sono cresciuto con l’obbligo di inventarmi sempre qualcosa di nuovo. Il live resta il termometro di tutto: un artista può sbagliare un disco, mai un concerto». Jova non lo dice ma il senso è: portate il costume che ci sarà da ballare. E mentre ne parla ovviamente non riesce a stare fermo.

6 dicembre 2018 (modifica il 6 dicembre 2018 | 22:32)

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