Il cinepanettone è politico: Ghini fa Conte, Martina Stella fa Boschi


Il cinepanettone su Netflix è già di per sé una contraddizione. Un rito collettivo che diventa esperienza individuale, le code al cinema sostituite da un touch. In questa società liquida dove il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza se ne va uno dei pilastri del 25 dicembre. Arriva infatti il 7 dicembre solo sulla piattaforma streaming Natale a 5 stelle, scritto da Enrico Vanzina e diretto da Marco Risi, il primo film italiano di Natale di Netflix. «È un film che ho lungamente immaginato insieme a mio fratello Carlo — spiega Enrico Vanzina —. Già due anni fa eravamo andati a fare i sopralluoghi a Budapest, dove io e Carlo volevamo ambientare la storia. Ma la sua malattia e in seguito la sua prematura scomparsa gli hanno impedito di realizzarlo».

Le telefonate di Giggino e Matteo

Siccome le certezze cadono tutte insieme, non è la sola novità: «Questo film di Natale affronta per la prima volta un tema politico. Lo fa con assoluta leggerezza, senza moralismi, ma con pungente ironia. Per anni si è detto che la politica italiana assomigliava “ai film dei Vanzina”. Stavolta però, la politica entra in maniera prepotente proprio in “un film dei Vanzina”». La storia di Natale a 5 stelle si avvia con la partenza per una visita ufficiale in Ungheria di una delegazione politica italiana, con in testa il nostro premier. Oltre agli impegni politici, il capo del governo si è organizzato bene la trasferta: l’occasione è anche quella di stare in compagnia della sua amante, una giovane onorevole dell’opposizione in viaggio con la delegazione. Niente nomi ma allusioni che non lasciano dubbi. Perché il premier interpretato da Massimo Ghini — anche se non si chiama Giuseppe Conte — è tempestato di telefonate da Giggino e Matteo (chi se non Di Maio e Salvini?); mentre molti penseranno a Maria Elena Boschi guardando Martina Stella nei panni della bionda onorevole dell’opposizione dall’inflessione toscana. «L’adattamento dei Vanzina ha ambientato il tutto ai nostri giorni e alla nostra situazione politica — racconta Massimo Ghini —. Il riferimento a Conte non è imitativo, ma nel film non facciamo sconti a nessuno, la satira sul potere tocca a chi è al potere. E poi parliamo di una commedia, e una commedia fa sicuramente meno danni della politica».

9 ottobre 2018 (modifica il 9 ottobre 2018 | 12:21)

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