“Festival dello Sport, spunti ed emozioni. Miglioriamo il nostro sport”


Urbano Cairo, 61 anni. Lapresse

Urbano Cairo, 61 anni. Lapresse

Mesi fa il presidente di Rcs MediaGroup, Urbano Cairo, stato il primo a scommettere sul Festival dello Sport. Oggi a Trento toccher a lui darne il via ufficiale.

Presidente Cairo, quali sensazioni prova alla vigilia di un appuntamento cos unico?


“C’ l’orgoglio di aver pensato con la Gazzetta dello Sport un evento cos importante, perch riunisce tutto il mondo dello sport. Il fatto di essere i primi a farlo in Italia, e forse anche nel mondo, un motivo di soddisfazione. Poi anche emozionante, perch vedremo sfilare un numero incredibile di campioni”.

Il Festival dar la possibilit di condividere le conoscenze sportive italiane e internazionali: sar anche un modo prezioso per incrociare esperienze?

“La chance offerta dal Festival di poter scambiare il sapere sportivo unica. Avremo la possibilit di approfondire come si struttura il sistema sportivo italiano e come all’estero organizzano i vari sport. Uno scambio che offrir dei contributi interessanti per migliorare la nostra attivit sportiva. Come anche noi italiani potremmo essere d’aiuto, con le nostre eccellenze, agli amici in arrivo dall’estero: un’occasione stimolante”.

Crede che dal racconto sportivo si potranno ricavare buone idee per aiutare lo sport italiano?

“Mi sono gi spinto a immaginare la prospettiva del Festival, che un domani potrebbe diventare una sorta di Stati Generali dello sport. Ma per farlo ci sar bisogno del contributo del Coni. In attesa che questo avvenga, il Festival sar utile perch lo sport italiano, che ha avuto grandi successi in passato, oggi in una fase in cui deve cercare di migliorarsi pur avendo eccellenze e talenti straordinari”.

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Che strada pu prendere lo sport italiano per crescere?

“Sarebbe giusto ispirarsi a chi all’estero ha fatto buone cose negli ultimi anni. Penso alla Gran Bretagna, che in occasione dell’Olimpiade di Londra ha fatto uno scatto in avanti deciso puntando su alcuni sport e finanziandoli in maniera quasi esclusiva. In Italia, invece, siamo pi democratici e pi ampi nella distribuzione delle risorse, anche se ho notato che nell’atletica in corso un cambiamento: non si possono finanziare tutti gli atleti e tutti gli sport. Sarebbe giusto essere pi selettivi”.

In questo processo quale ruolo immagina per i privati?

“Dovrebbero essere pi coinvolti, si potrebbero creare delle sinergie. Dagli sponsor potrebbero arrivare contributi fondamentali, dando al privato anche delle possibilit di ricavo: se il mondo dello sport ottiene risultati maggiori diventa pi produttivo per uno sviluppo pi generale del sistema sportivo”.

Il tema del Festival il Record: che cos’ per lei il record?

“ quella cosa a cui si tende per migliorarsi sempre, per cui non ti accontenti, e l’unico modo per batterlo impegnarsi dedicandogli tantissimo tempo. un principio valido nello sport come nella altre attivit in cui si cerca di battere i propri record. Per farlo il talento importante, ma fondamentale spendere impegno e tempo senza pensare a un ipotetico fallimento”.

Quali i suoi Record del cuore?

“Da ragazzino mi dedicavo all’atletica e, allenandomi sulla velocit, mi colp Pietro Mennea, fu qualcosa di speciale. Ma anche i fortissimi Marcello Fiasconaro e Franco Fava”.

E per il calcio?

“La vittoria dell’Italia al Mondiale del 1982 emozion tutto il Paese, ma focalizzerei l’attenzione sul trionfo Mondiale del 2006 per il significato che ebbe: eravamo reduci da un momento difficilissimo, e ci fu quasi una chiamata per dimostrare che il nostro calcio non era malato. Rialzare la testa, ribaltando una situazione cos critica, ebbe un valore speciale. Risalimmo con la forza dell’orgoglio, della qualit, del talento e dell’impegno centrando un record di squadra insperato. Che fa anche ben sperare per il momento attuale della Nazionale”.

Al Festival interverr il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: lo sport in questi anni un po’ uscito dalle scuole…

“Ed un peccato. Dovremmo dedicare pi tempo allo sport a scuola: aiuta a sviluppare un certo rigore, a trasmettere valori, a coltivare una passione. Ma non dev’essere inteso come un obbligo, dev’essere un piacere. Mi ricordo la frase del grande manager di baseball Tommy Lasorda: “Se hai lavorato con passione, nella tua vita non hai lavorato neanche un giorno”. Essere educati allo sport un modo per appassionarti e sentirlo con pi leggerezza”.

 Mario Pagliara 

© riproduzione riservata




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