Festival dello Sport, Fill, Innerhofer, Ghedina: la discesa da brividi


Christoff Innerhofer nella discesa della World Cup a Wengen, Svizzera. Ap

Christoff Innerhofer nella discesa della World Cup a Wengen, Svizzera. Ap

Il padre della discesa azzurra stato Zeno Col che, prima di diventare campione mondiale nel 1950 e olimpico di discesa nel 1952, aveva stabilito nel 1947 a Cervinia il primato mondiale del chilometro lanciato sfiorando i 160 km all’ora. Allora non si usavano tute e caschi aerodinamici e sci da fantascienza. Lui scendeva accucciato su sci di legno, con una posizione definita “a uovo basso” a posteriori, con maglione di lana e testa nuda.

La Valanga Azzurra
Negli Anni 70 Stefano Anzi e Giuliano Besson, con Cavallo Pazzo Stricker come capobanda, furono i primi protagonisti irriverenti e decisi anche ad avanzare le prime istanze sindacali. Scendevano fasciati in una tuta, una seconda pelle lucida e scivolosa, che nelle cadute li faceva schizzare via come pallottole. Non c’erano le reti di oggi, solo uno steccato di legno grezzo e nelle curve balle di paglia, cos la protesta costrinse la Fis a vietare i tessuti lucidi. Non erano vincenti, ma rispettati. Stricker in popolarit batteva tutti. Con loro c’era anche Herbert Plank, giovanotto di talento, che il terzetto aveva soprannominato Manubrio per il modo con cui teneva in avanti le mani, come se stesse andando in bici. Herbert ha vinto subito in Val d’Isere ed stato anche il primo a vivere la guerra delle case produttrici. Aveva gli Spalding e alla vigilia dell’Olimpiade ‘76 la Rossignol gli faceva la corte. Al villaggio olimpico aveva un paio di Rossignol sotto il letto, ma il giorno della gara fu costretto, per contratto, a lasciarli l: vinse la medaglia di bronzo lo stesso.


Tre millesimi
Poi c’era il riservato Gustavo Thoeni, che parlava con gli sci. Era uno slalomista eccezionale, aveva creato uno stile, ma era affascinato dalla velocit. Cos nel gennaio del 1975 si butt gi sulla mitica Streif di Kitzbuehel e fece venire i brividi a Franz Klammer, il re della discesa, arrivandogli a soli 3 millesimi… Lasci perdere perch aveva programmato di mettere su famiglia. L’impresa divent anche un film.

la novit
I velocisti a met degli anni Ottanta trovarono nuovo spazio con l’introduzione del SuperG, che spesso non altro che una discesa corta, ma senza prove. Si deve scendere seguendo un feeling. Michael “Much” Mair ha vinto la prima gara ufficiale di Coppa di questa specialit. Alto, slanciato, piaceva un sacco. Ha visto crescere il talento senza freni di Kristian Ghedina, un ragazzo che ha sempre avuto dentro al petto una vitalit esplosiva, quasi pericolosa. Per lui sempre stato normale rischiare le ossa, sia nel gioco che poi nello sport che non era altro che la continuazione del gioco infantile. Proprio questa sua vitalit l’ha aiutato anche a uscire dal tunnel di un gravissimo incidente stradale e a riportarlo in alto. Ma quello che la gente ricorder di pi la lucida follia con cui ha pizzicato l’orgoglio austriaco esibendosi, nel 2004, in una spaccata in volo a 140 km all’ora sull’ultimo salto della Streif di Kitzbuehel.

Ultimi anni
La squadra azzurra di discesa molto forte con Christof Innerhofer, Peter Fill e Dominik Paris. Inner l’intellettuale del gruppo, ha aperto una nuova strada e ha vinto oro, argento e bronzo mondiale e argento e bronzo olimpico. Peter sicuro, costante, ha lavorato duro negli anni ed arrivato a vincere due Coppe di discesa di fila, impresa eccezionale. Dominik ha gi vinto 8 discese e un superG, ma sta ancora rifinendo il suo talento.

dal nostro inviato Gianni Merlo 

© riproduzione riservata


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