Ebrei perseguitati nei Paesi arabi. L’odio precede la nascita d’Israele


Sotto l’occupazione tedesca della Tunisia (novembre 1942-maggio 1943) alcune case di ebrei furono saccheggiate e alcune donne ebree furono stuprate da musulmani. In generale gli autori di queste violenze furono incoraggiati dai tedeschi, ha scritto Norman Stillman anche se, temendo disordini di maggiore ampiezza, il comandante tedesco intervenne per mettere fine a quegli incidenti. Quegli incidenti, in ogni caso, furono ricondotti — in tema di responsabilit — all’occupazione nazista. Ma lo stesso Stillman not, non senza sorpresa che i saccheggi di case ebraiche ad opera degli arabi furono pi gravi dopo che i tedeschi si ritirarono dalla citt. Proprio cos: le violenze antiebraiche in Tunisia nel corso della Seconda guerra mondiale sono cresciute dopo il ritiro dei nazisti. E quando arrivarono gli Alleati, Philip Jordan, corrispondente di guerra britannico, scrisse che tutti gli ebrei della citt avevano subito saccheggi dagli arabi e che erano state rubate persino porte e finestre. Anche, se non soprattutto, dopo che i soldati con la svastica se n’erano andati.

Esce in libreria  gioved
Esce in libreria gioved 15 novembre il saggio di Georges Bensoussan, Gli ebrei del mondo arabo (traduzione di Vanna Lucattini, Giuntina, pagine 171, euro 15 ).

Come mai? E perch subito dopo il mondo arabo si svuotato dei suoi ebrei nel corso di appena una generazione (1945-1970)? Tra l’altro quasi senza espulsioni palesi, eccetto l’Egitto… Perch questo strappo cos rapido da una terra sulla quale gli ebrei vivevano da oltre duemila anni? Georges Bensoussan ha scritto un libro, Gli ebrei del modo arabo. L’argomento proibito, che sta per essere pubblicato da Giuntina, nel quale analizza le vessazioni a cui sono stati sottoposti gli israeliti in quell’area geografica da molto prima che esplodesse il conflitto tra Israele e i palestinesi. Gli ebrei sono stati costretti ad abbandonare quelle terre in una misura davvero rimarchevole: se ne dovettero andare novecentomila persone nel secondo dopoguerra, nell’arco di poco pi di due decenni. Un esodo che, secondo Bensoussan, mise fine ad una civilt bimillenaria, anteriore all’Islam e all’arrivo dei conquistatori arabi. Come potuto accadere? Pi del sionismo e della nascita dello Stato di Israele, risponde l’autore, sono stati l’emancipazione degli ebrei attraverso l’istruzione scolastica e l’incontro con l’Occidente dei Lumi a provocarne la scomparsa in quei Paesi, quindi il loro riscatto, un evento inconcepibile per l’immaginario di un mondo in cui la sottomissione dell’ebreo aveva finito per costituire una pietra angolare. Generalmente, scrive Bensoussan, ci dicono che le societ ebraiche d’Oriente sarebbero declinate con il conflitto arabo-israeliano e che l’antigiudaismo arabo sarebbe una ricaduta del conflitto palestinese. Ma questa tesi smentita da moltissimi testimoni occidentali riguardo agli anni 1890-1940, siano essi amministratori coloniali, militari, medici, giornalisti o viaggiatori. Tutti raccontano della virulenza di un sentimento antiebraico, ad ogni evidenza variabile a seconda delle regioni e dei periodi, senza connessione alcuna con la questione palestinese.

Nato in Marocco nel 1952, lo storico francese Georges Bensoussan
Nato in Marocco nel 1952, lo storico francese Georges Bensoussan autore di molti studi sulla Shoah, l’antisemitismo e il sionismo, tradotti anche in Italia

Bensoussan uno storico francese ebreo nato nel 1952 in Marocco. Timido, ha sempre scelto di starsene in disparte. Non ha mai amato il palcoscenico letterario. Fino al 2015 non godeva, anzi, di grande notoriet, nonostante avesse scritto diversi libri, avesse ricevuto importanti premi, fosse stato nominato direttore editoriale del Mmorial de la Shoah. Che cosa allora che lo ha portato alla ribalta nel 2015 quando aveva 63 anni? Nel corso di una trasmissione radiofonica su France2, Rpliques, gli sfuggirono (o forse le pronunci intenzionalmente) le seguenti parole: Il sociologo algerino Sman Laacher, con grande coraggio, ha detto che nelle famiglie arabe in Francia — risaputo ma nessuno vuole dirlo — l’antisemitismo arriva con il latte materno. Era la citazione di un ragionamento altrui, anche se ad ogni evidenza Bensoussan lo condivideva nel merito. Comunque sarebbe passata inosservata se non fosse sceso in campo il Movimento contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli, accusando lo storico d’aver fatto sue parole antiarabe e razziste per di pi in un servizio pubblico. Il Movimento chiese alla radio nonch ai responsabili del Mmorial di prendere le distanze da Bensoussan, e lo trascin per ben due volte in giudizio. Radio e Mmorial lo misero in quarantena assai prima della sentenza definitiva e pochi solidarizzarono con Bensoussan: tra questi meritano di essere ricordati Pierre Nora, Alain Finkielkraut e, dall’Algeria, Boualem Sansal. Dopodich la sua vita fu praticamente distrutta. Infine nel 2018 arrivata la definitiva assoluzione, ma ormai sarebbe stato difficile per lui recuperare una qualche serenit. Ma, con ostinazione, Bensoussan ha continuato a studiare le condizioni in cui gli ebrei vivevano nel mondo arabo quando lo Stato di Israele non era ancora neanche all’orizzonte. Mettendo in evidenza anche i (pochi) caratteri positivi di quella coabitazione con il mondo musulmano. In un quadro per il resto agghiacciante.

All’inizio del XVI secolo il frate francescano Francesco Suriano descriveva con queste parole la vita degli israeliti in Palestina: Questi cani, gli ebrei, sono calpestati, picchiati e tormentati come meritano. Vivono in questo Paese in una condizione di sottomissione che le parole non possono descrivere. una cosa istruttiva vedere che a Gerusalemme Dio li punisce pi che in ogni altra parte del mondo. Ho visto questo luogo per lungo tempo. Essi sono anche uno contro l’altro e si odiano, mentre i musulmani li trattano come cani… Il pi grande obbrobrio per un individuo di essere trattato da ebreo. E ancora: Ovunque — scrive nel 1790 l’inglese William Lemprire a proposito degli ebrei di Marrakech — sono trattati come esseri di una classe inferiore alla nostra. In nessuna parte del mondo li si opprime come in Berberia… Malgrado tutti i servigi che gli ebrei rendono ai mori, essi sono trattati con pi durezza di quanto farebbero con i loro animali. La stessa immagine che usa l’abate francese Lon Godard nel 1857, di ritorno da un viaggio: Gli ebrei in Marocco sono considerati tra gli animali immondi… La tolleranza dei prncipi musulmani consiste nel lasciare vivere gli ebrei come si lascia vivere un gregge di animali utili. Se un musulmano li colpisce, prosegue Godard, agli ebrei proibito, pena la morte, di difendersi eccetto che con la fuga o con la destrezza.

A ridosso della Seconda guerra mondiale, il Marocco fu relativamente al riparo dalle esplosioni di violenza antiebraica. Molto relativamente. Nel Maghreb, qualcuno sostiene, la popolazione musulmana non avrebbe gioito per le misure antiebraiche promulgate da Vichy. Avrebbero perfino manifestato solidariet nei confronti dei perseguitati. Ma secondo Bensoussan (e con lui, adesso, la maggioranza degli storici) la popolazione musulmana tutt’al pi rimase indifferente. In Tunisia (finch fu una colonia) le autorit francesi fingevano di non vedere le persecuzioni antiebraiche per evitare di affrontare la maggioranza araba. Lo stesso accadde in Marocco dopo i pogrom di Oujda e Jrada (giugno 1948): le stesse autorit francesi raccomandarono a quelle locali di usare indulgenza (nei confronti dei responsabili degli atti antiebraici) al fine di evitare ogni esplosione di violenza da parte araba.

E nel secondo dopoguerra dopo la nascita dello Stato di Israele (1948)? Ad eccezione dell’Egitto, sostiene lo storico, non ci sono state praticamente espulsioni di ebrei dal mondo arabo. E la Tunisia stato il Paese pi tollerante. Qui la Costituzione del 1956 assicurava che gli ebrei erano cittadini come gli altri e potevano esercitare qualsiasi professione. Tuttavia dovevano sempre aspettare pi degli altri le necessarie autorizzazioni amministrative e, per cos dire, elargire pi bustarelle. Anche sotto la guida del presidente Bourghiba, gli ebrei furono a poco a poco estromessi dai posti pi importanti (eccetto che al Ministero dell’Economia dove non c’erano musulmani competenti per rimpiazzarli).

Nel 1960 gli ebrei rappresentavano ancora il 14% della popolazione di Tunisi, ma nel Consiglio comunale della capitale ce n’erano solo due su sessanta membri (il 3%). Poi venne la guerra dei Sei giorni (1967) e per gli israeliti furono dolori. Scriveva — in una lettera del 7 giugno 1967 a Georges Canguilhem — Michel Foucault che all’epoca insegnava all’universit di Tunisi: Qui luned scorso c’ stata una giornata (una mezza giornata) di pogrom. stato molto pi grave di quanto abbia detto “Le Monde”, una cinquantina buona di incendi. Centocinquanta o duecento negozi — ovviamente i pi miserevoli — saccheggiati, lo spettacolo della sinagoga sventrata, i tappeti trascinati per strada, calpestati e bruciati, gente che correva per le strade si rifugiata in un edificio al quale la folla voleva dar fuoco. E poi il silenzio, le saracinesche abbassate, nessuno o quasi nel quartiere, i bambini che giocavano con le suppellettili rotte… Quanto successo appariva manifestamente organizzato… Se poi a questo si aggiunge che gli studenti, per “essere di sinistra” hanno dato mano (e un po’ di pi) a tutto questo, si abbastanza tristi. E ci si domanda per quale strana astuzia (o stupidit) della storia il marxismo ha potuto dare occasione (e vocabolario) a tutto ci.

Al Cairo, nel 1927, dall’oggi al domani, la legge egiziana chiude agli ebrei l’accesso agli impieghi pubblici. Qui nel 1950 (ben diciassette anni prima di quel che si sarebbe venuto a creare dopo la guerra dei Sei giorni), Sayyd Qutb, successore di Hassan el-Banna a capo dei Fratelli musulmani, pubblic un manifesto, La nostra battaglia contro gli ebrei, che conteneva parole inquietanti. Gli ebrei, si poteva leggere in questo testo, hanno ricominciato a fare il male… Allah invi loro Hitler per dominarli; poi la nascita di Israele ha fatto provare agli arabi, i proprietari della terra, il sapore della tristezza e della sofferenza.

In Siria dopo il 1945 imperversa una violenza antiebraica che spinge la maggior parte dei 15 mila ebrei del Paese ad andarsene; tutte persone che sono poi scomparse da ogni memoria ufficiale. Nei confronti degli ebrei rimasti si ebbero attentati come la bomba che colp un’istituzione ebraica a Damasco nel 1948,e le altre che nel corso dell’estate di quello stesso anno, uccisero decine di israeliti. Analoghe violenze si ebbero in Yemen. In Libia rimasero solo cinquemila ebrei su trentacinquemila e questa minoranza fu progressivamente spinta a partire, strangolata socialmente e assoggettata a un clima di paura. A Tripoli nel 1961 la legge stabil che a ogni ebreo che intrattenesse rapporti ufficiali o professionali con Israele (vale a dire, per la maggior parte dei casi, con i loro connazionali trasferitisi nello Stato ebraico) sarebbero stati confiscati i beni.

Ma perch di tutto questo si comincia a parlare in modo esplicito soltanto adesso? La storia degli ebrei del mondo arabo, risponde Bensoussan stata a lungo confiscata. Il pi delle volte stata scritta da degli ebrei di corte ed per questo che solo recentemente si emancipata dalla visione irenica di un tempo. A lungo il racconto ufficiale illustrava un universo sereno di un “mondo che abbiamo perduto”, una visione storica unita a un pensiero consolatore, tanto grande era il dolore di mettere a nudo una vita da dominato. Pi si scendeva in basso nella scala sociale e pi la memoria ebraica diventava dolorosa, mentre coloro che coltivavano una memoria felice, il pi sovente provenivano da ambienti agiati, dove i contatti con il popolino musulmano erano generalmente limitati al personale di servizio. Accade cos, conclude lo studioso, che scrivere la storia degli ebrei dell’Oriente arabo mette a nudo i rapporti di servit mascherati da racconti folcloristici. Una complicazione che ha fin qui impedito di raccontare la vera storia degli ebrei nel mondo arabo.

Bibliografia

Un testo di grande rilievo per quanto riguarda i temi trattati da Georges Bensoussan lo studio di Bernard Lewis Gli ebrei nel mondo islamico (traduzione di Silvia Bemporad Servi, Sansoni, 1991). Riguarda invece un caso specifico, quello della Libia, il saggio di Renzo De Felice Ebrei in un Paese arabo (il Mulino, 1978). L’esperienza personale del filosofo Michel Foucault riferita dal suo amico Paul Veyne nel libro Foucault, il pensiero e l’uomo (traduzione di Laura Xella, Garzanti, 2010). Da segnalare anche il saggio di Marcel Gauchet Il disincanto del mondo (traduzione di Augusto Comba, Einaudi, 1992) e le memorie dello storico ebreo Saul Friedlnder A poco a poco il ricordo (traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi, 1990).

12 novembre 2018 (modifica il 12 novembre 2018 | 21:24)

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