Daniel Auteuil re della commedia con un seduttore da ridere


«Vivere mille vite, questo è il bello dell’attore!» assicura Daniel Auteuil, icona dello schermo e del teatro francese e non solo. Il suo volto un po’ sghembo, il sorriso raro che di colpo illumina lo sguardo malinconico, ha fatto colpo su generazioni di signore, ancora oggi sedotte dal suo fascino.

A gennaio compirà 69 anni. Eppure continua a interpretare storie d’amore.
«Con il lavoro, il miglior antidoto per non invecchiare. Più si va avanti negli anni, più si deve amare e essere curiosi. Il tempo si assottiglia, bisogna approfittarne».

Lei a 60 anni è diventato di nuovo padre, si è sposato per la terza volta… Lo vedremo sugli schermi in «Quasi nemici» e «Sogno di una notte di mezza età».
«Due storie molto diverse. Nel primo sono un professore di retorica odioso, cinico e politicamente scorretto. Nel secondo un editore che invita a cena il suo miglior amico, Gérard Depardieu, con la nuova abbagliante fidanzata (Adriana Ugarte). E appena la vede se ne innamora anche lui».

L’editore si chiama Daniel, come lei.
«Non è un caso, visto che del film sono anche regista. E come Daniel adoro fantasticare. Il titolo italiano, che un po’ strizza l’occhio a Shakespeare e un po’ a Woody Allen, mi pare azzeccato. Sognare è una delle attività migliori dell’uomo. Tra un piatto e l’altro Daniel si perde in una serie di allucinazioni amorose: la fuga romantica a Venezia con la sua bella, la casa insieme, le infinite notti di passioni… A riportarlo alla realtà le occhiatacce della moglie (Sandrine Kimberlain), la salsa al cioccolato maldestramente versata sull’abito dell’amante immaginaria».

Alla fine partirà per Venezia, ma con la moglie.
«Le fantasie aiutano a reinventare l’amore. I tradimenti, meglio se virtuali, possono farci riscoprire chi ci sta accanto, ravvivare i rapporti».

Ma l’amore, come si chiede il protagonista Daniel, rende davvero felici?
«Di certo non potrei vivere senza. Tra i tanti tipi d’amore quello coniugale mi sembra il più interessante, lo si costruisce giorno dopo giorno, richiede rispetto, fiducia e un grano di follia. Ma c’è anche l’amore per gli amici. Con Depardieu siamo una vecchia coppia! Dai tempi di Jean de Florette, oltre 30 anni fa, non ci siamo mai persi di vista. Ho chiesto a Gérard di guardare Adriana come guardava Deneuve in L’ultimo metrò o Ardant in La signora della porta accanto».

Depardieu di recente è stato accusato di molestie sessuali.
«Penso sia un gran malinteso. Comunque non gli ho chiesto nulla. Credo sia già abbastanza preoccupato».

Prima che sullo schermo, questa pièce l’ha portata in teatro.
«Il cinema ha reso più credibili le farneticazioni di Daniel, più labile il confine tra realtà e fantasia. Lo spettatore è ingannato di continuo».

Sogna pochissimo invece il suo prof. Mazard, conservatore, snob e razzista. Che prende in giro un’allieva per come si veste e per le sue origini islamiche.
«In Quasi nemici il regista Yvan Attal innesca lo scontro tra due mondi: un francese pieno di sé e una mediorientale piena di rabbia. Eppure per quanto crudele appaia, Mazard è un bravo professore. Il problema è che detesta l’epoca in cui vive, senza rigore, eleganza, educazione. Tutte virtù necessarie per chi insegna la retorica. Arte dell’ipocrisia, che fornisce ai politici e agli avvocati le armi per avere ragione oltre la verità. Amorale sì, ma basilare per una convivenza sociale».

E con l’Italia? Lei ha avuto anche legami di cinema…
«Ho lavorato con Virzì, Andò, Faenza… Come attore mi sono formato con il neorealismo. Avrei tanto voluto incontrare Scola, Risi, De Sica… Peccato non essere nato vent’anni prima».

8 ottobre 2018 (modifica il 8 ottobre 2018 | 19:58)

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