“Col Milan mi scateno, ma do il peggio alla Play”


Indossa un giaccone blu, piuttosto pesante, ma spesso si punta addosso un piccolo ventilatore a batteria. una giornata strana a Roma, prima piove, poi c’ il sole, nel bar all’aperto dell’hotel del Centro dove incontriamo Diego Abatantuono si fatica a trovare un equilibrio. Quantomeno climatico. “Del resto durante le riprese di questo film siamo stati prima in Puglia e c’era un tempo pessimo, poi sulle nevi svizzere e si moriva di caldo. C’ qualcosa che non funziona su questo pianeta e la cosa mi inquieta”. Il film di cui parla “Un nemico che ti vuole bene”, dark comedy diretta da Denis Rabaglia arrivata nelle sale gioved. Ci sediamo davanti a un caff per parlare appunto di nemici, partendo da quelli sportivi, del suo Milan e di molto altro.

Diego Abatantuono

Diego Abatantuono il protagonista del film “Un nemico che ti vuole bene”

Calcisticamente qual il suo nemico numero uno?

“Se restiamo al titolo del film, ‘Un nemico che ti vuole bene’, devo dire l’Inter, visto che l’ottanta per cento dei miei amici nerazzurro. Sono nemici buoni, di cattivi non ne ho perch il calcio va a cicli e nel lungo periodo noi siamo comodamente in vantaggio. Due milanisti che si incontrano si salutano con ‘Ciao, come va?’, due nerazzurri invece si abbracciano gridandosi ‘fratellone!’ perch hanno subto tanto nella vita, lo juventino poi lo riconosci perch ha il piglio di uno che sta sempre per vincere qualcosa di importante, anche se alla fine non succede… Insomma, se come me sei stato fortunato e hai vissuto gli ultimi trent’anni da milanista vuoi bene a tutti i nemici, li guardi con la tenerezza con cui si guarda una persona che ha avuto meno di te…”.

In uno dei suoi grandi successi, “Eccezzziunale… veramente”, uscito nel 1982, interpretava tre diversi tifosi e il grido di battaglia era “Viuuulenzaaa!”.


” vero, anche se poi nel film la cosa pi violenta che accadeva era Sandrino il Mazzolatore che scivolava su una buccia di banana e batteva la testa, io facevo solo finta di averlo bastonato”.

Quel film raccontava un calcio diverso.


Diego Abatantuono stilizzato.

Diego Abatantuono stilizzato.

“Il sistema calcio si fondava su presidenti mecenati che regalavano al loro pubblico, ai loro operai, alla loro citt un divertimento: era un affare a perdere, solo i pi bravi riuscivano ad andare pari. Adesso il pallone un business in cui si muovono tantissimi soldi a fronte di regole non definite, quindi sono arrivati gli investitori. Solo la famiglia Agnelli rispetta il vecchio stile, mentre americani, arabi o cinesi comprano squadre come fossero mortadella o prosciutto crudo. Il tifoso ormai in secondo piano”.
Si sente trascurato?

“No, per me la partita resta la partita, non ha perso niente, anzi il calcio pi veloce e sono ancora pi tecnici. Certo che i valori in campo, oggi pi di allora, sono determinati dalle possibilit economiche della societ. Poi per bisogna saperle sfruttare al meglio. La Juventus ad esempio vince tutti gli anni lo scudetto ma manca la Champions. Conquistare il prossimo campionato, con Ronaldo, dovrebbe essere come bere un Campari Soda. Ma lo champagne altra cosa. Noi con le nostre sette Champions lo sappiamo bene”.

Come vede il Milan di Gattuso, Maldini e Leonardo?


“Purtroppo non sono in campo, ma Gattuso sta lavorando molto bene. Ci sono state delle cessioni e dei non acquisti un po’ originali, abbiamo tenuto tanti difensori e venduto un centrocampista di troppo, serviva un cambio per Biglia. Ma il problema soprattutto davanti, abbiamo due soli attaccanti di ruolo, se uno si fa male un disastro. Cosa manca al Milan? Gianni Rivera, le sue intuizioni, le illuminazioni”.

Diego Abatantuono in

Diego Abatantuono in “Eccezzziunale… veramente”.

E lo scudetto? Diceva che vincer ancora la Juve.

“Io tifo per Ancelotti, gli sono molto affezionato, un amico e mi piace molto come si muove, come allena, quello che dice. Poi mi farebbe piacere se vincesse la Roma o anche la Lazio. Quanto all’Inter, per un fatto di cuginanza, farei anche a meno”.

Come nasce la sua passione rossonera?


“Ho due ricordi: il primo riguarda Rivera, che a un certo punto della sua vita ha abitato nel mio stesso palazzo, in piazza Diego Velazquez a Milano, io al secondo piano e lui al settimo. Lo incontravo spesso in ascensore ma facevo sempre finta di non conoscerlo, ero troppo timido; il secondo su mio nonno: dentro al portafoglio aveva le foto di Rivera e Padre Pio, quando gli chiesi chi fossero mi rispose: ‘Uno un uomo che fa miracoli, l’altro un popolare frate pugliese'”.

Massima goduria da tifoso milanista?


“La finale di Coppa Campioni ‘89 vinta con lo Steaua a Barcellona. Sono andato allo stadio con gli amici, in camper, abbiamo visto la partita e festeggiato tutta la notte in giro con i calciatori”.

E la massima delusione?


“La maledetta finale di Istanbul con il Liverpool. Anche sul 3-0 avvertivo segnali negativi…”.

Perch scaramantico?


“Beh, con il calcio quasi obbligatorio… Quando senti i telecronisti dire ‘la partita chiusa’ giusto che ti preoccupi, spesso poi sono interisti, gente che urla per un gol dell’Inter come fosse la finale dei Mondiali…”.

Diego in una scena di

Diego in una scena di “Eccezzziunale… veramente”

Il riferimento a Inter-Tottenham non puramente casuale. Dove vede le partite?

“A casa con pi amici possibili. Non c’ alcun tipo di razzismo e chiusura, chi vuole venire il benvenuto, anche se non tifa Milan. Tanto si sa, la gufata intrinseca e l’ironia mi diverte”.

Pensa che con la Var ci sia un nemico in meno?


“Sicuramente. Tutto ci che giustizia e toglie incertezze un amico in pi”.

Gioca a calcio?


“No, mi farei male subito. Evito qualsiasi attivit preveda contatto fisico. Per non ero male, un centrocampista avanzato con molto cervello e in una certa fase anche una discreta atleticit”.

Diego Abatantuono.

Diego Abatantuono.

Quindi fa altro?

“Ho giocato molto alla Playstation ma ho dovuto smettere, il pollice sinistro era diventato il triplo dell’altro, mi si anche storto un osso. E poi con Pes perdevo la testa, avevo la pressione a mille, non capivo pi un cazzo.Molto divertente, ma troppo pericoloso”.
Ha avuto molti nemici?

“Una grande delusione per un presunto amico che ha messo a rischio la mia carriera e mi ha fatto perdere un sacco di soldi. Per voglio sempre bene alla gente, sto attento ma nei limiti, anche perch quel tradimento ha dato vita a cambiamenti e opportunit professionali che non avrei mai pensato di avere”. Che cosa detesta?

“La mancanza di attenzione e di memoria. I ragazzi non conoscono il passato e non si accorgono che certi errori si possono ripetere presto. Sottovalutare questo nemico pericolosissimo”.

I suoi progetti?


“Sto girando un nuovo film con Salvatores. Se giocher a calcio come in ‘Marrakech Express’ e ‘Mediterraneo’? Non posso dire nulla…”.

Noi ci speriamo.

 Elisabetta Esposito 

© riproduzione riservata


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