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Anche dalle mie parti c stata una bella nevicata copiosa iniziata ieri sera verso le 21, ovviamente il servizio spalaneve ha dimostrato la sua inefficenza iniziando il servizio satamni alle 7,30 dopo 10 ore di neve, tra l le strade non sono state trattate preventivamente quindi la neve ha attacato subito.

Qesta sera alle 19 le strade arano pulite a macchia di leopardo, in alcuni comuni le strade sono state pulite bene, in altri c ancora un cm di neve ormai pressata e ghiaciata, sempre a quell la temperatura era tra i 6 ed i 8.

Riaccompagnare a casa, CIVILI, con macchinoni da NABABBI, mi ha dato molte soddisfazioni. e poi sempre stamani alle 4.40 del mattino, ho aiutato i carabinieri a rimuovere 2 alberi caduti, con l del motosega e vericello.

E poi alle 5.00 del mattino un furgoncino di un pasticcere finito in un fossetto (non ho accettato paste calde in cambio perche sono a dieta), e cosi via fino alle 8.00 del mattino.

Ora vado a letto, perche son cotto.

Bonanotte gente innevahaaaaaaaaaa

QUOTO il Capitano TUTTA LA VITA

Infatti la Multipla con le scarpette da neve, ieri sera che veniva che . La mandava, ho portato 6 persone in pizzeria sotto 5 cm già caduti ed il resto che veniva copioso.

NESSUN PROBLEMA e non ho il 4×4.

La prossima volta che porti un pasticcere Andrea avvertimi che vengo a darti una mano, che poi le paste le faccio andar bene IO.(scherzo ovviamente.)

A Cento ALMENO 15 cm caduti e stanotte aspettiamo il 14C. vado contro corrente.

A Treviso fa una grossa nevicata ogni 3 anni se non di più. Generalmente poi le temperature salgono e la neve si scioglie, rarissimo che arrivi una botta da meno 9 ( 11 vicino all a giacciare il “pacioro”.

Per me va benissimo NON avere un servizio spalaneve da cittadina siberiana. Sarebbe uno spreco inutile.

Quel che non mi va bene è la mancanza di coordinazione fra i comuni:

monto le catene (senza a Treviso si pattinava) arrivo ad un comune limitrofo e. strade come un biliardo. Mi fermo, le tolgo, faccio 6 km e. Alaska Eccheccacchio Ma fate a meno di spalare e basta Si girerebbe tutti con le catene, tutti pianino e tutti in sicurezza.
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Alla maggior parte di noi donne, piace ogni tanto mettere un tacco alto, una minigonna, un vestitino o una maglia più scollata, uscire il pomeriggio, andare a ballare, bere un po’ troppo. Ci piace perché siamo così, ci piacciono i vostri complimenti, ci piace se qualcuno ci sorride, se ci chiede di uscire, se ci offre da bere. Ma in fondo così va il mondo, no?

Ci facciamo belle per noi, ma in fondo anche per voi. Ci fa stare bene, ci fa sentire più sicure di noi stesse, ci fa essere felici. questa una colpa? O fa parte della nostra libertà?

A volte impieghiamo ore per preparaci, scegliere le scarpe giuste, sistemare i capelli, truccarci. Ma non facciamo tutto questo per essere violentate o per istigare violenza su di noi. Lo facciamo da donne libere, lo facciamo per noi.

Lei ci consiglia di prestare attenzione, di essere più caute, di non vestirci in modo provocante, di non “trovarci in certi ambienti”.

Perdoni l’ignoranza, ma da sola proprio non ci arrivo: per vestire provocante esattamente cosa si intende? C’è una lunghezza massima degli abiti che indossiamo da rispettare? Di quali ambienti stiamo parlando? Potrebbe essere più specifico? Sa di solito queste violenze accadono per strada, anche di giorno, quindi cosa dovremmo fare esattamente?

Uscire coperte dalla testa ai piedi, fare velocemente le nostre commissioni e tornare immediatamente in casa? Non uscire la sera, o non indossare tacchi, o non truccarci, o non parlare, o non ridere? Mi perdoni ma proprio non capisco, perché sembra più una privazione della nostra libertà, che una soluzione al problema.

Lei sostiene che “il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete.”

Ma le chiedo: ispiriamo così tanta violenza ogni volta che ci vedete? Quindi, il senso di quello che afferma, mi par di capire, è che la colpa è nostra, voi in fondo siete fatti così, cioè non ci si può far proprio nulla. Giusto?

Un po’ come quando eravamo piccoli e mamma ci diceva di stare attenti altrimenti ci saremmo fatti mali, ma noi ignoravamo i sui consigli, ci facevamo male, allora una frase risuonava nell’aria: “Te lo avevo detto”.

Praticamente lei ci sta avvisando, lo stesso te lo avevo detto, ma questo “te lo avevo detto” è ingiusto e non lo accetto. Non mi interessa la sua opinione su come dovrei o non dovrei vestire, su quale ora è più opportuno uscire, io voglio sapere cosa si può fare, cosa voi politi, uomini, mariti, fidanzati DOVETE fare per risolvere questo problema.

Non potremmo, per una volta, spostare l’attenzione sugli autori di tali violenze, capire perchè un uomo arriva a tanto,
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capire come si può evitare questo.

Dovete difendere la libertà di noi donne tutte, è un obbligo politico, morale e sociale. Senza scuse, senza se, senza ma, perché ce lo dovete, perché siamo esseri umani esattamente come voi, perché è inammissibile, ancora nel 2017, doversi giustificare per una colpa, che colpa non è e che mai lo sarà.

Vorrei le sue scuse per quello che ha detto, non solo a nome mio e non solo a nome di tutte le donne vittime o meno di qualche forma di violenza.

Vorrei le sue scuse anche nei confronti degli uomini, tutti gli uomini che non sono come lei li descrive nell’intervista: l’uomo non è istinto primordiale, l’uomo non è violenza, è l’ignoranza, sono gli inconcepibili stereotipi sociali che fanno dell’uomo un mostro stupratore e della donna una prostituta.

L’uomo è padre, è fratello, è amico, è compagno, è marito. L’uomo non è violenza.

Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi, Signori, davanti ad una Donna. (William Shakespeare)stupro

Noi, Biologhe Italiane, riteniamo le parole espresse oggi dal Senatore Vincenzo D’Anna in merito ai recenti, terribili, fatti di cronaca riferiti a episodi di stupro, deplorevoli e gravissime. L’incarico istituzionale dello stesso e la sua candidatura alla presidenza dell’Ordine Nazionale dei Biologi le rendono, se possibile, ancora più gravi. Ci dissociamo fermamente da questa mentalità retrograda ed espressione di un maschilismo della peggior fattispecie che tende ad attribuire alla vittima di stupro parte della responsabilità di ciò che ha dovuto subire.

Il Senatore D’Anna è come noi iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi, e le sue esternazioni rischiano inoltre di gettare discredito su tutta la nostra categoria. Anche per questo motivo, decidiamo di alzare le nostre voci per condannarle con forza. L’Ordine Nazionale dei Biologi conta circa 50 mila iscritti al suo attivo, il 70% dei quali sono donne. Donne di tutte le età che hanno studiato, hanno intrapreso una carriera, hanno fatto a pugni e fanno ogni giorno a pugni con tutte le difficoltà che questa società di oggi presenta. Donne lavoratrici, ma anche mogli, mamme, figlie, sorelle, nonne. Dopo 50 anni dalla sua fondazione l’Ordine dei Biologi rischia di essere gestito da un uomo che disprezza il 70% delle persone che ne fanno parte. Ma il senatore non è nuovo a vicende del genere: nell’ottobre del 2015 aveva già ricevuto 5 giorni di sospensione dal suo ruolo di parlamentare per gesti sessisti nei confronti della senatrice Barbara Lezzi durante una seduta in senato. Noi Biologhe, ma soprattutto noi Donne ci dissociamo totalmente da quest’uomo, in quanto non lo riteniamo degno di rappresentare la nostra categoria professionale né tantomeno vogliamo che rappresenti noi come popolo in Parlamento.

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Milano, (askanews) E’ partita dal manufatto Sereni, futura stazione Forlanini Fs, una delle due talpe che scaverà la tratta est della M4. La talpa è stata azionata dal sindaco Giuseppe Sala che l’ha battezzata con il nome della mamma, Stefania. Entro un anno dovrebbe arrivare a piazza Tricolare coprendo una distanza di circa 2 km e sarà poi sostituita da una talpa più grande che scaverà la tratta centrale fino a Parco Solari. La talpa scaverà 24 ore su 24 seguita da 4 squadre di 13 operai e avanzerà di 10 15 metri al giorno. All’inizio del prossimo anno dovrebbero invece partire le altre due talpe che scaveranno la tratta sud ovest, entrando dal futuro deposito Ronchetto per raggiungere a loro volta Solari. Il sindaco Giuseppe Sala.”La M4 è importantissima per la nostra città. Siamo consapevoli dell’importanza di questa metro e dei disagi che i lavori creano. Io ho buone sensazioni, mi sembra di essere tornato all’epoca di Expo. Penso che possiamo credibilmente porci l’obiettivo di consegnare la parte della metro da Linate fino a qui (stazione Forlanini Fs) prima della fine del mio mandato. So che potete farcela, noi vi aiuteremo,
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non è solo un fatto di onore politico. Entro il 2022, invece, i lavori dovrebbero essere ultimati, ma secondo l assessore alla Mobilità, Marco Granelli, l’apertura di tutta la linea della M4, in particolare della parte centrale, potrebbe slittare in avanti.
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ugg tall boots Perché a Milano c’è molto meno traffico rispetto a Roma

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Qualche giorno fa pubblicammo un articolo in cui prendevamo a pretesto lo scarso traffico in una strada di Milano per riflettere sull’importanza degli strumenti di dissuasione dei flussi posti anche a valle (e non solo a monte). Come ad esempio la consapevolezza di non trovare facilmente posteggio gratuito, la tariffazione per entrare in centro, la videosorveglianza, la certezza di prendere contravvenzioni in caso di sosta irregolare. Tutte cose che Roma ha scritto nel suo PGTU, approvato da anni ormai, ma che non sono state applicate. E che sono invece implementate da tempo a Milano.

Invece di riflettere su queste faccende la masnada di analfabeti funzionali che popolano le nostre bacheche si sono prodotti nella consueta ridda di superstizioni che affollano il confronto tra le due principali città del paese: Milano ha meno abitanti di Roma (falso, l’area metropolitana di Milano conta 7 milioni e mezzo di abitanti, l’area metropolitana di Roma meno di 4 milioni e mezzo: Milano è insomma smisuratamente più grande di Roma; anche Napoli lo è); Milano è più piccola di Roma (falso, a meno di non voler considerare “Milano” solo ciò che sta dentro al Comune di Milano, ma sarebbe una tale cretinata da non meritare neppure commento) e così via. Ma soprattutto si faceva notare che il nostro video di allora era in un’area troppo centrale, protetta da ZTL (come se a Roma le strade dentro la ZTL, pensate a Piazza Venezia o a Corso Vittorio Emanuele, fossero libere dal traffico). E allora abbiamo pensato di rimediare così: con un bel video di lunedì mattina a Corso Buenos Aires. Buona visione.

I motivi sono stati già elencati: telecamere, corsie riservate a mezzi pubblici/taxi rispettate perché in caso di infrazioni le multe arrivano senza possibilità di appello, aggiungo anche che in prossimità di quasi tutti i capolinea delle metropolitane ci sono dei parcheggi di scambio in cui si può lasciare l prendere la metro ed essere in centro in venti minuti.

Metropolitana efficiente e abbastanza puntuale. Il miglior disincentivo all del mezzo privato è avere un sistema di trasporto pubblico che sia più veloce ed economico rispetto all

Solito articolo molto fazioso e arrogante. Come ho commentato nel precedente, Milano ha un ottimo servizio di trasporto pubblico, una struttura più regolare,
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in pianura, strade più larghe ecc.

Non so cosa intendete per area metropolitana, io so che la città di Milano è grande sì e no come due quartieri di Roma, e questo lo dicono anche i miei amici di Milano che abitano a Roma e pur si lamentano dei nostri disservizi. Napoli ancor meno.

Inoltre mi dicono che anche Milano è molto trafficata e le auto sui marciapiedi le ho viste anche lì, e manco poche.

Quindi è vero che Roma ha una mobilità da quinto mondo e su alcune cose deve prendere esempio da Milano.

Se non altro, Milano è una città che sta migliorando, Roma è ferma.

Analfabeta funzionale, però, lo dici a tua madre.

“Milano è grande sì e no come due quartieri di Roma questo lo dicono anche i miei amici di Milano”

2 quartieri di roma .

Non ci sta bisogno di sentire le opinioni degli amici, puoi verificare tu stesso .

Prendi google map cerchi milano , metti la foto satellitare , fai tasto destro >misura distanza. Disegna sommariamente il confine della città , e Googlemap ti darà la superficie .

Fa la stessa cosa con Roma .

Confronta le 2 cifre .

Fidati un po meno dell di quei tuoi amici .

Su altre considerazioni sono d con te .

prima di tutto oggi è l marzo e vorrei fare un augurio a tutte le lettrici del blog. la festa della donna non ha differenze ovunque si festeggi. come ad amsterdam. la spesa la fanno tutti all e mettono la brioche fresca nel cestino della bici. l lo fanno molto meglio loro. con insalate e pasta fredda, piatti prelibati con la supervisione del grande chef moreno cedroni. non come da noi che ti danno 2 patatine secche e 4 noccioline. poi la raccolta differenziata la fanno tutti e separano pure i vetri scuri da quelli chiari, le lattine di cocacola da quelle della pepsi. le macchine in doppia fila poi hanno tutte le 4 frecce. c poco da fare: stanno avanti.

c però da dire che se chiedi un suppli in pizzeria ti guardano come se avessi parlato ostrogoto. scordatevi la pizza a taglio. il gelato lo paghi a 1 euro a pallina. e la panna è un extra e costa 50 cent in piu. la doppia panna non sanno neanche cosa è. tornando al traffico: è vero che ce ne sta di meno ma è normale parchè a roma giunge ogni giorno gente che arriva per lavoro da tutta la regione lazio. a milano e dintorni la” ricchezza e produttivit” è distribuita in maniera molto diversa sul territorio. la lombardia è la regione che ha piu province.

AGGIORNAMENTO SCIMMIE DA FACEBOOKAllora ragazzi buon 8 marzo a tutte le donne, ma buona festa della scimmia a tutti i Romani! Perché a Roma tutti i giorni è la festa della scimmia!! E grazie come al solito ar blogghe che fa uscire fuori tanti talenti inespressi del panorama scimmiesco!
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Post di oggi sui bangla che distruggono gli alberi di mimose. Foto che ritraggono alberi di mimosa prima e dopo il trattamento (prima bellissimi dopo deturpati) e foto di bangla che le raccolgono. Il post dice

“Sapete da dove arrivano i mazzetti di mimose che come imbecilli ogni anno comprate l marzo?”

Allora premessa: l “imbecille” è messo volutamente per fare uscire fuori le scimmie che effettivamente le hanno comprate. Tutti quelli che si lamentano dell hanno comprato la mimosa dal bangla al semaforo per la collega/amica che non gliela darà mai.

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato al Quirinale una numerosa rappresentanza di atleti e dirigenti italiani che parteciperanno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Rio de Janeiro. Nel corso della cerimonia, aperta dall’esecuzione dell’Inno nazionale da parte della Banda Musicale Interforze, sono intervenuti il Presidente del CONI Giovanni Malag il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Luca Lotti e il Presidente della Federazione Italiana Nuoto Paolo Barelli.

Una folta rappresentanza di atlete e atleti azzurri, tecnici e dirigenti ha presenziato alla cerimonia che aveva come clou la consegna da parte del Presidente Mattarella della bandiera italiana a Federica Pellegrini, designata quale portabandiera dell’Italia per la XXXI edizione delle Olimpiadi di Rio e all’atleta Martina Caironi portabandiera dell’Italia alle Paralimpiadi. “Le Olimpiadi sono una condizione, un di pace, di amicizia, di lealt di competizione con rispetto degli altri”, ha dichiarato Mattarella, che ha assistito alle suggestive immagini andate in onda sul maxischermo allestito nei giardini del Quirinale. Emozionanti le vittorie e le medaglie conquistate dagli atleti italiani alle Olimpiadi con l’ultimo fotogramma dedicato a Federica Pellegrini che con un magnifico scatto conquista una delle tante medaglia d’oro della sua eccezionale carriera.

Visibilmente emozionata la “divina”, che sar ventitreesima potabaniera italiana alle Olimpiadi estive e seconda delle discipline acquatiche dopo Klaus Dibiasi nel 1976: “Sono estremamente onorata di essere qui, di fronte a voi. Questo giorno rappresenta il coronamento di tutta la mia carriera. Sar la mia quarta Olimpiade. Ho girato cos tante volte le braccia in acqua che ho perso il conto di quante volte ho fatto il giro del mondo. Rio sar importante per me, cos come per tutti voi. L’Olimpiade muove i nostri cuori e le nostre menti. Soffriremo, ci faremo il tifo a vicenda e ci sosterremo. Siamo una grande squadra. Ringrazio l’Italia per avermi dato l’onore di essere il suo alfiere”.

FEDERICA PELLEGRINI. Federica Pellegrini sar la portabandiera della delegazione italiana alla 31esima edizione dei Giochi Olimpici estivi, a Rio de Janeiro, nel corso della cerimonia di apertura in programma il 5 agosto presso l’Est Jornalista M Filho, il Maracan proprio il giorno del suo 28esimo compleanno. Un che legittima la carriera eccezionale della di tutto nata a Mirano il 5 agosto 1988 da pap Roberto e mamma Cinzia, che vivono a Spinea insieme al fratello minore, Alessandro. Federica Pellegrini conquister l’oro olimpico a Pechino 2008, nelle insolite finali nuotate al mattino, col record mondiale di 1’54″82; ma gi a 16 anni e dodici giorni era diventata la pi giovane atleta italiana di sempre a salire su un podio olimpico individuale con l’argento nei 200 stile libero ad Atene 2004, riportando una nuotatrice italiana a medaglia dopo 32 anni da Novella Calligaris (argento nei 400 sl; bronzo negli 800 sl e 400 misti a Monaco 1972). Nella sua carriera in auge dal primo titolo italiano vinto a Ravenna nell’aprile 2003 ai campionati assoluti primaverili nei 100 stile libero in 55″95 conquista 50 medaglie internazionali tra cui 2 olimpiche (un oro e un argento), 9 mondiali (4 ori, 4 argenti e un bronzo),
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15 europee (7 ori, 4 argenti, 4 bronzi) in vasca lunga e 4 mondiali (un argento e 3 bronzi) e 14 europee (7 ori, 2 argenti e 5 bronzi) in vasca corta, stabilendo 11 primati mondiali; diventa la prima e unica atleta a firmare due doppiette nei 200 e 400 stile libero in due edizioni consecutive dei campionati mondiali, peraltro tornando dai tessuti “gommati” (Roma 2009) a quelli in tessuto (Shanghai 2011), e nel giorno del ventisettesimo compleanno, il 5 agosto scorso, conquista l’argento mondiale nei 200 stile libero a Kazan diventando la prima e unica atleta a salire sul podio iridato della stessa specialit per sei edizioni consecutive. In carriera le manca solo l’oro ai campionati mondiali in vasca corta dove ha detenuto il record del mondo dei 200 stile libero per 6 anni (2008 2014); mentre continua a detenere il primato mondiale in vasca lunga col tempo con cui conquist l’oro ai mondiali di Roma 2009, ovvero 1’52″98. Il 18 dicembre scorso aggiunge un’altra perla alla sua infinita collana di successi: vince con la staffetta del Circolo Canottieri Aniene la 4×100 mista ai campionati assoluti invernali di Riccione e conquista il 100esimo titolo italiano della carriera; adesso a quota 106 (56 ai primaverili, 28 agli invernali e 22 agli estivi; 59 individuali e 47 in staffetta). Lo scorso 21 maggio, a Londra, resta regina dei 200 stile libero vincendo il quarto titolo europeo consecutivo da Budapest 2010, passando per Debrecen 2012 e Berlino 2014. La portabandiera italiana eguaglia grandi campioni come il russo Alexander Popov, l’ucraina Jana Klochkova, la polacca Otylia Jedrzejczak e l’ungherese Katinka Hosszu. E’ la quindicesima medaglia europea della 27enne allenata da Matteo Giunta. Passano gli anni, passano le avversarie, ma Fede c’ sempre. Ama i suoi tatuaggi, che definisce fotografie di vita, come i suoi smalti, le sue scarpe, le piante, il cibo come la parmigiana della mamma e i leoncini di peluche della sua adolescenza.
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Gioielli racconti che prendono spunto dalle emozioni del proprio passato ma che subito si aprono al mondo esplorando nei ricordi degli altri. Elementi tangibili di una memoria presa in prestito: miniature di ritratti ottocenteschi, animali portafortuna di porcellana, topolini, ippopotami, conigli, elefantini di avorio, una piccola bussola, una regina degli scacchi la prima volta che l’artista sceglie di inserire in maniera così sistematica elementi “estranei” e objets trouvés nelle proprie opere. Il lavoro parte dalla ricerca tra le botteghe antiquarie di Venezia a caccia di quei piccoli oggetti, da poter immaginare un tempo conservati gelosamente in un piccolo scrigno di bambina.

La memoria degli altri si fonde con quella personale dell’artista. Alcuni elementi ricorrenti sembrano volerci indicare proprio questo filo conduttore: minuscole scarpe di bambola smarrite un giorno per strada chissà dove percorrono a piccoli passi le opere; compaiono all’improvviso, isolate, quasi irriconoscibili, per poi scappare via e ritrovarsi a grappolo su un’altra spilla. E quei “baobab” di vetro multicolore che sovrastano i volti delle giovani dame non sono forse “alberi cavolfiore” tanto cari all’immaginario di Barbara Paganin?

Ogni spilla racconta una storia, che ciascuno può immaginare diversa, adattandola alla propria memoria, al proprio ricordo. Non c’è una sola chiave per interpretarla ma tante chiavi quanti sono i “lettori” di questo album di ricordi composto capitolo dopo capitolo. Le 25 opere infatti sono pensate come un corpus unico, sul quale Barbara Paganin ha lavorato continuativamente negli ultimi due anni, e concepite per essere esposte tutte insieme per la prima volta a Palazzo Fortuny. la peculiarità del luogo, del Museo stesso, ove coabitano in armonia e scambio le collezioni del passato con l’arte contemporanea, ad aver stimolato l’artista per questo lavoro di dialogo con la memoria e i suoi piccoli oggetti sui quali a volte può poggiare tutta una esistenza da adulti.

Artista veneziana, Barbara Paganin (1961) ha studiato metalli e oreficeria all’istituto Statale d’Arte di Venezia e scultura all’Accademia di Belle Arti sempre a Venezia. Ha lavorato per circa un anno nell’ufficio tecnico di Venini per poi, nel 1987 insegnare disegno professionale e progettazione all’Istituto Statale d’Arte Pietro Selvatico di Padova. Dal 1988 è titolare della cattedra di disegno professionale e progettazione per Arte dei metalli e dell’oreficeria presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia, ora Liceo Artistico Michelangelo Guggenheim dove insegna anche discipline progettuali del Design. Nel 2002 ha insegnato al Master class del Royal College di Londra.

Le sue opere nascono dall’esperienza sui metalli preziosi, ma la sua espressività si evolve nel tempo e la porta a mettersi continuamente alla prova con materiali e tecniche sempre diversi. Impara e fa proprie le tecniche del vetro, delle resine e della porcellana che per esempio si ritrovano nei suoi gioielli, accostati all’oro e all’argento ossidato. Da oltre 25 anni espone regolarmente in gallerie in Europa (per esempio Londra, Vienna, Monaco, Gteborg, Parigi) e New York. del 1990 la sua prima personale AURA alla Galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa. Nel 2008 ha partecipato con oltre trenta opere alla grande mostra collettiva Gioielli d’Autore a Padova.

I suoi lavori sono presenti nelle collezioni permanenti di numerosi musei. Tra questi: V di Londra, Musée des Arts Décoratifs di Parigi Metropolitan Museum of Art di New York, Museum of Fine Arts di Boston, Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia, Musée des Beaux Arts di Montreal, LACMA di Los Angeles.

Tra i riconoscimenti, nel 1989 ha vinto la borsa di studio Bevilacqua La Masa. Per quanto riguarda i premi ricevuti, tra i più recenti, nel 2006 Glassdressing, Ca’ Rezzonico, Venezia, MuseoRevoltella, Trieste. Premio per il miglior progettista della Provincia di Venezia.
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Melania Trump e Brigitte Macron hanno rubato la scena alle loro colleghe attirando i flash dei fotografi e la curiosità dei passanti per le strade di Taormina e Catania Nino Luca CorriereTv

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First Lady contro Premiere Dame, al G7 si è consumata la battaglia delle consorti. Melania Trump e Brigitte Macron hanno rubato la scena alle loro colleghe attirando i flash dei fotografi e la curiosità dei passanti per le strade di Taormina e Catania. Due personalità forti espresse dalle mise scelte per l’occasione: audaci entrambe, ma agli antipodi. Chic e informale il look scelto dalla 64enne Premier Dame di Francia che ha lasciato nell’armadio il mini abito di Louis Vuitton indossato al museo Magritte di Bruxelles e optato per un paio di jeans skinny bianchi, un maglioncino di filo rosso a mezze maniche decorato da una fila di bottoncini lasciati vezzosamente aperti. Ai piedi comode espadrillas con la zeppa di paglia, adatte a camminare per le stradine tortuose di Taormina. Uno stile svelto, alla Brigitte (Bardot) di Saint Tropez, perfetto per il soggiorno in una località di mare, G7 o non G7. Durante la visita a Catania la signora Macron ha voluto passeggiare a Corso Umberto, per la gioia dei passanti che sono riusciti persino a rubare un selfie. Unica concessione al lusso una borsa bianca di Louis Vuitton, una griffe molto amata da Brigitte che infatti l’ha scelta per il concerto al Teatro Greco. Tailleur con la gonna sopra al ginocchio e giacca alla coreana, identico a quello disegnato su misura per l’insediamento all’Eliseo. Unica differenza il colore, bianco, e le scarpe, nere con la punta argentata sempre Louis Vuitton. Un outfit diametralmente opposto quello scelto da Melania Trump che ha debuttato a Taormina con un sontuoso soprabito di D a fiori. Barocco, coloratissimo e 3 D, un omaggio all’Italia e al suo conto in banca: 50.500 dollari ai quali vanno aggiunti i 1.630 della pochette. Sotto un abito in broccato bianco assai scollato e tacchi vertiginosi dello stesso colore. Look pomposo, quasi a voler rimarcare la distanza tra lei e le altre prime donne: la moglie di Donald Tusk Malgorzata, la consorte di Shinzo Abe Akie e la padrona di casa, la moglie del premier Paolo Gentiloni, Manuela. Anche all’arrivo al teatro greco di Taormina, sembrava una diva di Hollywood sul red carpet. Mano nella mano (ormai è d’obbligo) con il suo Donald, la first lady ha indossato un abito di lustrini color argento e scarpe in tinta tempestate di cristalli. Ancora una volta due preziose creazioni su misura di Dolce e Gabbana con un costo attorno ai 20.000 euro. Fuori dal gruppo Melania è stata tutta la giornata: per motivi di sicurezza non ha sorvolato in elicottero l’Etna con le altre consorti ed è rientrata a Taormina subito dopo il pranzo al municipio dello chef bistellato Pino Cuttaia. Unica concessione, il saluto dal balcone del Palazzo degli Elefanti con il sindaco Enzo Bianco e le altre first lady. Tutte tranne Brigitte Macron che, guarda caso, è stata l’unica a non affacciarsi a salutare la folla di curiosi.

First Lady contro Premiere Dame, al G7 si è consumata la battaglia delle consorti. Melania Trump e Brigitte Macron hanno rubato la scena alle loro colleghe attirando i flash dei fotografi e la curiosità dei passanti per le strade di Taormina e Catania. Due personalità forti espresse dalle mise scelte per l’occasione: audaci entrambe, ma agli antipodi. Chic e informale il look scelto dalla 64enne Premier Dame di Francia che ha lasciato nell’armadio il mini abito di Louis Vuitton indossato al museo Magritte di Bruxelles e optato per un paio di jeans skinny bianchi, un maglioncino di filo rosso a mezze maniche decorato da una fila di bottoncini lasciati vezzosamente aperti. Ai piedi comode espadrillas con la zeppa di paglia, adatte a camminare per le stradine tortuose di Taormina. Uno stile svelto, alla Brigitte (Bardot) di Saint Tropez, perfetto per il soggiorno in una località di mare, G7 o non G7. Durante la visita a Catania la signora Macron ha voluto passeggiare a Corso Umberto, per la gioia dei passanti che sono riusciti persino a rubare un selfie. Unica concessione al lusso una borsa bianca di Louis Vuitton, una griffe molto amata da Brigitte che infatti l’ha scelta per il concerto al Teatro Greco. Tailleur con la gonna sopra al ginocchio e giacca alla coreana, identico a quello disegnato su misura per l’insediamento all’Eliseo. Unica differenza il colore, bianco, e le scarpe, nere con la punta argentata sempre Louis Vuitton. Un outfit diametralmente opposto quello scelto da Melania Trump che ha debuttato a Taormina con un sontuoso soprabito di D a fiori. Barocco, coloratissimo e 3 D, un omaggio all’Italia e al suo conto in banca: 50.500 dollari ai quali vanno aggiunti i 1.630 della pochette. Sotto un abito in broccato bianco assai scollato e tacchi vertiginosi dello stesso colore. Look pomposo, quasi a voler rimarcare la distanza tra lei e le altre prime donne: la moglie di Donald Tusk Malgorzata, la consorte di Shinzo Abe Akie e la padrona di casa, la moglie del premier Paolo Gentiloni, Manuela. Anche all’arrivo al teatro greco di Taormina, sembrava una diva di Hollywood sul red carpet. Mano nella mano (ormai è d’obbligo) con il suo Donald, la first lady ha indossato un abito di lustrini color argento e scarpe in tinta tempestate di cristalli. Ancora una volta due preziose creazioni su misura di Dolce e Gabbana con un costo attorno ai 20.000 euro. Fuori dal gruppo Melania è stata tutta la giornata: per motivi di sicurezza non ha sorvolato in elicottero l’Etna con le altre consorti ed è rientrata a Taormina subito dopo il pranzo al municipio dello chef bistellato Pino Cuttaia. Unica concessione, il saluto dal balcone del Palazzo degli Elefanti con il sindaco Enzo Bianco e le altre first lady. Tutte tranne Brigitte Macron che, guarda caso, è stata l’unica a non affacciarsi a salutare la folla di curiosi.
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Sono da sempre la prova del fuoco per i negozi di Milano, la capitale della moda. Un test decisivo, atteso ancor pi dello shopping di Natale, che richiama gente da tutto il mondo. Eppure, alla vigilia dei saldi invernali, che partiranno ufficialmente oggi, quest la citt sta al balcone. Nessuna fibrillazione per l corsa all poche le iniziative per reclamizzare le svendite. Dal negozio dell griffato a quello di cravatte di serie b, sembra pari a zero la speranza di vedere le casse riempirsi dopo un 2008 che i commercianti hanno definitoUn calo degli affari natalizi che, secondo l’Unione del Commercio, stato del 20 per cento. Giudizio, per la verit diverso da chi nei negozi ci lavora, commesse e responsabili: dispetto della crisi le vendite sono andate bene, non ci lamentiamo Eppure, davanti ai negozi a prezzi moderati in corso Vittorio Emanuele e alle boutique pi ricercate nel Quadrilatero della moda, si passeggia a mani vuote. Forse perch degli sconti si gi approfittato. La vendita a prezzi bassi, infatti, cominciata da alcune settimane. Sono saldi mascherati che a Milano si chiamano promozionali o fedelt Su molti scaffali del Disney Store, accanto al Duomo, ma anche su un tavolino dietro il bancone extralusso di Prada, in via della Spiga, spuntano da giorni molte offerte. Prodotti non pi al centro dell dei bambini, oggi alla ricerca del robottino protagonista del nuovo cartoon Wall E, che si vender comunque a prezzo pieno anche durante i saldi,
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a discapito delle ormai vecchie automobili di Cars, per questo scontatissime, o dell tazza di Cenerentola. Oppure, nel caso di Prada, prezzi promozionali per le sacche di tessuto impermeabile, un modello classico, ma ormai fuori moda.Niente sconti, cos come per il piccolo automa della Disney, per tutto ci che attuale o comunque richiesto: dagli Ugg Boots, gli stivali di camoscio importati lo scorso inverno dall per cui perdono la testa tutte le giovanissime italiane e che non costano meno di 150 euro, all tracolla di Chanel che supera di molto i 1.000. Sconti partiti in un po in sordina senza un progetto comune che li metta al centro dell della citt subito dimezzando i prezzi dicono nel negozio di accessori dorati di Dolce e Gabbana in via della Spiga , come abbiamo fatto l scorso: una borsa che costa pi di 600 euro la si potr acquistare anche a 300. Dipende dal modelloIncertezza, invece, per calze e intimo: come procedere solo dopo aver fatto il bilancio delle vendite invernali spiegano le ragazze di Intimissimi di corso Torino . Decideremo la percentuale di sconto in base agli incassi. Completini che vendiamo a 60 euro potrebbero costare anche 20 Nessun saldo invece da pets only marchio italiano a dispetto del nome, che vende cappotti e scarpe per cani e gatti a cifre di tutto rispetto. Spinta di creativit da Furla, in corso Vittorio: modelli nuovi di scarpe, disegnati da stilisti emergenti, scontati al 40 per cento. Il progetto si chiama hub Avanti in ordine sparso, insomma. Italia le cose funzionano diversamente che all dice Gianni Rappuoli, direttore della boutique Gucci in via Montenapoleone, appena tornato dalla direzione di quella di Londra . In Inghilterra i saldi sono molto pi aggressivi. Incominciano prima di Natale e la gente accorre in massa Opinioni diverse anche sulla data d senso ha cominciare i saldi subito dopo Natale? chiede Irene Megna, che lavora da Golden Point in corso Vittorio Emanuele: gente, dopo essere stata in coda per i regali del 25,
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non ha nessuna voglia di ricacciarsi nella bolgia per gli sconti. Meglio partire a febbraio

ugg marroni Perché il seno lo attrae così tanto

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La stragrande maggioranza degli uomini è capace di perdere la testa davanti al seno di una donna come si deve. E in ogni caso, qualunque uomo si sente attratto dal seno. Ed è così dalla notte dei tempi. Qual è il motivo? La scienza ha provato ad approfondire largomento ed è giunta a diverse conclusioni.

Perch agli uomini piace il seno delle donne di staibene

Ha cercato di capire, per esempio, perché pur non essendo implicato direttamente nella riproduzione rappresenti sempre lessenza della femminilità e un richiamo erotico molto forte. Ebbene, secondo gli antropologi la forma del seno femminile ricorderebbe quella delle natiche e avrebbe iniziato a sostituirle come richiamo sessuale quando luomo ha assunto la posizione eretta e ha inziato ad accoppiarsi frontalmente.

Alla base dellevoluzione umana

Lultima teoria sul seno, in ordine di tempo, si deve al professor Larry Young, docente di psichiatria alla Emory University (negli Usa): lattrazione maschile per il seno femminile non sarebbe altro che la conseguenza dellevoluzione umana.

Il docente statunitense spiega che le basi neurologiche di comportamenti sociali complessi, tra i quali rientra anche questa attrazione per il seno, sono il risultato di circuiti neuronali originari costituiti sul legame affettivo che lega la madre ai figli fin dal momento dellallattamento. Questo comportamento istintivo viene trasmesso sia alle femmine che ai maschi e contribuisce a rafforzare il legame di coppia tra genitrice e prole. Nel caso dei maschi, la conseguenza è che anche da adulti, come accade ai bambini gli uomini amano il seno perché inconsapevolmente è il segnale di un legame mai dissolto con la madre.

Non solo: nel corso dellallattamento, i capezzoli delle mamme,
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stimolati a produrre latte, fanno attivare nel cervello la produzione di ossitocina, il cosiddetto ormone del benessere o dellamore, che aiuta la madre a focalizzare la sua attenzione sul bambino, instaurando con questo un legame eterno. Allo stesso tempo, nellambito di una coppia e durante un rapporto sessuale, la stimolazione dei capezzoli aumenta leccitazione sessuale nella maggioranza delle donne, attivando le stesse aree di quella vaginale e clitoridea.

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La via Traiana, immutata testimone da secoli di un territorio e di una cultura che tra mille trasformazioni son rimasti pur sempre fedeli alle proprie origini, continua oggi silenziosamente ad adempiere alla sua funzione di via maestra per viandanti, viaggiatori e pellegrini. Certo, il bastoncino in alluminio o fibra di carbonio ha preso il posto del legno nodoso, i piedi, prima scalzi, sono ora avvolti da comode scarpe tecniche (ma c’è ancora chi preferisce il più sostanziale sandalo), il pruriginoso mantello in panno si è trasformato in un caldo tessuto sintetico.

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Cambia la forma, ma non la sostanza, è questo che sulla scia di una pratica che sta tornando in auge, i membri dell’associazione sportiva di Running e Walking “Gli amici del Cammino Barletta” stanno portando in pellegrinaggio, in queste ore, un’icona di Santa Lucia da Barletta sino al santuario dei Santi Medici a Bitonto. Una ventina circa i partecipanti (ai quali si sono aggiunti altri amici lungo il cammino), che partiti da Barletta alle 3 di questa notte sono transitati per Corato alle 8 e arriveranno in Bitonto nel pomeriggio. L’icona, dipinta a mano dall’artista barlettana Teresa Piccolo, è stata benedetta da don Vito Carpentiere che ‘ha ospitata per una settimana nella chiesa di Santa Lucia in Barletta.

La scalinata d alla chiesetta di Santa Lucia, tappa importante della via Francigena e della via Traiana

Particolarmente suggestiva la sosta effettuata intorno alle 7:15 presso la chiesetta rurale di Santa Lucia (una statio della via Traiana), aperta per l’occasione dal parroco di Santa Maria Greca don Sergio Pellegrini. Il programma dell’iniziativa, infatti, prevede brevi soste (con benedizione del parroco dove possibile) in tutte le chiesette dedicate alla Santa siracusana dislocate lungo il tragitto. L’ameno luogo di spiritualità, che sempre meno coratini sono in grado di individuare nonostante la vicinanza alla città, è un punto di riferimento per i viandanti e i pellegrini, esattamente come è avvenuto sin dal medioevo. Dopo la sosta il gruppo ha attraversato la città di Corato dirigendosi a Ruvo da via Bracco.

Questa è la quarta edizione, tutto è nato dall’idea di poter creare un collegamento tra Barletta e le principali chiese della Puglia hanno spiegato entusiasti i pellegrini a Lo Stradone durante la sosta di questa mattina La prima icona è stata portata a San Giovanni Rotondo, la seconda a Monte Sant’Angelo, la terza a San Nicola a Bari e questa adesso ai Santi Medici di Bitonto.

Pellegrini dalla via Traiana a Bracco

60 i km complessivi, non senza qualche salitella (e qualche precauzione per gli allergici a pollini e ulivi): Da Andria a Corato abbiamo scelto via Scannagatta, una strada sterrata tra gli ulivi (parallela al percorso della via Traiana, ndr). Poi ci siamo innestati sull’asse della via Francigena e, attraversando la città di Corato ci dirigiamo a Ruvo e di li a Terlizzi per il tratturo di via dei floricoltori.

Lungo il cammino si parla, si discute, c’è chi prega, chi scherza. Cerchiamo di trasformare questo pellegrinaggio del 2000 in una chiave molto moderna, ma ugualmente autentica, abbinando la spiritualità all’allenamento, perché noi oltre ad essere viandanti pellegrini siamo anche atleti, disputando delle gare podistiche di running e di walking.

Pellegrini, insomma, ma 2.0, che nell’era del GPS, dell’abbigliamento tecnico, delle strade asfaltate e delle scarpe in gomma, con immutato spirito dei loro predecessori di secoli addietro ripercorrono le stesse vie, con le medesime intenzioni interiori. In fondo, “Caelum, non animum mutant qui trans mare currunt” Non mutano il loro animo, ma solo il cielo sulla loro testa, coloro che attraversano il mare come scriveva venti secoli fa Quinto Orazio Flacco (Epistulae, I, 11 v.27). Possono cambiare mezzi, persino i luoghi esternamente mutano il loro aspetto, ma se lo spirito è ben disposto al cammino interiore, le comodità moderne sono solo un piacevole ausilio al cammino fisico. E Corato è attraversata in pieno dalle vie antiche della spiritualità, motivo per cui è sempre più conosciuta dagli amanti di questa pratica. Gli amici del cammino di Barletta si sono infatti innestati sulla porzione terminale del tracciato della tappa 21 della Via Francigena, quella che parte dalla Basilica di San Sabino a Canosa e, snodandosi tra i suggestivi paesaggi della campagna pugliese immersa nelle distese di ulivi, termina al Santuario Madonna delle Grazie.
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