Atletica, Da Mennea fino a Tortu: una staffetta nel tempo


A destra Pietro Menna, a sinistra Filippo Tortu

A destra Pietro Menna, a sinistra Filippo Tortu

In realtà Pietro Mennea, nella sua grandezza, questo abbinamento fra il suo magico 19”72 di Città del Messico ’79 e un Festival interamente dedicato al concetto di record non solo lo aveva anticipato ma lo aveva messo al centro di un libro. All’interno della sua sterminata produzione letteraria «19”72, il record di un altro tempo» uscito nel 2008 è una pietra miliare e anche uno scrigno di informazioni e curiosità. Una vera chicca per chi pensava di sapere tutto su quella storica notte delle Universiadi in cui l’intuizione di Primo Nebiolo portò il nostro fenomeno — il più grande azzurro di sempre nell’atletica — a dare un’espressione numerica precisa al suo dominio nello sprint mondiale. Quel record mondiale rimase imbattuto per 16 anni, 9 mesi e 11 giorni (6018 giorni!) fino al 19”66 di Michael Johnson ad Atlanta e ha resistito in questa stagione al più qualificato assalto a livello europeo da parte del turco Ramil Guliyev.

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È in questo libro che Pietro racconta anche la storia di quel record italiano di 10”01, riportato all’attualità dal 9”99 ottenuto lo scorso giugno a Madrid da Filippo Tortu, che era sempre stato un oggetto misterioso. La cornice di quella impresa messicana, realizzata il 4 settembre, furono le «PreUniversiadi» che servivano per saggiare la pista e furono così snobbati dagli organizzatori da non prevedere il cronometraggio elettrico. Dopo il probante 19”80 manuale (arrotondato per eccesso!) del giorno prima, fu la delegazione italiana a pretendere la rilevazione elettrica per la seconda gara di Mennea che sul tabellone sarebbe comparso come Petro Menea (Francia) e da lì scaturì il 10”01 con 1,8 di vento che ha resistito come primato italiano fino all’avvento di Tortu.


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