arrestata la direttrice finanziaria e figlia del fondatore Meng Wanzhou


La direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei e figlia del fondatore Meng Wenzhou è stata arrestata a Vancouver, in Canada. A emettere il mandato di arresto gli Stati Uniti, che hanno chiesto l’estradizione. L’udienza è stata fissata per domani.

L’ARRESTO

Un grave colpo ha c’entrato il colosso della telefonia mobile Huawei. La figlia del fondatore e direttrice finanziaria è stata arrestata a Vancouver su richiesta Usa. A rendere nota la notizia il Ministero della Giustizia canadese. La richiesta di arresto riguarderebbe violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran. Nella vicenda anche il tempismo non gioca a favore di Huawei. Perché l’arresto arriva proprio nel giorno in cui la compagnia cinese viene bandita da British Telecom per “rischio spionaggio”. E arriva due settimane dopo l’invito americano agli alleati di evitare di usare Huawei per le telecomunicazioni. Insomma, una congiuntura di “episodi” che non possono fare altro che destabilizzare l’azienda, al centro di una crisi diplomatica di portata globale.

I TEMPI

Secondo il New Yor Times, l’arresto di Meng Wenzhou rischia di far precipitare le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina sulle questioni delle telecomunicazioni. «Wanzhou Meng è stata arrestata a Vancouver il 1 dicembre», ha detto Ian McLeod, portavoce del Dipartimento di Giustizia del Canada. «È ricercata per l’estradizione dagli Stati Uniti e l’udienza per la cauzione è stata fissata per venerdì 7 dicembre». Ha detto che un divieto di pubblicazione dei dati giudiziari richiesto dalla signora Meng gli ha impedito di fornire ulteriori dettagli.

IL CASO DIPLOMATICO

L’arresto della dirigente di Huawei rischia ora di scatenare una crisi diplomatica. L’ambasciata cinese ha chiesto ufficialmente alle autorità canadesi di liberarla. Per la Cina è in corso “una seria violazione dei diritti umani“. «Non siamo a conoscenza di alcun illecito commesso dalla direttrice finanziaria» dichiara Huawei. E insiste sul fatto che Pechino non ha alcuna influenza sulla compagnia. Ha reagito formalmente anche il governo: «Abbiamo presentato rimostranze formali a Canada e Stati Uniti, chiedendo che entrambi chiariscano immediatamente le ragioni dell’arresto e liberino subito l’arrestata per proteggere i diritti legali della persona», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang. Intanto il contraccolpo sui mercati si fa già sentire. E pesantemente.

 

 

 


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